EVANS, Frederick Henry

EVANS, Frederick Henry

EVANS Frederick Henry 

Evans si interessò alla fotografia amatoriale nel 1882, ma ebbe così tanto successo con la sua fotografia di architettura e paesaggi che solo dopo la fine del secolo si ritirò dalla vendita di libri e divenne un fotografo professionista. A differenza di alcuni dei suoi contemporanei, come Demachy, rifiutò di manipolare il negativo o la stampa.

La fotografia dell’architettura era già stata sperimentata prima, ma considerando che essa tendeva ad essere una fotografia priva di fantasia e in che fungeva in larga misura come record, Evans cercò invece degli effetti particolari, ad esempio la raffigurazione della forza della pietra. “The sea of Steps” (1903) mostra l’eccellenza del suo lavoro.

EVANS Frederick Henry

Vale la pena confrontare ciò con la fotografia di un altro fotografo molto famoso, Francis Bedford. La fotografia di Bedford era più interessata ad una resa reale, mentre il lavoro di Evans era molto diverso, e da esso emerge immediatamente il suo fascino verso la consistenza, e la sua preoccupazione nel mostrare gli effetti di peso e di equilibrio, di spazio, di luce e di ombra.  

 

Nel 1901 divenne un membro del Linked Ring, una società che si era opposta, durante quel periodo, all’approccio un po’ troppo conservatore della “Royal Photographic Society”; tuttavia il suo lavoro è rintracciabile nell’“RPS” almeno due volte durante quegli anni, e fu premiato dalla Società, con una borsa di studio onoraria che ricevette nel 1928.

Mentre molti suoi contemporanei utilizzavano il processo bicromatico della gomma, lui preferiva utilizzare quello con il platino. Egli si opponeva alla nozione della manipolazione della stampa, preferendo la fotografia “pura”. In una lezione per la Royal Photographic Society (25 aprile 1900) disse:

“non ho avuto ancora il coraggio di provare nulla (se non vi è nulla) al di là del platino…. Non ho lavorato in carbonio, e la nuova stampa di gomma è, purtroppo, al di là di me. Sono più interessato… nel fare chiare, semplici, dirette fotografie, che diano una grandiosa resa attraverso i migliori e più semplici, effetti di luce ed ombra, che tanto mi affascinano… le mie stampe sono tutte nate da negativi intatti, senza trucchi, senza alcun trattamento della stampa ad eccezione di ordinarie sistemazioni di difetti tecnici, o l’abbassamento occasionale di una luce bianca troppo vistosa”.

Un uomo di enorme pazienza, si dice che talvolta sarebbe stato in grado di aspettare mesi per registrare l’effetto preciso che stava ricercando. Alcuni dei suoi lavori vennero riprodotti in diverse edizioni della “Camera Work”. George Bernard Shaw, scrivendo l’ introduzione ai lavori di Evans, (ottobre 1903) rivelò sia questo senso di perfezione e sia il modo in cui Shaw, riusciva a raggiungere i suoi obiettivi:

” è noto che si recò presso il Decano di una cattedrale inglese. Evans era un dignitario, per colui che fa apparire il Presidente degli Stati Uniti come un’inutile figura, e per chi non poteva essere avvicinato dagli uomini ordinari, salvo quando essi non erano nei loro vestiti domenicali – Evans, in uno stravagante collare di seta, cravatta blu e con un cappello morbido e schiacciato, con un cavalletto sotto il braccio, accostò un Decano nella sua stessa cattedrale e indicando la moltitudine di sedie che nascondevano la venerabile folla, gli disse “vorrei che tutti se ne andassero”. E il Decano lo accontentò, sentendosi poi dire anche, che aveva bisogno di tenere una porta aperta durante le due ore di esposizione, perché potesse ottenere la luce necessaria…”

Evans scattò fotografie anche dopo la Prima Guerra Mondiale, quando il platino non era più disponibile.

( 26 giugno 1852 / 24 giugno 1943)

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