Guida al Digital blending

Guida al Digital blending

Ossia: tre buoni sistemi per espandere la gamma dinamica della vostra fotocamera

Quando ci si trova di fronte al compito di fotografare all’aperto, in natura, magari un panorama in cui bisogna inquadrare anche il cielo, specialmente se presto al mattino o nel tardo pomeriggio, la gamma di differenti valori di luminosità rilevata nella scena originale spesso è superiore a quella che la pellicola o il sensore della macchina fotografica sono in grado di gestire. È quindi necessario, in questi casi, ridurre questa gamma a una ampiezza che la macchina fotografica possa affrontare in maniera che le luci non siano troppo bruciate e al contempo le ombre non diventino un mare di nero piatto e senza dettagli. Se tra l’esposizione giusta per il cielo e quella giusta per il terreno esiste una differenza di 7, 8 o anche 9 stop, è chiaro che nessuna pellicola o sensore digitale sarà in grado di coprire tutte le varie gradazioni comprese tra questi due valori estremi.

Cielo chiaro, terra scura: l’approccio tradizionale

Il metodo più tradizionale per far fronte a questo problema è quello di usare dei filtri split neutral density, ossia grigio neutro graduato. Si tratta di un filtro simile ai classici grigio neutro usati per abbattere la luminosità dell’inquadratura senza introdurre dominanti cromatiche, con la differenza che in questo caso il grigio neutro digrada da un lato del filtro, in maniera lineare, divenendo infine trasparente dal lato opposto. Il filtro, una volta montato sull’obiettivo, si usa ruotandolo in maniera tale che la fascia più scura si trovi in altro nell’inquadratura e copra il cielo (ossia la zona più luminosa), mentre la parte trasparente viene a trovarsi sul terreno (ossia la zona più scura). L’azione del grigio neutro serve a equilibrare questo squilibrio di luminosità.

Nella maggior parte dei casi questo risulta essere sufficiente, ammesso che il fotografo sia uscito di casa portandosi dietro una pesante borsa con dentro tutto, ma proprio tutto quello di cui può aver bisogno e con i filtri sono sempre primi in classifica tra gli accessori. La cosa migliore sarebbe avere filtri da uno stop, due stop e tre stop, ognuno in versione con bordi morbidi e duri (siamo già a sei filtri). Oltre a questo è bene anche avere gli appositi reggi filtro o gli anelli per adattarli al vostro obiettivo. Il tutto, per la modica cifra di quasi mille euro (se acquistate filtri ottici degni di questo nome, e non fondi di bottiglia o pezzi di plastica colorata) ma in dimensioni talmente ridotte da entrare comodamente in qualsiasi borsa da fotografo, anche le più piccole. Allo svantaggio del prezzo piuttosto elevato dobbiamo però aggiungere anche lo svantaggio del tempo che impieghiamo per applicare il filtro alla macchina fotografica, dopo aver deciso che gradiente utilizzare, che densità, trovato il reggi filtro o gli anelli adattatori, e allineare il tutto prima di eseguire lo scatto. Questa operazione può rubarvi preziosi minuti indipendentemente da quanto siate pratici o da quante migliaia di volte lo avete fatto, e i momenti in cui un filtro può davvero cambiare la sorte della vostra fotografia sono solitamente quelli in cui la luce cambia molto rapidamente, ad esempio l’alba o il tramonto.

Se vi state chiedendo se ci sono metodi migliori per ovviare al problema, la risposta è: si, se siete in possesso di una macchina fotografica digitale.

Tecniche di scatto per il digital blending

Quello che dovete fare è eseguire due scatti distinti della stessa scena. Uno sarà esposto per le luci e l’altro per le ombre. Solitamente ci saranno uno o due stop di distanza tra le due esposizioni. Il modo più semplice per farlo con una macchina fotografica digitale è impostarla su auto-bracketing. La maggior parte delle moderne macchine fotografiche digitali, infatti, scatterà tre scatti in rapida successione: uno normale, uno sottoesposto e l’altro sovraesposto. Impostate la macchina fotografica di modo che l’esposizione luminosa e quella scura siano a circa 1.5 stop di distanza dall’esposizione normale. Solitamente lo scatto con esposizione normale non serve a questo fine ma è meglio in ogni modo averlo come back-up nel caso in cui la fusione digitale non venga come desiderate.

Il nostro consiglio è di impostare la macchine fotografica su Priorità di diaframma e, a vostra discrezione, messa a fuoco manuale. È anche preferibile averla montata su un treppiede, di modo che non ci siano differenze tra le inquadrature. Se l’apertura del diaframma infatti variasse ci sarebbero diversità sia nella messa a fuoco che nella profondità di campo e se la macchine fotografica si dovesse muovere anche minimamente il risultato non potrà essere quello desiderato. Si può anche eseguire la stessa operazione tenendo la macchina fotografica in mano ma solo se l’obiettivo non è troppo lungo e se la velocità dell’otturatore è abbastanza elevata da assicurare che non ci sia alcun movimento nel corso dei tre scatti. In ogni modo, rimaniamo sempre dell’idea che sia meglio utilizzare un treppiede.

Primi passi comuni a tutti i tre approcci

I seguenti passi da compiere sono comuni a tutti e tre i diversi approcci che stiamo per descrivere.

Utilizzate il vostro programma di editing di immagini preferito per convertire l’immagine chiara e quella scura in TIFF da 8 bit. Potete utilizzare questa tecnica anche se scattate in JPG, ma non se utilizzate il formato RAW. Se avete importato le vostre immagini in Photoshop in modalità 16 bit dovete ridurli a 8 bit se volete un’immagine di dimensioni gestibili. Potete anche lavorare le immagini in modalità 16 bit con Photoshop ma vi ritroverete con dei file molto pesanti.

Ponete entrambe le immagini sullo schermo contemporaneamente, poi selezionate quella più scura e premete CTRL+A per selezionarla tutta (ovviamente chi utilizza Mac selezionerà con mela+A). Premete poi CTRL+C per copiarla e poi potete chiudere l’immagine visto che non ne avrete più bisogno.

Poi selezionate l’immagine più chiara e premete CTRL+V per copiarvi all’interno quella scura.

Se guardata la palette dei livelli di Photoshop (figura 1) vedrete la vostra immagine più chiara identificata come Livello di sfondo e l’immagine scura che avete incollato sopra come Livello 1.

Ora ci sono tre differenti approcci che potete provare a utilizzare per fondere le due immagini insieme al fine di incrementare la gamma dinamica. Il primo, che chiameremo la Maschera dipinta, è il metodo più tradizionale e più utilizzato. È il procedimento più intenso e impegnativo tra tutti e tre, e richiedere un po’ di abilita manuale da parte vostra, ma è anche l’approccio più flessibile.

Il secondo, che potremmo chiamare la Maschera a livelli, è più semplice e non richiede molta coordinazione occhio-mano da parte vostra, mentre il terzo, DRI Action di Fred Miranda, è il più semplice da usare ma prevede l’acquisto del programma.

Tecnica della Maschera Dipinta

Tra tutti e tre gli approcci di cui ci occuperemo in questo articolo, questo è quello che prevede un lavoro manuale più intenso. Selezionate Livelli > Aggiungi maschera al livello > Nascondi tutti. Ora selezionate lo strumento Pennello e selezionate un pennello piuttosto grande. Iniziate a spennellare sulla parte più chiara dell’immagine per rimuovere i livelli sovraesposti e far trasparire l’immagine più scura che sta sotto. Non preoccupatevi di rimuovere troppo perché una volta che eliminate lo strato di luce il processo si ferma. L’unica cosa a cui dovete fare attenzione è a non avvicinarvi troppo con il pennello all’area scura, e state attenti a non trascurare alcuna delle aree dell’immagine che volete correggere.

Successivamente, selezionate un pennello più piccolo e ingrandite un po’ l’immagine. Molto attentamente cancellate lo strato di luce lungo la zona dove si incontrano l’area chiara e quella scura. Se doveste commettere errori utilizzate la palette Storia per tornare indietro. L’unico svantaggio di questo sistema è che a volte richiede un po’ di lavoro di rifinitura da compiere con pennelli minuscoli e questo può a volte risultare difficile se le aree chiare e quelle scure non sono grandi, omogenee e facilmente spennellabili. Il vantaggio è che vi offre un controllo manuale molto preciso di quello che sarà lavorato e quello che non lo sarà.

Tecnica della Maschera a livelli

Questa è la tecnica manuale più semplice da utilizzare. Dopo aver fatto il copia-e-incolla dell’immagine scura su quella chiara, aggiungete una Maschera di livello. Questo si ottiene cliccando sulla seconda icona in basso a sinistra della palette dei livelli. Ora vedrete apparire un rettangolo bianco di fianco all’immagine sul Livello 1 (come da immagine 2).

Cliccate sul Livello di sfondo della palette e premete CTRL+A per selezionare l’intera immagine. Poi premete CTRL+C per copiarla nella clipboard. Ora tenete premuto il tasto ALT (Opzione nel Mac) e cliccate sul rettangolo bianco nel Livello 1 della palette.

Tutta l’immagine diventerà bianca. Successivamente, premete CTRL+V per incollare il contenuto della clipboard sulla maschera bianca. Quello che vi apparirà sarà una maschera dell’immagine in bianco e nero. Con la maschera in bianco e nero in primo piano selezionate Filtri > Sfoca > Controllo sfocatura e impostate il valore del Raggio su circa 40 pixel. Cliccate poi sul Livello di sfondo e il gioco è fatto.

Con questo metodo potrete anche selezionare il livello sullo sfondo e aggiungere una curva corretta per illuminare un pochino l’area più scura prima di appiattire i livelli.

Tecnica del Miranda’s DRI Action

Questo approccio è quasi completamente automatizzato. Questa DRI Action può essere scaricata dal sito di Fred Miranda al costo di circa 8.5 dollari.

Scaricate l’Action (azione) e seguite le istruzioni indicate per caricate l’applicazione alla palette delle azioni. Con le due immagini sovrapposte come descritto nei primi passi comuni cliccate sull’heading del DRI e selezionate la freccia Play. E avete finito.

Vi raccomandiamo però, prima di utilizzare il DRI, di aprire la vostra immagine in modalità 16 bit ed estrarre dalle ombre il maggior numero di dettagli possibile poiché, diversamente dalle altre due tecniche appena descritte, non potete lavorare solo sulle aree in ombra una volta che avrete completato la lavorazione.

Passi successivi

Questa è l’immagine finale. Tutte e tre le tecniche producono grosso modo lo stesso risultato, ma la prima offre il maggior controllo del risultato ancche se prevede più lavoro manuale da parte vostra. La Maschera a livelli è abbastanza semplice da utilizzare e non ha costi mentre la DRI Action di Miranda è assai semplice e ha un costo decisamente accessibile.

Una volta che avrete appiattito i livelli il vostro lavoro è appena cominciato. Ora potete infatti dedicarvi all’aggiustamento fine della luminosità globale attraverso i Livelli o le Curve, al bilanciamento del colore e a qualsiasi altro ritocco che vi possa venire in mente. Ma starete in ogni modo iniziando a lavorare un’immagine già abbastanza vicina a quello che volete che risulti nella stampa finale, molto più che se cercate di sistemare luci e ombre con qualsiasi altro mezzo. Ovviamente non c’è molto da fare in caso di luci troppo bruciate e ricordatevi di tenervi le correzioni sulla nitidezza dell’immagine per ultime, appena prima di stampare.

Altri esempi

Ecco un paio di altri esempi. Sono stati realizzati utilizzando la semplice e veloce tecnica della Maschera a livelli e ognuno è stato realizzato in una trentina di secondi circa. Non sono state eseguite alcuna correzione ad alcuno dei file anche se si sarebbero potuti facilmente aggiungere un paio di livelli o di curve. Semplicemente ve li stiamo mostrando per farvi rendere conto di quanto sia effettivamente semplice questo approccio, così se state scattando con una macchina fotografica digitale potete anche fare a meno di usare filtri grigio neutro graduati.

Fate attenzione, però, quando usate queste tecniche a fare in modo che le vostre stampe escano con un aspetto il più naturale possibile. Ci si aspetta infatti che i soggetti in primo piano appaiano più scuri quando il cielo sullo sfondo è particolarmente luminoso, ma senza esasperare l’effetto.

È tutto qui, semplice semplice. Quando vi trovate di fronte a una scena con molto contrasto semplicemente impostate la vostra macchina fotografica su auto-bracketing e scattate tre immagini a 2 o 3 stop di distanza l’una dall’altra. E vi chiederete come mai non avete mai pensato prima a utilizzare questa tecnica.

1 commento

  • Pingback: Fotografare le nuvole

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *