CLAUDET, Jean Francois Antoine

CLAUDET, Jean Francois Antoine

Claudet fu uno dei primi fotografi commerciali. Un mercante francese di vetro nel High Holborn, imparò i dettagli del processo della Dagherrotipia direttamente dal suo inventore, e acquistò da lui una licenza per operare in Inghilterra. Nel 1841 creò uno studio nei piani superiori della “Adelaide Gallery” ( ora “Nuffield Centre” ), dietro “St. Martins”, e successivamente in due altre località di Londra.

Un altro praticante della Dagherrotipia al tempo era Richard Beard, e tra i due vi era una notevole competizione. Beard fu addirittura il mandante di un processo contro Claudet per la chiusura della sua attività, ma la Corte andò a favore di Claudet.

Il tempo di esposizione all’ epoca era ancora molto lungo, e ai soggetti era spesso detto “siedi lì, fermo come se fossi morto”.

Un cliente scontento, Thomas Sutton, descrisse così la sua esperienza:

“ Ero seduto … sotto al sole infuocato, e dopo un’ esposizione di circa un minuto la piastra era stata creata… I miei occhi dovevano restare spalancati. Delle lacrime uscirono, ed il ritratto si trasformò ovviamente in una caricatura… Per questo lavoro, ho pagato una guinea. Da allora sbiadita…”

Nel 1842 Fox Talbot tentò di convincere Claudet ad utilizzare il processo della Calotipia ( anche noto come Talbotipia ) nel suo studio, l’ “Adelaide Gallery”. Claudet fece alcuni lavori con la Calotipia, ma come indicato nelle sue lettere a Talbot, non ottenne grandi successi:

“ Fino a che abbiamo una carta con una superficie così uniforme e perfetta come la lastra argentata, posso dire che il Dagherrotipo dà un immagine molto più delicata, fine e che ha una straordinaria perfezione rispetto al Talbotipo. Finché non saremo in grado di ottenere lo stesso risultato del Dagherrotipo in pochi secondi, posso dire che i vantaggi vanno tutti a favore del Dagherrotipo. Ma posso anche aggiungere che, il Talbotipo ha una bellezza che l’ altro non ha, e l’ impressione che questi risultati siano più pratici e possano circolare più facilmente, le rende facilmente spedibili, o inseribili in un album, etc. e non bisogna dimenticare che, attraverso questo processo si possono finalmente ottenere un numero di copie illimitate”.

Claudet, scoprì da solo un processo di acceleramento , usando del cloro anziché del bromo per ridurre il tempo di esposizione. Inventò anche la luce rossa di sicurezza per la camera oscura, e fu lui a suggerire l’ idea di utilizzare una serie di foto per creare l’ illusione del movimento. L’ idea di utilizzare sfondi disegnati è anch’ essa attribuita a lui.

Nel 1845 Claudet comprò un obiettivo disegnato da Joseph Petzval, che risultava essere sedici volte più veloce di quelli in uso durante quel periodo, e che gli consentì non solo di fare delle fotografie con un tempo di esposizione minore, ma anche di aumentare le dimensioni di quest’ ultime. Un autorevole membro della Società, J. Dudley Johnston, scrisse:

“Ha scoperto un metodo per aumentare straordinariamente la rapidità del Dagherrotipo attraverso il bromo, in modo da ottenere un ritratto attraverso la “luce oxyhydrogen” in quindici secondi e un immagine della luna in quattro secondi”.

Nel 1851 spostò la sua attività al numero 107 di Regent Street, dove creò quello che venne chiamato il “Temple to Photography”.

Alla fine del 1850 Claudet rimase affascinato dalla fotografia stereoscopica. Inventò uno stereoscopio chiudibile ed una cintura stereoscopica senza fine, che gli permetteva la visione di più di cento fotografie in successione.

Egli scrisse:

“ Lo stereoscopio è una panoramica generale del mondo. Nella più economica e raggiungibile forma, offre una visione tangibile e nitida, non solo delle foto, ma anche del modello, di tutto ciò che esiste nei vari Paesi del Globo”.

Claudet ricevette molti riconoscimenti, tra quali quello da parte della Regina Vittoria nel 1853 come “Photographer-in-ordinary”. Dieci anni dopo, guadagnò l’ onore da parte dell’ Imperatore di Francia. Sfortunatamente, dopo meno di un mese morì, il suo “temple to photography” fu bruciato, e molti dei suoi tesori fotografici sono andati persi.

 (12 Agosto 1797 / 27 Dicembre 1867 )

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