Fotografi: intervista a Raffaela Scaglietta

Fotografi: intervista a Raffaela Scaglietta

fotografia secondo Raffaela Scaglietta

La fotografia secondo Raffaela Scaglietta

D. Quando e come ha scoperto la fotografia?

R. Ho sempre amato la fotografia, le immagini. Il cinema. L’arte. Il reportage. Ho iniziato fotografando gli amici, le feste, i piccoli viaggi e poi mi sono avvicinata professionalmente alla fotografia in America, girando delle immagini con una piccola telecamera e in seguito quando mi sono trovata in Asia, in Giappone.

D. Ci racconti il suo primo approccio a quest’arte:

R. Non c’è stato un vero primo approccio, una data. E’ nato tutto in modo molto naturale e la vita mi ci ha portato ad episodi, secondo le opportunità.

D. Ricorda la sua prima foto?

R. Ricordo una sequenza di foto scattate a Tokyo. Ricordo la tensione di dover immortalare una serie di immagini di un mondo e un linguaggio che non conoscevo e che avevo la fortuna di avere davanti agli occhi. Ricordo ancora il silenzio che si nascondeva dietro quella tensione, il vento freddo, la luce vivida e poi il miracoloso rumore degli scatti, mentre il soggetto si muoveva.

D. Qual è stato il suo percorso di crescita e apprendimento dell’arte fotografica?

R. E’ un percorso sempre in evoluzione e crescita, perché è legato ai miei progressi nella vita. La Fotografia è un linguaggio e come tale cambia sempre. Si adatta al resto, deve essere così. Una metamorfosi morbida.

D. E quali le sue tappe più significative?

R. L’esordio professionale, senza dubbio. La pubblicazione. In una situazione di reportage molto difficile, in Thailandia a qualche ora dal terribile tsunami che ha spazzato via popolazioni e città, nel sud est asiatico nel 2004. Poi la seconda tappa in Cambogia e in seguito il primo passo avanti nella fotografia documentarista in Messico e un anno fa la realizzazione di un secondo reportage in una zona disagiata in Giappone, sempre dopo un evento naturale devastante.

D. Cosa rappresenta per lei la fotografia in termini emotivi?

R. La mia vita. Il vento della mia anima. La mia sfida quotidiana. Il mio radar umano nel misterioso viaggio che rappresenta la vita.

D. E pratici?

R. Molti sacrifici ancora, tanti tentativi, lunghe camminate e molte rinunce. E tante discussioni!!!

D. Fotografa per lavoro o per diletto?

R. Il lavoro quando è così bello diventa un diletto. Un piacere. Una gioia. Una realizzazione. In questo momento non ho orari massacranti, ma forse perché il mio lavoro non è ancora entrato nella fase esplosiva come in molti si aspettano. Ci sono molto vicina però. Staremo a vedere.

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Maestri e grandi fotografi per Raffaela Scaglietta

D. C’è stato un incontro con qualcuno che si rivelato importante per la sua crescita?

R. Certo. Mary Ellen Mark, la mia protettrice dell’arte. Nel senso assoluto del termine. Ho avuto la fortuna di incontrarla prima a New York e poi in Messico. E spero di continuare a seguire i suoi insegnamenti per la prossima fase; quella dell’esplosione artistica, per intenderci.

D. Ha avuto un vero e proprio “maestro”?

R. Sì, lei.

D. Per lo stile, ha fatto riferimento a quale grande fotografo mondiale?

R. Sempre Mary Ellen Mark. E’ stata la fotografa di scena di Federico Fellini, ha lavorato per molti set cinematografici, ma produce e ha prodotto tanti lavori interessanti, sociali, umani.

D. Chi sono i “grandi” di ogni epoca che ammira di più?

R. Henri Cartier Bresson. Man Ray. Dorothea Lange. Capa. Tina Modotti. Richard Avedon.

D. Il preferito in assoluto?

R. Henri Cartier Bresson.

Gli scatti di Raffaela Scaglietta

D. Cosa le piace fotografare?

R. Le persone. Le donne. Le realtà. Il mare.

D. Qual è il suo soggetto preferito?

R. L’essere umano e la sua invisibile essenza.

D. E il genere?

R. Documentario. Reportage.

D. Ci racconti il suo concetto di inquadratura:

R. Nell’inquadratura ci deve essere tutto, anche la vibrazione delle emozioni.

D. Che tipo di luci preferisce?

R. Preferisco la luce naturale, ma adoro anche la notte.

D. Quale nuovo genere di fotografia vorrebbe esplorare?

R. Tra qualche anno i ritratti in studio.

D. Usa tecniche fotografiche speciali, come il macro?

R. No.

D. Usa il bianco/nero con il digitale? Se sì, ci parli di questa tecnica e di come la interpreta.

R. Di solito uso il colore, per motivi professionali. Ma il bianco e nero rimane sempre il RE assoluto del reportage. Non ho una tecnica speciale.

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Raffaela Scaglietta e il fotoritocco

D. La sua opinione sul fotoritocco:

R. Pochissimo fotoritocco. Ma vorrei imparare meglio alcune tecniche di post-produzione.

D. Quali sono, secondo lei, i limiti etici al fotoritocco?

R. E’ un argomento molto sensibile. In verità credo che non si dovrebbe ritoccare molto nel reportage. Neanche con il digitale.

D. E’ lecito intervenire per migliorare luci e toni di una foto?

R. Secondo me si può.

D. E per rimuovere elementi di disturbo?

R. Meglio non averli già nel momento dello scatto.

D. E aggiungere elementi, cieli oppure oggetti?

R. Assolutamente no.

D. Che software usa per il fotoritocco?

R. Photoshop.

D. Che tipo di interventi fa di solito?

R. Sui toni e qualche volta sui filtri di colore.

Raffaela Scaglietta: RAW, JPG e TIF

D. In che formato scatta di solito?

R. Raw e Jpeg.

D. Se scatta in RAW, che software usa per aprirle i file?

R. Di solito lavoro sul Jpeg.

D. Ha mai provato con LightRoom?

R. No.

Informazione

D. Legge riviste di fotografia? Se sì, quali?

R. Journal of Photography online, mi capita di leggere anche le riviste italiane.

D. Consulta siti web di fotografia?

R. No, anche se dovrei.

D. Partecipa a workshop o seminari?

R. Quando posso sì.

D. Cosa pensa dei workshop?

R. Utilissime opportunità di crescita e di confronto. Il fotografo è sempre solo. Quindi questi momenti sono utili per andare avanti.

D. Fa parte di un circolo fotografico?

R. No.

D. E di una associazione del settore?

R. Albo dei professionisti – Giornalisti Lazio.

D. Va a fiere e saloni di fotografia?

R. Raramente.

D. Cosa ne pensa, li trova utili?

R. Sono dei mercati del settore, quindi per aggiornarsi possono servire, ma non sono molto pratica di questi luoghi.

Mostre

D. Visita mostre di fotografia?

R. Sì.

D. Quali sono quelle che ha apprezzato di più in assoluto?

R. Ricordo di mostre di fotografia bellissime in Francia, ( Arles, Perpignan e Parigi), Belgio, negli Stati Uniti e a Tokyo.

D. Qual è stata l’ultima visitata?

R. Vado spesso ai festival di fotografia. C’è stato un periodo che frequentavo molto le mostre, adesso molto meno.

D. La mostra che vorrebbe vedere?

R. Più che una mostra mi piacerebbe vedere un centro pubblico dedicato alla fotografia a Roma, in cui ci sia tutto. Anche uno spazio per sperimentare l’arte, la fotografia, il video. Un punto di ritrovo. Ma non una scuola di fotografia. Un centro con degli studi per i professionisti, dei laboratori e le proiezioni anche di cinema muto. Degli spazi per creare mostre multimediali.

D. Ha realizzato sue mostre fotografiche? Se sì, dove e quando?

R. Piccole mostre private a Tokyo, a Roma, a Milano. Quando sono tornata dall’Asia ero scatenata, poi piano piano mi sono ridimensionata. Mi sono divertita molto. Ho venduto anche quasi tutte le stampe.

D. Ci racconti la più emozionante tra queste esperienze.

R. Tutte esperienze molto divertenti. Perché ogni volta raccontavo un pezzo della mia vita e dei miei viaggi.

fotografia secondo Raffaela Scaglietta

Le attrezzature di Raffaela Scaglietta

D. Attualmente, quali fotocamere usa?

R. Canon 40D….looking for la Canon 6D e Hasselblad H4D-60!!!

D. E quali obiettivi?

R. Efs17-85 e poi quando serve multifocale 70-200 ef2.8 L isII.

D. Quali flash?

R. Canon 550ex.

D. Quali cavalletti e teste?

R. Non uso nessuno dei due.

D. Quali altri attrezzature o accessori usa?

R. Zainetto discreto e scarponcini da combattimento.

D. Utilizza filtri?

R. No.

D. Qual è stata la sua prima macchina?

R. Una Minolta – analogica – Olympus330.

D. Come si è evoluta nel tempo la sua attrezzatura?

R. Piano piano.

Raffaela Scaglietta e la nostalgia della pellicola

D. Lavora ancora in pellicola?

R. Raramente.

D. Con quali corpi macchina?

R. Reflex – Rollei.

D. Quali pellicole usa?

R. Tri-X 400 Tx- Kodak.

D. Se usa diapositive, dove le sviluppa?

R. Le ultime diapositive le ho sviluppate a Tokyo.

PRO – Raffaela Scaglietta in studio

D. Come è fatto il suo studio fotografico?

R. Non ho uno studio fotografico. Per ora scatto on the road.

D. Dove si trova?

R. Idealmente è uno studio – dependance della mia casa con vista mare o campagna.

Info

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