Flickering nei timelapse

Flickering nei timelapse

Un articolo completo che spiega tutti i trucchi, suggerimenti e consigli pratici per evitare il “flickering”, il brutto effetto di viariazione della luminosità che si crea spesso quando si realizzano time-lapse. Scopriremo come possiamo evitarlo agendo sulle impostazioni della macchina fotografica, sull’obiettivo e sull’apertura del diaframma, oppure come correggerlo in post-produzione.

Flickering nei timelapse: conoscerlo, evitarlo, correggerlo

Il flickering (tremolio) è un brutto effetto ottico che si nota nei video time-lapse.
Ci sono due tipi di flickering: quello “naturale” e quello “artificiale”, o “di ripresa”, indotto dalla macchina fotografica.

Flickering naturale

Il primo è dovuto alle naturali variazioni di luce della scena durante la lunga ripresa; non parliamo di diminuzione e aumento progressivo della luce (ad esempio alba o tramonto), ma di oscillazioni improvvise dovute ad esempio al passaggio di nuvole.
Purtroppo questo flickering risulta inevitabile quando, in determinate situazioni, la luce varia velocemente durante la fase di ripresa: immaginate, ad esempio, una scena nella quale il sole filtra attraverso nuvole in rapido movimento, con conseguente alternanza di luci ed ombre sul soggetto che avete inquadrato. Per contro è ben tollerabile, in quanto consono alla scena che si riprende, ammesso che in essa si evidenzi lo stato del cielo e quindi la sorgente naturale di queste oscillazioni.

Flickering di ripresa

I problemi di flickering peggiori sono invece quelli indotti dalla fotocamera e si verificano anche in condizioni di luce costante rispetto all’esempio che abbiamo appena presentato. Esso aumenta se si scatta in JPG e soprattutto in modalità automatica (totale o parziale). Le modalità di esposizione automatica o semi automatica sono fonte di flickering. Così come l’impostazione AUTO nel bilanciamento del bianco. E anche l’impostazione AUTO negli ISO.
Ecco perché consigliamo di impostare la fotocamera in modo totalmente manuale e di salvare le foto in RAW, potendo così modificare in post-produzione il bilanciamento del bianco. Quindi:
esposizione: manuale
bilanciamento del bianco: manuale
ISO: manuale
Questi accorgimenti non garantiscono però un risultato completamente esente dal flickering, e questo perché il diaframma si chiude comunque in modo leggermente diverso ad ogni scatto, determinando lievi differenze solo apparentemente impercettibili. Ma anche i tempi non sono mai esattamente calibrati, quindi una sequenza di scatti a 1/250, ad esempio, potrebbe avere tempi di 1/250,00014, poi 1/250,0054, etc.
Come fare?

Come evitare il flickering di ripresa

1. Lenti prive di elettronica
Con gli obiettivi old school, che impongono di regolare l’apertura con la ghiera invece che dal corpo della fotocamera, il diaframma non subirà alcun cambiamento, evitandovi così il problema delle piccole variazioni di cui abbiamo parlato in precedenza. In commercio trovate degli adattatori che trasformano le lenti moderne invisibili all’elettronica della vostra macchina, o che vi consentono perfino di montare ottiche Nikon su corpi Canon e viceversa.
L’utilizzo di lenti manuali vi priverà purtroppo degli strumenti di correzione dei difetti della lente in Camera Raw e Lightroom: questo problema rischia di essere particolarmente noioso quando vi trovate a usare con dei grandangolari, ma sarete in grado di supplire alle correzioni automatiche affidandovi alle regolazioni manuali.
2. Sconnettete i contatti
Quella che prendiamo adesso in considerazione è una soluzione che vi sembrerà probabilmente “gretta”, ma vi garantiamo sulla sua semplicità ed efficacia.
Una volta regolata l’apertura, tenendo premuto il tasto dell’anteprima della profondità di campo sbloccate e ruotate di pochi gradi l’obiettivo, di quel poco sufficiente a sconnettere i contatti elettrici; fermatevi quando sul display compare un diaframma tipo 00.
Qualora non abbiate il tastino della preview, selezionando la modalità video sbloccate e ruotate la lente con il diaframma che avete scelto. Con i contati elettrici sconnessi, esso rimarrà uguale anche quando tornerete in modalità foto.
Questa soluzione non è probabilmente consigliabile se avete intenzione di scattare in un ambiente estremo, caratterizzato da vento forte e sabbia: allentando infatti l’ottica, si rischia ovviamente di vanificare la tropicalizzazione dell’attrezzatura.
Gli incidenti sono molto rari, ma è sempre meglio che facciate estrema attenzione, soprattutto se c’è il rischio che l’obiettivo cada in testa a qualcuno; se usate un teleobiettivo con un cavalletto, il pericolo è invece che a cadere sia il corpo macchina: per evitare danni, legate la tracolla a qualcosa di stabile.
Un ultimo suggerimento: per poter utilizzare in postproduzione le correzioni automatiche della lente con Lightroom o Camera Raw, potreste fare uno scatto prima di sconnettere la lente. In questo modo avrete salvato gli EXIF completi.

3. Live view sempre attivo in modalità video
Alcune fotocamere consentono di tenere il diaframma fisso via software, attivando il live view per la modalità video; l’anteprima è in 16/9.
L’intervallometro permette comunque di scattare foto, anche se non potrete regolare tempi diversi da quelli previsti dalla modalità video: questo metodo rende dunque impossibili le sessioni notturne, rivelandosi utile solo per le riprese diurne.
I vantaggi di questa tecnica risiedono nel poter monitorare la sessione di scatto senza toccare la fotocamera, evitando così qualunque dannoso spostamento. Inoltre lo specchio rimane sempre abbassato, evitando le vibrazioni che si creano ogni volta che sale e scende.
Mantenere il live view sempre attivo ha però un grosso difetto collaterale nel consumo di energia, rendendo indispensabili varie batterie o battery grip. Un altro problema è costituito dal graduale surriscaldamento del sensore, che rischia di aumentare il rumore.
In definitiva, da quanto vi abbiamo descritto pare evidente che la soluzione migliore sarebbe bloccare via software il diaframma, ma in assenza di questa opzione nel firmware delle macchine non vi rimane che affidarvi al live view video.
4. Diaframma completamente aperto o completamente chiuso
Ogni obiettivo si comporta in modo differente, ma se non volete seguire uno dei consigli che vi abbiamo dato in precedenza, un buon metodo per ridurre le variazioni di diaframma tra gli scatti consiste nel regolare il diaframma alla sua apertura massima, o in alternativa alla sua massima chiusura.
In questo modo l’esposizione ne viene inevitabilmente e drasticamente condizionata (suggeriamo quindi l’impiego di filtri ND), e lo stesso vale per la profondità di campo: adottate questo metodo solo come ultima spiaggia. Non è la massima garanzia di efficacia.

Come eliminare il flickering in postproduzione

1. LRTimelapse
È un software gratuito e molto efficace, da abbinare a Lightroom o a Camera Raw; permette di diminuire il flickering intervenendo sui file RAW, ed è quindi lo strumento ideale se avete salvato i vostri scatti in questo formato.
2. TLTools
Esattamente come LRTimelapse, questo programma gratuito vi consente di lavorare direttamente sulle immagini in formato RAW, e vi permette poi di esportare il video finale.
3. GBDeflicker
Non molto costoso, si rivela un ottimo software anche se richiede un pò di tempo per imparare a gestire al meglio le varie impostazioni. Si tratta con ogni probabilità del miglior plug-in per il time-lapse, ed è perfetto con Adobe After Effects. Esiste anche una versione stand-alone, utilizzabile in ambiente Windows.
4. Sapphire Deflicker
Rispetto ai software elencati fino a questo punto è molto più costoso, in quanto compreso all’interno di un pacchetto di plug-in molto più ampio. Il suo principale pregio è la velocità di rendering.
5. MSUDeflicker
Meno evoluto di LRTimelapse o di GBDeflicker, questo software è tanto complicato da installare quanto semplice da usare; gratuito, è usato da molti con risultati soddisfacenti.