BEARD, Richard

BEARD, Richard

Richard Beard fu il primo fotografo di ritratti britannico. Un rifornitore di carbone per diversi anni, mostrò il suo interesse per la fotografia nel momento in cui fu annunciata. Un imprenditore più che un fotografo, ingaggiò le persone giuste, e intuì le potenzialità della Dagherrotipia. Comprò nel 1841 il brevetto da Daguerre per £150 annuali, e il 23 Marzo dello stesso anno, , fu ufficialmente aperto, il primo studio professionale di ritratti in Inghilterra. Questo studio si trovava ai piani superiori del “Polytechnic Institution” in Regent Street, a Londra (oggi l’ Università di Westminster) e John Goddard, un docente di scienze universitario, era un suo aiutante.

Il “Times” (24 Marzo 1841) commentò l’ evento, dando una descrizione dello studio:

“L’ appartamento, creato appositamente per il magico processo – che per molti può così essere definito – è …nella parte più alta dell’ istituzione. Dal tetto, costruito di vetri blu, spessi circa un pollice, si ottiene una luce davvero potente, e tutto è genialmente progettato per ruotare intorno al sole. In una parte della stanza, quasi al centro, è posta una sedia elevata, su cui il soggetto che sta per essere ripreso rimane seduto con la testa leggermente inclinata all’ indietro. In questa posizione, la persona da fotografare, è portata ha guardare in una scatola di vetro, in una direzione opposta, a circa 15 centimetri da lui, dove è posizionata la lastra metallica che verrà impressa per il ritratto. Facendo questo in pochi secondi, la persona potrà scendere, e soltanto dopo pochi minuti gli verrà presentata una fedele riproduzione.

La somiglianza ottenuta è davvero ammirevole, e quasi uguale alla realtà. Le bellezze e le deformità vengono esibite allo stesso modo…”.

Beard importò e assicurò i diritti per la macchina fotografica disegnata in America da Alexander Wolcott, che aveva posto uno specchio concavo al posto dell’ obiettivo, aumentando in questo modo la luce sulla lastra. In ogni caso, due anni dopo questo prodotto fu sostituito dall’ uso dell’ obiettivo Petzval.

A quei tempi i ritratti misuravano circa 1 1/2″ x 2″ ( questa è la misura determinata dalla macchina fotografica Wolcott ), e costavano circa da una a quattro guinee; l’ esposizione poteva variare da tre secondi fino ad un massimo di cinque minuti in base alle condizioni.

Vennero guadagnati molti soldi grazie ai ritratti. Il listino prezzi di Beard, nel 1845 chiedeva una guinea per un “busto”, con un profitto pari a circa 18 scelini e due ghinee per un ritratto in primo piano, dove il profitto era di 34 scellini.

Beard chiedeva solitamente ai soggetti che si sottoponevano alla foto, di “ evitare il più possibile il bianco…. il miglior tipo di abito da indossare in un occasione simile è … qualsiasi tipo di materiale… a patto che sia presente un gioco di luce e ombre”. E nel suo studio la frase di rito non era “cheese” ma “prunes”!

L’ attività di Beard era davvero di successo, e si riteneva che guadagnasse circa £125 al giorno. Quando i suoi introiti furono noti, molte persone cominciarono ad utilizzare la Dagherrotipia senza pagare alcun tipo di licenza. Ciò diede vita ad un alto numero di processi legali ( uno di questi durò circa cinque anni ) e nel Giugno del 1850, Beard dichiarò bancarotta. I documenti rivelano che, la sua attività continuò per almeno altri sette anni, dopo la quale venne rilevata dal figlio Richard Beard Junior. L’ introduzione del processo brevettato da Talbot, e di quello libero di Scott Archer diede virtualmente il colpo finale alla fine della Dagherrotipia, che avvenne nel 1854.

Anche se Beard ottenne dei profitti enormi, fu il suo rivale Claudet a guadagnare un riconoscimento dalla Royal Society.

( 1801 / 1885 )

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