Intervista al fotografo Andrea Barghi

Intervista al fotografo Andrea Barghi

La fotografia secondo Andrea Barghi

D. Quando e come ha scoperto la fotografia?

R. Avevo circa 8 anni quando lo zio di un mio amico mi mise una macchina al collo e mi fece una fotografia (che ho ancora). Poi verso 14 anni in un paio di occasioni mi ritrovai con amici e con alcune compatte a fotografar cinghiali… inutile dire che le foto vennero poi buttate. Il vero inizio però iniziò quando mi sposai… un amico mi regalò una Zenith E e da quel momento iniziò la vera passione… ma devo dire che oltre alla fotografia la passione l’avevo anche per la natura e gli animali eppoi sognavo di viaggiare e fotografare per portarmi le emozioni a casa. Oggi mi rendo conto che ancora realizzo i miei reportage sempre con quello spirito e mi ritengo fortunato.

D. Ci racconti il suo primo approccio a quest’arte

R. Il primo approccio è stato l’amore per le foto notturne e i tramonti… anche se il grandangolo lo chiamavo Quadrangolo…. Comunque tantissima curiosità… me ne andavo da solo in giro la notte per fotografare luci e atmosfere surreali e quelle sensazioni le cerco ancora oggi, le aurore boreali me le ricordano moltissimo.

D. Ricorda la sua prima foto?

R. Più o meno… credo che una delle prime foto di averla fatta al tramonto, poi, siccome ero sposato da pochissimo, molte all’allora mia moglie e altre a mio padre ecc. ecc..

D. Quale è stato il suo percorso di crescita e apprendimento dell’arte fotografica?

R. Come ho detto prima i primi mesi notturni e tramonti poi mi sono dedicato totalmente per un lungo periodo alla natura.

D. E quali le sue tappe più significative?

R. La prima è stata l’acquisto di una macchina fotografica dopo due mesi che usavo la Zenith E e poi il corredo contemporaneamente alle esigenze fotografiche che a mano a mano che passava il tempo più mi “rapivano” Dai torrenti, agli alberi, dagli animali, ai monasteri e conventi e contemporaneamente alle foto a mio figlio…

D. Cosa rappresenta per lei la fotografia in termini emotivi?

R. Tutto! La mia vita, la considero un mezzo per fermare le mie emozioni.

D. E pratici?

R. Non mi pongo il problema.

D. Fotografa per lavoro o per diletto?

R. Per nessuno dei due. Fotografo per un esigenza interiore e cerco poi di vivere proponendo le mie idee a chi ritengo possano interessare.

Maestri e grandi fotografi per Andrea Barghi

D. C’è stato un incontro con qualcuno che si rivelato importante per la sua crescita?

R. Non solo con qualcuno con molti… ma nessun fotografo mi ha influenzato… posso dire che la vera formazione di vita (che per me significa fotografare le emozioni) l’ho appresa frequentando il monastero e l’Eremo di Camaldoli e in particolare il monaco Salvatore Frigerio.

D. Ha avuto un vero e proprio “maestro”?

R. No.

D. Per lo stile, ha fatto riferimento a quale grande fotografo mondiale?

R. Difficile dirlo, anche perché sono influenzato da tutto e potrei dirle che nella mia formazione professionale un ruolo importante lo hanno giocato i Beatles… lo so… può sembrare assurdo ma è così. Attraverso la loro musica “vedevo” le mie immagini che avrei un giorno realizzato. Poi sono stato influenzato molto dai libri di Tolkien e di Tex Willer (non si metta a ridere) Un ruolo importante lo hanno avuto anche Chaplin ed Hitchkok (spero di averlo scritto bene, sto scrivendo di getto).

D. Chi sono i “grandi” di ogni epoca che ammira di più?

R. I Beatles, Bach, Chopin, Mapplethorpe, Wilfred Wisnieski (un fotografo tedesco con una storia molto particolare) Tolkien

D. Il preferito in assoluto?

R. I Beatles

Gli scatti di Andrea Barghi

D. Cosa le piace fotografare?

R. Tutto ciò che mi tocca il cuore.

D. Qual’è il suo soggetto preferito?

R. La vita. Ma se vuole un idea più precisa, la natura e in particolare i momenti drammatici della natura.

D. E il genere?

R. Non riesco a fare classificazioni dell’arte.

D. Ci racconti il suo concetto di inquadratura

R. Mi è difficile spiegarlo, ma posso raccontarlo così: immagino, come in un teatro un quadro vuoto che io devo “riempire” mettendo i soggetti al posto che ritengo giusto emotivamente in quel momento.

D. Che tipo di luci preferisce?

R. Quando ce ne è poca… e in generale le luci scandinave… prime luci dell’alba, ultime luci della giornata

D. Quale nuovo genere di fotografia vorrebbe esplorare?

R. Non saprei dire, ogni minuto, ogni giorno mi cimento in nuovi progetti con metodi sempre diversi… ho tutti i formati fotografici, e lavoro solo con pellicola per diapositive dal 24×36 al grande formato 20×25

D. Usa tecniche fotografiche speciali, come il macro?

R. Si.

D. Usa il bianco/nero con il digitale? Se si, ci parli di questa tecnica e di come la interpreta.

R.No, il bianco e nero lo uso con il formato 10×12 e 20×25 solo con banco ottico.

Andrea Barghi e il fotoritocco

D. La sua opinione sul fotoritocco

R. Non mi interessa.

D. Quali sono, secondo lei, i limiti etici al fotoritocco?

R. Non saprei, visto che non lo uso

D. E’ lecito intervenire per migliorare luci e toni di una foto?

R. Dipende dal fotografo, personalmente ritengo che non sia lecito ma mi accorgo che con il digitale, per il momento, non se ne può fare a meno… mi auguro che la Canon (ho equipaggiamento Canon per quanto riguarda il piccolo formato) riesca ad inventare un file RAW che sia già perfetto come quando scatti una diapositiva.

D. E per rimuovere elementi di disturbo?

R. Forse.

D. E aggiungere elementi, cieli oppure oggetti?

R. Assolutamente no.

D. Che software usa per il fotoritocco?

R. Non uso il fotoritocco e non ho software…

D. Che tipo di interventi fa di solito?

R. I toni e un po’ il colore perché lavoro in RAW

Andrea Barghi: RAW, JPG e TIF

D. In che formato scatta di solito?

R. RAW

D. Se scatta in RAW, che software usa per aprirle i file?

R. Quello della Canon

D. Ha mai provato con LightRoom? Se si, cosa ne pensa?

R.Non so cosa sia

Informazione

D.Legge riviste di fotografia? Se si, quali?

R. Una sola sin dal primo numero: Fotografia Reflex, la ritengo la più seria e la più attenta… sa parlare a tutti.

D. Consulta siti web di fotografia?

R. NO.

D. Ne consulta alcuni in maniera abituale, considerandoli un punto di riferimento?

R. No

D. Se si, quali sono quelli che consulta e cosa le offrono?

R.

D. Partecipa a workshop o seminari?

R. Assolutamente no, li ritengo inutili.

D. Cosa pensa dei worshop?

R. Perdite di tempo… aria fritta… confondere la gente.

D. R.

D. Fa parte di un circolo fotografico?

R. Per carità.

D. E di una associazione del settore?

R. No.

D. Va a fiere e saloni di fotografia? Se si, a quali?

R. Una volta, nel 1989 sono andato al Sicof

D. Cosa ne pensa, li trova utili?

R.Forse, a me non interessano.

Mostre

D. Visita mostre di fotografia?

R. Raramente

D. Quali sono quelle che ha apprezzato di più in assoluto?

R. Quelle di Mapplethorpe

D. Qual è stata l’ultima visitata?

R. Mapplethorpe a Firenze.

D. La mostra che vorrebbe vedere?

R. Una mostra su foto aeree

D. Ha realizzato sue mostre fotografiche? Se si, dove e quando?

R. Si moltissime, l’elenco sarebbe troppo lungo.

D. Ci racconti la più emozionante tra queste esperienze.

R. Nel 1993 realizzai una mostra con foto retroilluminate, circa 100, è stata esposta in moltissimi luoghi in Italia e all’estero, poi la cedetti alla Comunità Montana e un giorno andai a vedere come l’avevano allestita. Vi trovai molta gente e un bimbo di circa sei anni, correva urlando e sbattendo le mani sulle foto (in generale quelle di animali) Mi fece veramente piacere e capii la sua emozione… verso sera sempre alla solita mostra una signora più che novantenne accompagnata dalla figlia stava lentamente iniziando il percorso della mostra e stava piangendo… le chiesi se si sentiva male… mi disse che erano lacrime di gioia perché non aveva mai visto tanta bellezza… mi commossi anch’io.

Le attrezzature di Andrea Barghi

D. Attualmente, quali fotocamere usa?

R. Canon 5DMKII, Canon 7D, Canon T90, Fujica GX617, Linhof technikardan 4×5 pollici con Sinar vario zoom dal 4,4×6 al 6×12. Plaubell 20×25

D. E quali obiettivi?

R. Canon 14mm, Canon 24-105, Canon 70-200, Canon 500mm 4. Por il resto tutti quelli che queste fotocamere anno di corredo: per la fujica 4 obiettivi per il banco ottico molti tra supergrandangolari fino al 300mm, sono Schneider!

D. L’obiettivo che usa più spesso?

R. 14mm

D. Quali flash?

R. Uno solo Canon 580X II

D. Quali cavalletti e teste?

R. Solo Manfrotto circa 5

D. Quali altri attrezzature o accessori usa?

R. Lampade fatte in casa per scopi particolari.

D. Utilizza filtri? Se si, quali?

R. No, mai usati

D. Quale è stata la sua prima macchina?

R. La Zenith E

D. Come si è evoluta nel tempo la sua attrezzatura?

R. La storia sarebbe lunghissima e cercherò di essere più sintetico possibile: dopo la Zenith E passai alla Canon FTB e da quella su, su fino alla F1New e subito alla T90 (ne avevo quattro) E molti obiettivi tra il 14mm e l’800mm Tutti originali Canon. Poi dagli anni 90 ho iniziato con banco ottico e Fujica GX617.

D. Ha mai fatto un cambio integrale di marca? Se si, perchè?

R. Mai. La Canon è perfetta per quello che voglio ottenere nel piccolo formato.

D. Dove acquista di solito le attrezzature? Fa spese online?

R.Dove “sento” che il venditore è una persona che ama il proprio lavoro e non un semplice commerciante. Online ho solo acquistato una volta su ebay un obiettivo Canon 16-35 e mi sono trovato bene.

Nostalgia della pellicola

D. Lavora ancora in pellicola?

R. Certo, ci mancherebbe altro… del resto in America quasi tutti lavora con pellicola, o almeno. I professionisti sicuro.

D. Con quali corpi macchina?

R. T90 e come ho detto prima. Fujica gx617, Linhof 4×5 pollici e Plaubel 8×10 pollici.

D. Quali pellicole usa?

R. Solo Kodak da 100 iso.

D. Per quali applicazione?

R. Tutte!

D. Se usa diapositive, dove le sviluppa?

R. In Umbria, passa il corriere puntualmente tutti i giorni.

PRO – Andrea Barghi in studio

D. Come è fatto il suo studio fotografico?

R. Non molto grande, solo 10 metri per otto e 3 di altezza.

D. Dove si trova?

R. In una colonica dentro un parco nazionale, lontano dal cosiddetto “mondo” occidentale.

D. Quali sono le attrezzature specifiche da studio?

R. Ne ho già parlato prima: Linhof con vari obiettivi, poi lampade fatte in casa e molti accessori per uno studio fotografico.

D. Che genere di fotografia vi realizza?

R. Solo ritratti, il resto cerco di farlo con banco ottico il location

Info

Portfolio

Non allego foto e ti rimando a quelle del sito e di facebook, moltissime con nuovi stili le stò per pubblicare su un libro in america e non le farò vedere se non dopo la pubblicazione.

Per i commenti che dire? Pensando alle foto su facebook mi pare che i miei commenti ci siano… comunque aggiungo questo: quello che vedete è parte di me e pur vivendo di fotografia dal 1980 non ho mai accettato compromessi, fotografo solo le mie emozioni e poi cerco di presentarle con un progetto per libri o calendari internazionali…

2 commenti

  • Intervista pienente rispondente all’Andrea conosciuto a Campigna (foreste Casentinesi) verso la fine degli anni ’80 ed i primi anni ’90; uno spirito libero un po’ selvaggio.

    Roberto Bacchilega

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