Intervista al fotografo di cerimonia Pietro Cardile

Intervista al fotografo di cerimonia Pietro Cardile

fotografo Pietro Cardile

La fotografia secondo Pietro Cardile

D. Quando e come ha scoperto la fotografia?
R. Beh, in realtà ci sono nato dentro, mio padre era già un fotografo quando sono nato. Racconto sempre che prima di andare in ospedale, mio padre fece aspettare mia madre il tempo dello sviluppo di una tanica di pellicole, altrimenti sarebbero andate perse….!

D. Ci racconti il suo primo approccio a quest’arte:
R. Quando nasci e cresci in mezzo alle vasche di sviluppo, agli obiettivi e agli ingranditori non puoi parlare di approccio ma di normale vita quotidiana; parole come Ilford, Kodak, asa, hanno preso parte del mio vocabolario prima di molte altre. Adoravo stare in studio con mio padre fin da piccolo; mi faceva fare sempre un gioco: caricare la pellicola su un’Hasselblad nel più breve tempo possibile…in realtà “subdolamente” stava creando il suo nuovo assistente!!

D. Ricorda la sua prima foto?
R. Ricordo la mia prima “vera” foto: avevo 11 anni e frequentavo la prima classe delle scuole medie; venne indetto un concorso di fotografia per noi bambini, vinsi il primo premio! Ricordo mio padre molto orgoglioso…anche se non lo dava a vedere!

D. Qual è stato il suo percorso di crescita e apprendimento dell’arte fotografica?
R. Come ho detto, sono cresciuto con la fotografia, ne ho appreso l’importanza, la bellezza, il fascino di “essere un fotografo” vedendo come mio padre veniva considerato dalla gente e dai suoi clienti; mi colpivano le scene in cui vedevo i suoi sposi commossi che lo abbracciavano pieni di gratitudine. Ho capito che essere un fotografo non significava solo premere un pulsante. Ho cominciato a lavorare con lui da bambino, partendo dall’essere il “portaborse”, passando poi a girare i “filmini super 8” e di seguito al video vero e proprio. A 18 anni andai a fare il mio primo matrimonio da solo. Era solo l’inizio…!

D. E quali le sue tappe più significative?
R. Mio padre era un matrimonialista. A 26 anni decisi di allargare il campo di lavoro e di allargare soprattutto la mente: partii alla volta di Milano dove frequentai l’Accademia di Fotografia per un anno: attraverso la stessa Accademia ho frequentato un corso per il conseguimento di un Master In Still Life e Comunicazione Visiva; di seguito ne conseguii un altro in Moda e Ambiente. Per la mia passione e il mio attaccamento alla fotografia, lo stesso titolare dell’Accademia mi propose di fargli da assistente per i suoi lavori; fu un periodo indimenticabile, un’esperienza che ti cambia la vita e il cervello!

D. Cosa rappresenta per lei la fotografia in termini emotivi?
R. Io vivo di fotografia, mi esprimo attraverso la fotografia, parlo di e con la fotografia; io non “faccio” il fotografo”, io “sono” un fotografo!

D. E pratici?
R. E’ fantastico poter vivere facendo un lavoro che ami; mi sorprende ogni giorno il poter pagare le bollette facendo semplicemente quello che mi piace fare.

D. Fotografa per lavoro o per diletto?
R. Mi diletto lavorando, lavoro dilettandomi…! Scherzi a parte, è un lavoro stupendo, ma molto serio, molto difficile, che ti mette alla prova ogni giorno! Hai addosso una responsabilità infinita, i tuoi clienti ripongono tutta la loro fiducia nelle tue mani, non puoi deluderli per niente al mondo: un concetto oggi assolutamente messo in secondo piano, per questo ogni giorno nascono “scattini” privi di ogni rigore morale, che non hanno rispetto per quest’arte così profonda né per i committenti.

fotografo Pietro Cardile

Maestri e grandi fotografi per Pietro Cardile

D. C’è stato un incontro con qualcuno che si rivelato importante per la sua crescita?
R. Anni fa conobbi una collega,Silvia, una persona fantastica, con un cuore e una sensibilità che non credo ritroverò mai più. Amavo parlare con lei di fotografia, abbiamo fatto e sperimentato mille cose assieme, cose che rimarranno per sempre nel mio animo e per cui le sarò sempre grato. Adesso non c’è più…ma so che mi sta accanto comunque, ogni giorno!

D. Ha avuto un vero e proprio “maestro”?
R. Mio padre.

Gli scatti di Pietro Cardile

D. Cosa le piace fotografare?
R. Mi piace osservare le persone, i loro volti, le loro movenze, le loro espressioni; mi rendo conto di alzare la macchina fotografica e scattare senza neanche rendermene conto, come se fotografassi semplicemente con gli occhi.

D. Qual è il suo soggetto preferito?
R. La gente, i soggetti ignari di essere fotografati.

D. E il genere?
R. Pur spaziando frequentemente in lavori di vario genere, mi considero fondamentalmente un reporter di matrimonio.

D. Ci racconti il suo concetto di inquadratura:
R. Mi piace racchiudere in ogni fotografia più spazio possibile, più elementi possibili, per raccontare tutto ciò che mi sta accadendo dinanzi, per questo uso prevalentemente dei grandangolari spinti.

D. Che tipo di luci preferisce?
R. Sempre e solo luce ambiente; contaminare la scena con luci artificiali ne diminuisce la realtà; fino a quando la macchina ce la fa io scatto…! Ho conosciuto fotografi di Still Life che avevano ottimizzato il loro studio con finestre e vetrate, e lavoravano solo a certe ore del giorno per avere la luce perfetta. Di questo concetto ne ho fatto un modus operandi.

D. Usa il bianco/nero con il digitale? Se sì, ci parli di questa tecnica e di come la interpreta.
R. All’inizio fu una tragedia, tanto da accostare comunque la camera oscura alle immagini digitali; poi l’esperienza, lo studio e nuovi software hanno aiutato me e tanti altri a riprodurre in digitale quello che un tempo si produceva chimicamente.

fotografo Pietro Cardile

Pietro Cardile e la post-produzione

D. La sua opinione sulla post-produzione:
R. La post è sempre esistita: aggiungere filtri in fase di scatto è sempre stato normale; si “giocava” coi filtri graduati, con quelli di conversione, si usavano pellicole tarate per un tipo di luce e le si sviluppava in maniera diversa da quella che era la loro natura per ottenere dominanti di ogni tipo. Adesso la procedura è la stessa, solo che la si realizza seduti davanti a un monitor…ammesso che tu sappia quello che fai.

D. Quali sono, secondo lei, i limiti etici alla post-produzione?
R. Se non si hanno le basi della fotografia e della tecnica puoi solo fare “zapping” su una tastiera; i risultati che spesso si vedono oggi da parte di fotoamatori e purtroppo anche molti professionisti, sono degli obrobri derivanti da quintali di plugin applicati a caso. Questo fa molto male alla fotografia. Non a caso oggi uno degli effetti più amati è il “vintage”, divenuto celebre in quanto realizzabile attraverso un tastino di uno smartphone.

D. E’ lecito intervenire per migliorare luci e toni di una foto?
R. Le foto non si migliorano, devono essere belle e perfette quando si scattano. La postproduzione serve a fare di una foto la “tua” foto, con i tuoi contrasti e le tue dominanti; parlerei di “enfatizzare” e non “migliorare”. Se la post ti serve solo a correggere la tua esposizione o il bilanciamento del bianco sbagliati…beh lascia stare la fotografia.

D. Che software usa per la post-produzione?
R. Diversi programmi a seconda del tipo di intervento.

D. Che tipo di interventi fa di solito?
R. Controllo delle dominanti, contrasti, saturazioni selettive.

Pietro Cardile: RAW, JPG e TIF

D. In che formato scatta di solito?
R. RAW

D. Se scatta in RAW, che software usa per gestire i file?
R. Dipende dall’intervento successivo che dovrò effettuare.

D. Ha mai provato con LightRoom? Se sì, cosa ne pensa?
R. Ottimo software, per alcune procedure lo uso spesso.

fotografo Pietro Cardile

Informazione

D. Legge riviste di fotografia?
R. Si

D. Consulta siti web di fotografia?
R. Si molto.

D. Ne consulta alcuni in maniera abituale, considerandoli un punto di riferimento?
R. No, in genere cerco quello che mi serve a seconda del momento.

D. Partecipa a workshop o seminari?
R. Normalmente si, anche se da qualche tempo preferisco il confronto diretto e personale con qualche amico/collega magari a cena. Ho la fortuna di conoscerne tanti e di grande livello.

D. E fa parte di una associazione del settore?
R. Negli anni ho conquistato il posto nelle file delle più importanti associazioni internazionali. Ma da qualche tempo mi hanno molto deluso. Faccio l’esempio della “prestigiosa” americana WPJA, dove fino a qualche anno fa per entrare dovevi superare degli screening rigidissimi: venivano accettate ogni anno circa il 10% delle domande totali al mondo. Oggi basta fare richiesta per essere ammessi…! E come lei tutte le altre. Non voglio sminuire chi ne fa parte, ma è solo la verità. Sono iscritto a WPJA, ISPWP, SWPP. WPS, che sono americane e inglesi; ormai mantengo l’iscrizione solo per una questione di visibilità sul web e non per spirito di appartenenza. Una parola a parte spetta invece ad ANFM, un’associazione italiana di grande pregio, a cui sono particolarmente legato per i tanti anni di partecipazione, che racchiude tanti grandi della fotografia italiana, e di cui sono stato segretario nazionale per due anni.

D. Va a fiere e saloni di fotografia?
R. No

D. Cosa ne pensa, li trova utili?
R. Probabilmente saranno utili per tanti; io preferisco le mie ricerche personali sul web nella tranquillità del mio studio.

Mostre di fotografia

D. Visita mostre di fotografia?
R. Quando posso si.

D. Quali sono quelle che ha apprezzato di più in assoluto?
R. Circa 20 anni fa, la mostra di Diane Arbus alla Galleria Agfa a Milano…indimenticabile!

D. Qual è stata l’ultima visitata?
R. Ferdinando Scianna

D. La mostra che vorrebbe vedere?
R. Purtroppo non ho mai visto dal vivo le foto di Gianni Berengo Gardin e Mario Giacomelli

D. Ha realizzato sue mostre fotografiche? Se sì, dove e quando?
R. Non avevo mai fatto mostre personali, sempre stato troppo imbarazzato. Spinto da tanti amici ho organizzato la mia prima personale nel novembre 2013, a bordo di una barca, un caicco turco di 40 metri.

D. Ci racconti la più emozionante tra queste esperienze.
R. L’unica che ho fatto dunque la più emozionante.

fotografo Pietro Cardile

Le attrezzature di Pietro Cardile

D. Attualmente, quali fotocamere usa?
R. Uso Nikon da sempre, la lista è molto lunga, cito solo l’ultima arrivata, la D800.

D. E quali obiettivi?
R. Anche qui una lunga lista, difficile scriverli tutti; come ho detto amo i grandangolari, particolarmente il 10 e il 14mm.

D. L’obiettivo che usa più spesso?
R. Il 14mm e il 24mm.

D. Quali flash?
R. Possiedo due Nikon SB900 e due SB800, ma giacciono inutilizzati in borsa, salvo casi estremi.

D. Qual è stata la sua prima macchina?
R. Una Zeiss-Ikon 6×6 del 1957 con obiettivo a soffietto e otturatore a molla a carica manuale; la uso ancora adesso.

D. Come si è evoluta nel tempo la sua attrezzatura?
R. Amo le mie macchine fotografiche, sono degli oggetti che mi procurano benessere; ma nonostante questo mio legame, penso che a livello di pura fotografia non ci sia stata un’evoluzione ma un imbarbarimento; tutt’oggi scattare con una 6×7 a pellicola offre delle sensazioni difficili da riprovare con le macchine digitali. Ma è uno dei compromessi del lavoro, dunque siamo sempre in corsa per il nuovo modello!

D. Ha mai fatto un cambio integrale di marca? Se sì, perché?
R. No mai, e non credo che lo farò.

D. Dove acquista di solito le attrezzature? Fa spese online?
R. Compro solo online da siti che ormai conosco molto bene.

Pietro Cardile e la nostalgia della pellicola

D. Lavora ancora in pellicola?
R. No, ma ammetto di pensarci continuamente!

fotografo Pietro Cardile

PRO – Pietro Cardile in studio

D. Com’ è fatto il suo studio fotografico?
R. Il lavoro è una cosa molto seria, di cui parlare con serenità e in un luogo tranquillo e discreto; per questo anni fa ho collocato la mia attività in un grande appartamento: ho dedicato una grande sala all’accoglienza dei miei clienti, dove devono stare comodi e sentirsi a proprio agio. Qui possono visionare nel dettaglio ogni tipo di prodotto e fare tutte le domande del caso. Per la privacy e la discrezione, un’altra sala è dedicata esclusivamente allo sviluppo del lavoro dove io e i miei collaboratori operiamo su foto e video. La terza, la sala riunioni, è utilizzata quando i clienti sono aziende e bisogna discutere con più persone della realizzazione di un lavoro; oppure quando io e il mio staff facciamo un briefing lavorativo o vogliamo rilassarci per un semplice caffè. La camera più importante è quella del server e dell’archivio, ben tenuta sotto chiave.

D. Quali sono le attrezzature specifiche da studio?
R. Una lunga lista, sono tante le cose acquistate nel tempo, davvero un po’ di tutto.

D. Che genere di fotografia vi realizza?
R. Quando occorre, solo Still life.

fotografo Pietro Cardile

Info di contatto

  • Nome: PIETRO
  • Cognome: CARDILE
  • Indirizzo: VIA RISORGIMENTO 88
  • Città: MESSINA
  • Telefoni: 090/673485
  • Email: info@fotopietro.it
  • Sito web: WWW.PIETROCARDILE.COM

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