Come usare i super teleobiettivi

Come usare i super teleobiettivi

Come usare i super teleobiettivi

Come usare i super teleobiettivi

Come accade per i fisheye, anche nel caso dei super teleobiettivi è necessario approfondire le loro caratteristiche tecniche e le prestazioni ottiche per poter capire come lavoro, quali vantaggi offrono e quali sono i limiti del loro utilizzo.

Questa semplice ma ineludibile base tecnica permette di capire a fondo come e dove usarli, quali accessori abbinargli, quale cavalletto impiegare, in quali settori della fotografia sono ideale e con quali parametri di impiego.

Caratteristiche dei super teleobiettivi

Le caratteristiche tecniche peculiari dei super tele sono:

  • ridotto angolo di campo (elevata lunghezza focale)

da cui:

  • ridotta profondità di campo
  • schiacciamento estremo della prospettiva

Inoltre, le esigenze costruttive portano ad avere:

  • dimensioni e peso notevoli
  • costo elevato

Se gli ultimi due punti rappresentano degli ovvi e indiscutibili difetti, o comunque dei “prezzi” da pagare, i primi due sono invece il vero elemento di forza di questa categoria di obiettivi. Il punto centrale del nostro elenco, ossia la ridotta profondità di campo, può essere sia un vantaggio che un limite, tutto dipende dal tipo di fotografia che dobbiamo realizzare e dalle condizioni in cui lavoriamo.

Angolo di campo ridotto

Il vantaggio maggiore dei super tele è senza dubbio il ridotto angolo di campo, che trasforma il complesso corpo-obiettivo in un vero e proprio “telescopio”, uno strumento ottico che consente di “vedere” lontano ingrandendo a fotogramma pieno soggetti molto distanti o piccoli ma comunque distanti.

lunghezza focale super tele obiettivi

Per quanto riguarda la fotografia di soggetti a grande distanza, il classico esempio è rappresentato dal calciatore che colpisce il pallone, quindi un soggetto alto circa 2 metri, che entra a fotogramma quasi pieno nella nostra inquadratura nonostante si trovi a 30, 40, finanche 70 metri da noi. Altro esempio è il leone, o l’elefante, anch’essi inquadrati a fotogramma pieno pur restando a una ragionevole distanza di sicurezza.

Per la situazione del soggetto di piccole dimensioni a una certa distanza possiamo citare le fotografie naturalistiche di uccelli e piccoli mammiferi, come ad esempio uno scoiattolo. Qui la distanza dal soggetto è minore che nei casi sopracitati, ma deve sempre essere tale da non far percepire la nostra presenza all’animale, che altrimenti fuggirebbe o comunque assumerebbe atteggiamenti non naturali. Per contro le sue dimensioni sono molto ridotte rispetto ai 2/3 metri dei casi precedenti, per cui è necessario che la distanza sia ridotta in proporzione se vogliamo averlo a fotogramma pieno.

Il minimo angolo di campo comporta però anche un problema.

Come abbiamo anticipato, montando un super tele la fotocamera diventa un vero e proprio telescopio, quindi un complesso ottico che “ingrandisce” notevolmente soggetti distanti. La conseguenza è che qualsiasi suo movimento, sia pure impercettibile, provoca un rilevante “spostamento” (apparente) del soggetto nell’immagine (diciamo “apparente” perché ovviamente non è il soggetto a muoversi, ma la cornice dell’inquadratura).

Il tremolio naturale delle mani, lo spostamento del viso dovuto al respiro, eventuali raffiche di vento sono tutte fonti di movimento che il super tele non perdona: mosso assicurato, quando non addirittura inquadratura imperfetta.

Treppiedi per usare i super teleobiettivi

La soluzione adottata per ridurre il rischio del mosso è quella di utilizzare un treppiedi. Ma il peso e le dimensioni assolutamente rilevanti di questi obiettivi impongono una precisa scelta riguardo al tipo di cavalletto da usare in abbinamento.

Da escludere immediatamente i prodotti basso costo fatti in Cina, così come i piccoli e leggeri, anche se di produttori eccellenti come Gitzo e Manfrotto. La scelta ideale sarebbe ovviamente quella di un treppiede robusto del tipo da studio (possibilmente con il “ragno”), ma si tratta di oggetti molto pesanti e non proprio indicati per accompagnare il fotografo in lunghe escursioni o spostamenti a piedi; così come non sono indicati, perché macchinosi e lenti nelle regolazioni, per fotografie di grande dinamismo come quelle sportive negli stadi.

Il cavalletto da studio resta quindi ideale per la fotografia di particolari architettonici e artistici, e per tutti quegli usi nei quali è possibile arrivare alla location in auto e non è poi necessario muovere troppo rapidamente la fotocamera per le inquadrature.

I fotografi naturalisti, che devono fare anche i conti con peso e ingombro delle attrezzature, da trasportare sempre a spalla magari su lunghi e impegnativi tragitti, optano per treppiedi di media robustezza, stabile e solido ma al contempo non eccessivamente pesante. La fibra di carbonio rappresenta una soluzione tecnica eccellente per sottrarre un po di peso, ma si paga a caro prezzo.

Un lato positivo di questo tipo di fotografia è che spesso non è necessario estendere totalmente le gambe del treppiede; usando solo le sezioni di maggiore diametro, anche un modello leggero consente una discreta stabilità. Questo piccolo accorgimento per aumentare la stabilità vale naturalmente in tutte le situazioni e per tutte le attrezzature.

I fotografi sportivi preferiscono invece ricorrere ai mono-piedi, non certo ideali per la fotografia statica e di precisione su soggetti statici, ma vantaggiosi per inseguire dei soggetti in movimento come appunto calciatori e sportivi in azione.

Per quanto riguarda la testa non ci sono indicazioni sul modello, ma essa deve necessariamente risultare molto robusta. Nelle specifiche tecniche di catalogo va verificato che possa reggere adeguatamente il peso del complesso fotocamera/obiettivo. Una testa a sfera, quindi con movimento fluido in tutte le direzione e non singolo su ciascun asse, permette di inseguire un soggetto in movimento con una certa facilità pur usando un robusto treppiede da studio: basta serrare la leva di bloccaggio della testa quel tanto che basta per rendere “pastoso” e lento, ma ancora possibile, il suo movimento.

Obiettivi super tele

Attacco per cavalletto

I super tele, come già i più comuni zoom tele (tipo 70/200mm), possiedono uno specifico attacco per treppiede collocato in un preciso punto del barilotto. Una volta montato il corpo macchina esso viene a trovarsi quasi nel baricentro del complesso camera-obiettivo e permette quindi di fissarlo alla testa senza provocare sollecitazioni meccaniche al sistema di collegamento bocchettone/flangia.

Se fissassimo invece il corpo macchina direttamente alla testa del cavalletto, il peso del teleobiettivo graverebbe tutto sulla connessione bocchettone/flangia e basterebbe un nulla per scardinarla. Addirittura, nel caso di utilizzo di super tele di grande peso e dimensioni, Manfrotto produce uno speciale accessorio che serve a fissare la base del corpo macchina a una delle gambe del cavalletto, per assicurare al tutto maggiore stabilità.

Profondità di campo ridotta

I super tele, a causa della loro costruzione ottica, offrono una profondità di campo nativa davvero limitata, che per giunta si riduce sempre più all’aumentare della lunghezza focale. Questo crea notevoli problemi nello scatto. Vediamo perché:

  • la profondità di campo è talmente ridotta che mettendo a fuoco la punta del naso di una persona (inquadratura del solo viso a fotogramma pieno) non è certo che vengano a fuoco anche gli occhi.
  • per avere una maggiore profondità di campo è necessario chiudere il diaframma quanto più possibile, ma notoriamente i super tele non sono mai troppo luminosi e hanno valori minimi tra f4 e f8.
  • diaframma chiuso vuol dire poca luce, quindi tempi più lenti. Data la ridotta ampiezza di angolo di campo (quindi con notevole effetto “ingrandimento”) qualsiasi minimo movimento della fotocamera provoca un visibile “movimento” del soggetto nell’inquadratura; per evitare il rischio di mosso o micromosso ecco che diventa necessario usare tempi molto veloci.
  • questa necessità contrasta però con l’esigenza di allungarli per pareggiare la chiusura del diaframma, a sua volta necessaria per avere una ragionevole profondità di campo

In apparenza si tratta di una situazione molto complessa e senza soluzione.

Le fotocamere digitali, a differenza della pellicola, offrono però al fotografo sportivo o naturalista una carta in più da giocare per venire fuori da questo ginepraio: aumentare la sensibilità di lavoro permette di chiudere il diaframma mantenendo però un tempo di scatto sufficientemente veloce per evitare il rischio mosso. Non dimentichiamo infatti che le fotocamere di ultima generazione possono lavorare agevolmente a 1600 ISO senza grossi “danni” all’immagine, e arrivare addirittura a 6400 ISO mantenendo una grana e un rumore accettabili.

Questo significa, ipotizzando di selezionare 1600 ISO, che possiamo chiudere il diaframma di 4 STOP lasciando invariato il tempo, o viceversa.

Inoltre, gli obiettivi super tele di ultima generazione sono provvisti del sistema di stabilizzazione, che consente di recuperare due STOP (alcuni produttori sostengono numeri maggiori ma la prudenza consiglia di fermarsi alla certezza di due) e offre quindi al fotografo una ulteriore preziosa risorsa per aumentare il tempo di scatto senza dover aprire il diaframma. Lo stabilizzatore riduce anche il rischio di micromosso.

Ovviamente la ridotta profondità di campo offre anche il vantaggio di poter sfocare totalmente lo sfondo, isolando così il soggetto e collocandolo su una sorta di fondale naturale; questo permette di ottenere eccellenti immagini di grande impatto visivo.

Si tratta quindi di una caratteristica che deve essere conosciuta e gestita dal fotografo a seconda delle specifiche esigenze di scatto.

Schiacciamento della prospettiva

La caratteristica visiva più interessante dei super tele è lo schiacciamento della prospettiva, che è l’effetto opposto al suo ampliamento prodotto dai super grandangolari. “Schiacciamento” vuol dire che i soggetti dei vari piani si accostano uno all’altro come se si mettessero in fila, e la “differenza di dimensioni” tra loro si riduce. Un uomo a 20 metri sembrerà alto quasi come un traliccio a 100 metri e come una montagna a 5 km.

Questa peculiarità può essere vantaggiosamente usata a fini creativi per creare successioni grafiche di elementi uguali: si pensi a una fila di alberi lungo un viale, di finestre su un palazzo, di pali della luce in campagna, soldati in parata, etc.

Oppure può servire per creare sorprendenti effetti di inversione della prospettiva tra soggetti piccoli in primo piano e grandi sullo sfondo.

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