Intervista al fotografo Francesco Cito

Intervista al fotografo Francesco Cito

fotografo Francesco Cito

La fotografia secondo Francesco Cito

D. Quando e come ha scoperto la fotografia?

R. Da ragazzo, sfogliando le pagine del settimanale Epoca.

D. Ci racconti il suo primo approccio a quest’arte:

R. Tutto ha avuto inizio all’età di 13 anni, quando ho comprato la mia prima macchina fotografica.

D. Ricorda la sua prima foto?

R. No, non l’ho mai vista, non avevo ancora terminato il primo rullo quando persi la fotocamera stessa. Credo, ammesso che fosse correttamente esposta, fosse la foto di un comizio elettorale.

D. Qual è stato il suo percorso di crescita e apprendimento dell’arte fotografica?

R. E’ stato un percorso totalmente autodidatta, nessuna scuola. Tutto è avvenuto sfogliando soprattutto i settimanali illustrati, i libri di autori di fotografia e osservando le inquadrature cinematografiche.

D. E quali le sue tappe più significative?

R. Il mio periodo formativo a Londra, quando fotografavo concerti e personaggi del campo della musica leggera, per una rivista “Raadio Guide” di genere musicale e il successivo passaggio al “Sunday Times Magazine”.

D. Cosa rappresenta per lei la fotografia in termini emotivi?

R. Cerco di trasmettere attraverso essa il mio modo di guardare, cercando di esprimere me stesso attraverso il mio stato d’animo.

D. E pratici?

R. Di pratico non trovo un nesso, se non nel sintetizzare in una foto, tutto ciò che a volte non mi è possibile raccontare con le parole.

D. Fotografa per lavoro o per diletto?

R. Concettualmente è una mia esigenza personale, divenuta lavoro per esigenze contingenti. Se potessi, fotograferei solo per me stesso.

fotografo Francesco Cito

Maestri e grandi fotografi per Francesco Cito

D. C’è stato un incontro con qualcuno che si rivelato importante per la sua crescita?

R. No, se si esclude il guardare le foto di Walter Bonatti sulle pagine del settimanale Epoca.

D. Ha avuto un vero e proprio “maestro”?

R. No, se si esclude il rapporto con Michael Rand, il photo edt del Sunday Times mag., solo successivamente, già in corso d’opera, l’amicizia con il fotografo Romano Cagnoni.

D. Per lo stile, ha fatto riferimento a quale grande fotografo mondiale?

R. Non saprei, non mi sono mai posto il dilemma se assomigliare a qualcuno. Credo comunque che si resti influenzati dai predecessori, pur creando se possibile un proprio stile, che poi è quello di esprimere se stessi. Certo ci sono fotografi che ritengo grandi, come Eugene Smith, Don Mc Cullin e lo stesso Romano Cagnoni.

D. Chi sono i “grandi” di ogni epoca che ammira di più?

R. Di certo Eugene Smith, ma anche Dmitri Balternants nella sua battaglia di Stalingrado, Philip Jones Griffiths per la foto sociale umanitaria, ma anche Andreas Feininger, Walker Evans Irving Pen, per estetismo e ricerca.

D. Il preferito in assoluto?

R. W. Eugene Smith

Gli scatti di Francesco Cito

D. Cosa le piace fotografare?

R. L’uomo principalmente.

D. Qual’è il suo soggetto preferito?

R. Il sociale.

D. E il genere?

R. Conflitti, che non significano solo esclusivamente guerre.

D. Ci racconti il suo concetto di inquadratura:

R. Quasi sempre ampio campo, in modo da raccontare il più possibile il soggetto e l’ambiente che lo circonda.

D. Che tipo di luci preferisce?

R. Luce naturale, possibilmente diurna.

D. Quale nuovo genere di fotografia vorrebbe esplorare?

R. Sono legato alla fotografia tradizionale.

D. Usa tecniche fotografiche speciali, come il macro?

R. Raramente, solo se indispensabile.

D. Usa il bianco/nero con il digitale? Se sì, ci parli di questa tecnica e di come la interpreta.

R. Per il B/N utilizzo ancora la pellicola, che poi digitalizzo se necessario per esigenze editoriali.

fotografo Francesco Cito

Francesco Cito e il fotoritocco

D. La sua opinione sul fotoritocco:

R. Non ne conosco i metodi, non lo uso.

D. Quali sono, secondo lei, i limiti etici al fotoritocco?

R. Sono un purista, l’immagine è quella che nasce nell’oculare della macchina fotografica. Se per fotoritocco si intende alzare i contrasti o creare delle maschere, cosicchè un’immagine aquisti più spessore, come nella tecnica della camera oscura, ma senza manipolare il soggetto inserendo o eliminando, allora non ho nulla contro.

D. E’ lecito intervenire per migliorare luci e toni di una foto?

R. Risposta come sopra, nel B/N sì, nella foto a colori tradizionale, da dia, ciò non era permesso, la foto nasceva in macchina secondo le impostazioni date nel momento di ripresa. Oggi, con il digitale, i toni sono esasperati per la maggior parte delle foto.

D. E per rimuovere elementi di disturbo?

R. Si è stati poco attenti nella ripresa, ad ognuno la sua onestà intellettuale.

D. E aggiungere elementi, cieli oppure oggetti?

R. Non condivido.

D. Che software usa per il fotoritocco?

R. Uso Photoshop, per aprire e archiviare i file.

D. Che tipo di interventi fa di solito?

R. Nel colore, qualche intervento di esposizione.

Francesco Cito: RAW, JPG e TIF

D. In che formato scatta di solito?

R. Raw e JPG per comodità o esigenze editoriali. Il Raw per mio uso specifico, per un’immagine di miglior qualità, in previsione di un ingrandimento di grandi proporzioni.

D. Se scatta in RAW, che software usa per aprirle i file?

R. Photoshop.

D. Ha mai provato con LightRoom?

R. No.

fotografo Francesco Cito

Informazione

D. Legge riviste di fotografia? Se sì, quali?

R. Raramente, ciò che capita.

D. Consulta siti web di fotografia?

R. Poco.

D. Ne consulta alcuni in maniera abituale, considerandoli un punto di riferimento?

R. No.

D. Partecipa a workshop o seminari?

R. Sì, in veste di docente.

D. Cosa pensa dei worshop?

R. A volte si rivelano utili, a volte è solo tempo perso.

D. Fa parte di un circolo fotografico?

R. No.

D. E di un’associazione del settore?

R. No, eccetto l’iscrizione all’albo giornalisti.

D. Va a fiere e saloni di fotografia? Se sì, a quali?

R. Qualche volta. Photo show, Mia.

fotografo Francesco Cito

Mostre

D. Visita mostre di fotografia?

R. Sì.

D. Quali sono quelle che ha apprezzato di più in assoluto?

R. Joseph Koudelka – gypsies

D. Qual è stata l’ultima visitata?

R. La mia “Coma”

D. La mostra che vorrebbe vedere?

R. Una su Nino Petrelli, ma mai realizzata.

D. Ha realizzato sue mostre fotografiche? Se sì, dove e quando?

R. Troppe, è difficile elencarle.

D. Ci racconti la più emozionante tra queste esperienze.

R. In Afghanistan, durante l’invasione sovietica.

Attrezzature di Francesco Cito

D. Attualmente, quali fotocamere usa?

R. Nikon F3, F5, F100, D300, D700, Leica M4, M6.

D. E quali obiettivi?

R. 18mm, 35mm 50, 80-200 zoom 300mm.

D. L’obiettivo che usa più spesso?

R. Il 18mm.

D. Quali flash?

R. Metz 50 mz-5, nikon usb 900

D. Quali cavalletti e teste?

R. Gitzo, raramente.

D. Quali altri attrezzature o accessori usa?

R. Nikon Motor drive.

D. Utilizza filtri? Se sì, quali?

R. Filtro rosso per il B/N.

D. Qual è stata la sua prima macchina?

R. Una Comet Bencini.

D. Come si è evoluta nel tempo la sua attrezzatura?

R. In base alle necessità.

D. Ha mai fatto un cambio integrale di marca?

R. No.

D. Dove acquista di solito le attrezzature? Fa spese online?

R. Da fornitori specializzati. Raramente online.

fotografo Francesco Cito

Francesco Cito e la nostalgia della pellicola

D. Lavora ancora in pellicola?

R. Sì.

D. Con quali corpi macchina?

R. Leica e Nikon F3, F100.

D. Quali pellicole usa?

R. Kodak Tri-x.

D. Per quali applicazione?

R. Reportage.

D. Se usa diapositive, dove le sviluppa?

R. Ora le uso raramente, ma quando capita, le sviluppo presso la Lab Colore due, Milano.

PRO – Francesco Cito in studio

D. Com’ è fatto il suo studio fotografico?

R. Non ho uno studio, lavoro tutto in esterno, se si esclude tavolo, computer più archivio.

D. Dove si trova?

R. Casa _ Milano.

Info

Commento alle foto allegate

  • 1) Afghanistan, 1989
  • 2) Gulf War, 1990-91, Marine americano a Daharan
  • 3) Bosnia, 1996 – Aerei F 15 Usaf in pattugliamento nei cieli della ex Jugoslavia per far rispettare gli accordi di pace sottoscritti a Dayton
  • 4) Palestina, Striscia di Gaza, 1993 – Leader delle formazioni paramilitari palestinesi durante l’ Intifada e ricercato dai servizi di sicurezza Israeliani
  • 5) Palestina, Striscia di Gaza, 2002 – Tra le rovine di Khan Younes dopo gli scontri tra palestinesi e israeliani
  • 6) Napoli, 1991 – Quartieri Spagnoli, la strage del venerdi santo

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