Intervista al fotografo Massimo Siragusa

Intervista al fotografo Massimo Siragusa

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La fotografia secondo Massimo Siragusa

D. Quando e come ha scoperto la fotografia?

R. Quando frequentavo ancora il liceo ho cominciato a bazzicare, un po’ per caso, la camera oscura di un amico. Chiuso in quella stanzetta, al buio, ho scoperto l’esistenza di un mondo fantastico.

D. Ci racconti il suo primo approccio a quest’arte:

R. Ho cominciato a fotografare quando mi sono iscritto all’Università. Tutti noi eravamo molto impegnati politicamente ed io, attraverso la fotografia, ho cercato di raccontare quella realtà.

D. Ricorda la sua prima foto?

R. Sì. L’ho fatta durante una gita scolastica a Erice, con una Bencini Comet scovata dentro un cassetto di casa.

D. Qual è stato il suo percorso di crescita e apprendimento dell’arte fotografica?

R. Ho studiato completamente da autodidatta. Visitando mostre, andando ogni anno al Festival di Arles e leggendo moltissimo.

D. E quali le sue tappe più significative?

R. Essere entrato a Contrasto dal primo momento che ho deciso di fare questo mestiere; il trasferimento da Catania a Milano e poi a Roma e sicuramente i miei 4 world press, vinti per dei lavori che, ognuno per ragioni diverse, hanno segnato la mia carriera e la mia vita.

D. Cosa rappresenta per lei la fotografia in termini emotivi?

R. E’ il modo che ho scelto per raccontarmi e per conoscere il mondo che mi circonda.

D. E pratici?

R. E’ un lavoro complesso, che mi costringe ad un impegno costante e a cui dedico la maggior parte del mio tempo.

D. Fotografa per lavoro o per diletto?

R. Per entrambe le cose.

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Maestri e grandi fotografi per Massimo Siragusa

D. C’è stato un incontro con qualcuno che si rivelato importante per la sua crescita?

R. Sì. L’incontro con Ferdinando Scianna.

D. Ha avuto un vero e proprio “maestro”?

R. Non c’è stato un fotografo che mi ha insegnato “il mestiere”. Scianna è stato un riferimento importante per il suo approccio intellettuale alla vita.

D. Per lo stile, ha fatto riferimento a quale grande fotografo mondiale?

R. Non ho un nome specifico da potere indicare, perché i fotografi a cui mi sono ispirato sono cambiati con l’evolversi del mio stile.

D. Chi sono i “grandi” di ogni epoca che ammira di più?

R. Ghirri e Giacomelli, tra gli italiani. Poi Smith, Koudelka, Adams, Walker Evans. E tantissimi altri…

D. Il preferito in assoluto?

R. Direi Giacomelli, ma non ho davvero un preferito tra gli altri.

Gli scatti di Massimo Siragusa

D. Cosa le piace fotografare?

R. Mi interessano molto le strutture, gli spazi, gli ambienti. In genere i manufatti dell’uomo.

D. Qual è il suo soggetto preferito?

R. Non ne ho. Scelgo di volta in volta il soggetto che mi interessa di più o che è più adatto, rispetto alla ricercache sto seguendo in quel momento.

D. E il genere?

R. La fotografia documentaristica per come è stata concepita da fotografi come Stephan Shore e altri americani.

D. Ci racconti il suo concetto di inquadratura:

R. Ritagliare uno spazio di realtà che si inserisca con equilibrio e armonia in un rettangolo.

D. Che tipo di luci preferisce?

R. Quelle delle ore centrali della giornata.

D. Quale nuovo genere di fotografia vorrebbe esplorare?

R. Nessuno.

D. Usa tecniche fotografiche speciali, come il macro?

R. No.

D. Usa il bianco/nero con il digitale?

R. No.

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Massimo Siragusa e il fotoritocco

D. La sua opinione sul fotoritocco:

R. Sono per una post-produzione a servizio del fotografo e non viceversa.

D. Quali sono, secondo lei, i limiti etici al fotoritocco?

R. Dipende dal genere di fotografia di cui stiamo parlando. Nel reportage sarebbe meglio usarlo con molta parsimonia, in altri generi può essere indispensabile. Mai abusarne, però.

D. E’ lecito intervenire per migliorare luci e toni di una foto?

R. Sì, ma dipende sempre dal genere di fotografia di cui ci occupiamo.

D. E per rimuovere elementi di disturbo?

R. Sì. Tranne che nel reportage di cronaca.

D. E aggiungere elementi, cieli oppure oggetti?

R. Dipende. Nella foto d’arte si può fare di tutto, negli altri generi è vietatissimo.

D. Che software usa per il fotoritocco?

R. Capture one.

D. Che tipo di interventi fa di solito?

R. Bilanciamo le luci ed equilibriamo le zone d’ombre e di luce.

Massimo Siragusa: RAW, JPG e TIF

D. In che formato scatta di solito?

R. Raw, ovviamente.

D. Se scatta in RAW, che software usa per aprirle i file?

R. Capture one.

D. Ha mai provato con LightRoom?

R. No.

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Informazione

D. Legge riviste di fotografia?

R. No.

D. Consulta siti web di fotografia?

R. Sì

D. Ne consulta alcuni in maniera abituale, considerandoli un punto di riferimento?

R. No.

D. Partecipa a workshop o seminari?

R. Non partecipo. Solitamente li tengo.

D. Cosa pensa dei workshop?

R. Li trovo utili come momento di riflessione e di crescita, poi però ognuno deve continuare a studiare e a fotografare con continuità.

D. Fa parte di un circolo fotografico?

R. No.

D. E di una associazione del settore?

R. Sono giornalista.

D. Va a fiere e saloni di fotografia? Se sì, a quali?

R. Ci vado raramente come visitatore. Più spesso perché sono invitato.

D. Cosa ne pensa, li trova utili?

R. Sì, anche se c’è una differenza enorme tra le varie iniziative.

Mostre

D. Visita mostre di fotografia?

R. Ovviamente.

D. Quali sono quelle che ha apprezzato di più in assoluto?

R. Molte, la maggior parte però erano all’estero.

D. Qual è stata l’ultima visitata?

R. Sinceramente non ricordo.

D. La mostra che vorrebbe vedere?

R. Una collettiva dei fotografi della scuola di Dusseldorf.

D. Ha realizzato sue mostre fotografiche? Se sì, dove e quando?

R. Ne ho fatte talmente tante che mi risulta difficile elencarle in poche righe.

D. Ci racconti la più emozionante tra queste esperienze:

R. La mostra “Il cerchio magico” al museo di Roma in Trastevere. Era l’11 settembre quando la stavamo montando. Abbiamo lavorato con un occhio incollato al televisore, per seguire l’attentato alle Torri gemelle.

Le attrezzature di Massimo Siragusa

D. Attualmente, quali fotocamere usa?

R. Una Silvestri con dorso phase one P65+ e una canon 5DII.

D. E quali obiettivi?

R. Tutti i grandangolari.

D. L’obiettivo che usa più spesso?

R. Il 32mm digitar rodenstock da banco.

D. Quali flash?

R. Nessuno.

D. Quali cavalletti e teste?

R. Gitzo al carbonio e testa micrometrica Manfrotto.

D. Quali altri attrezzature o accessori usa?

R. Nessuna.

D. Utilizza filtri?

R. Mai.

D. Qual è stata la sua prima macchina?

R. Una Canon ftb.

D. Come si è evoluta nel tempo la sua attrezzatura?

R. Ha seguito la mia evoluzione. Prima 35mm, in seguito medio formato e poi banco ottico. Oggi lavoro in digitale.

D. Ha mai fatto un cambio integrale di marca? Se sì, perché?

R. Ho usato marche diverse in fasi diverse della mia vita.

D. Dove acquista di solito le attrezzature? Fa spese online?

R. Compro poco e, di solito, torno sempre nello stesso posto.

Massimo Siragusa e la nostalgia della pellicola

D. Lavora ancora in pellicola?

R. No.

PRO – Massimo Siragusa in studio

D. Come è fatto il suo studio fotografico?

R. Non ho uno studio, ma un ufficio. Però, ho un mio laboratorio di riferimento: Soluzioni Arte di Roma.

D. Dove si trova?

R. A Roma.

D. Quali sono le attrezzature specifiche da studio?

R. Computer Mac e una stampante amatoriale.

Info

  • Nome: Massimo
  • Cognome: Siragusa
  • Indirizzo:
  • Città:
  • Telefoni:
  • Email: max@massimosiragusa.it
  • Sito web: massimosiragusa.it

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