Intervista al giovane fotografo Giulio Tiberi

Intervista al giovane fotografo Giulio Tiberi

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La fotografia secondo Giulio Tiberi

D. Quando e come ha scoperto la fotografia?
R. Viaggiando molto sono sempre stato appassionato di fotografia come testimonianza e memoria dei posti visti e delle persone conosciute/incontrate.

D. Ci racconti il suo primo approccio a quest’arte:
R. Mi sono avvicinato a quest’arte collaborando come assistente e fotografo di backstage di supporto al mio amico e bravissimo fotografo Alessio Mercuri.

D. Ricorda la sua prima foto?
R. Ricordo il primo contesto professionale in cui ho cominciato a fotografare e il primo evento dopo l’acquisto della mia prima reflex: rispettivamente la mega-convention nazionale “MatrixForFun2012” a Riccione e Gara 1 dei playoff di basket di serie A dello scorso anno tra la “mia” Acea Roma e la squadra di Reggio Emilia.

D. Qual è stato il suo percorso di crescita e apprendimento dell’arte fotografica?
R. Sono partito come assistente, poi fotografo di backstage successivamente esteso a fotografia di reportage di eventi nel settore dell’hairstyling (Matrix/L’Oreal). Da quando ho cominciato a muovermi individualmente ho fotografato diversi ambiti: sport, teatro, concerti, sfilate di moda, paesaggi o ambienti, party e serate, vernissage artistici con l’obbiettivo di migliorare e trarre insegnamenti da ogni tipologia nuova affrontata.

D. E quali le sue tappe più significative?
R. Detto già di Alessio Mercuri sicuramente la svolta è arrivata con l’inizio della collaborazione con l’amico e noto fotografo Luca Esposito che mi ha formato e permesso di inserirmi in molte situazioni diverse con annesse importanti conoscenze. Tra tutte le esperienze particolarmente formativo è stato il mio servizio prestato alla recente Biennale di Arte Contemporanea di Firenze di cui proprio Luca è stato Direttore della Fotografia. Precedentemente già l’acquisto di attrezzatura professionale mi aveva permesso di intraprendere una strada più rapida e soddisfacente in quanto conquistata con le mie sole forze. Recentemente poi grazie alla segnalazione della mia amica Giorgia Limiti e alla disponibilità dell’inesauribile Luigi Liguori sono entrato nella sana e creativa famiglia di Scouting Center.

D. Cosa rappresenta per lei la fotografia in termini emotivi?
R. Per me la fotografia deve raccontare qualcosa, trasmettere delle emozioni o semplicemente rappresentare la memoria di alcuni momenti meritevoli di essere ricordati. Mi piace la fotografia di reportage perché ha come scopo proprio quello di raccontare che sia un gesto sportivo, un momento di vita o una situazione interessante.

D. E pratici?
R. In questa fase della mia vita molto ricca e intensa la fotografia rappresenta proprio un bisogno di cui avverto la necessità e la mancanza. Una sorta di vita parallela sulla quale concentrarmi e dalla quale poter ottenere conforto e riparo nei momenti più amari o esaltazione ed entusiasmo in quelli più felici.

D. Fotografa per lavoro o per diletto?
R. Direi che sono ancora in una fase intermedia ma sicuramente il mio obbiettivo sarebbe quello di poter trasformare una passione in un lavoro. La ritengo una delle più grandi fortune che la quotidianità della nostra vita può regalare.

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Maestri e grandi fotografi per Giulio Tiberi

D. C’è stato un incontro con qualcuno che si è rivelato importante per la sua crescita?
R. Come già detto sono due le persone che mi hanno reso dal punto fotografico la persona che sono attualmente: Alessio Mercuri e Luca Esposito.

D. Ha avuto un vero e proprio “maestro”?
R. Se con Alessio mi sono avvicinato a questa arte ma probabilmente non avevo ancora le basi giuste per poter imparare e “rubare” dalla sua qualità e professionalità, è con Luca che ho imparato quasi tutto sia dal punto di vista tecnico che del concept e della visione fotografica.

Gli scatti di Giulio Tiberi

D. Cosa le piace fotografare?
R. Sinceramente non disdegno nulla perché ritengo che fossilizzarsi su un solo genere non permetta la massima crescita e completamento professionale fotografico.

D. Qual è il suo soggetto preferito?
R. Direi sicuramente il basket, sport a me caro da 20 anni già come giocatore (e giornalista) prima ancora che fotografo.

D. E il genere?
R. La fotografia sportiva, ho sempre vissuto e continuo a vivere anche di sport praticato. Anche a livello fotografico il mio amore per lo sport risulta determinante e mi ha portato già a cimentarmi, oltre che con il basket, anche con il calcio il football americano e il tennis.

D. Ci racconti il suo concetto di inquadratura:
R. Per l’inquadratura è molto importante perché uno stesso soggetto o momento può cambiare enormemente a seconda dell’inquadratura scelta per riprenderlo.

D. Che tipo di luci preferisce?
R. Personalmente non adoro particolarmente l’utilizzo del flash anche se ovviamente è tutto relazionato al tipo di foto e di condizioni.

D. Usa il bianco/nero con il digitale? Se sì, ci parli di questa tecnica e di come la interpreta.
R. Uso raramente il bianco e nero, mi piace molto ma ritengo che parte della sua bellezza sia dovuta anche all’uso occasionale e ben mirato. Sicuramente dal punto di vista emozionale il bianco e nero trasmette qualcosa di molto forte, di impatto.

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Giulio Tiberi e la post-produzione

D. La sua opinione sulla post-produzione:
R. Francamente non ricorro in maniera eccessiva alla post-produzione. La ritengo giusta e necessaria praticamente sempre ma a patto che non costituisca la fetta predominante del risultato fotografico che devo comunque essere figlio dello scatto vero e proprio.

D. Quali sono, secondo lei, i limiti etici alla post-produzione?
R. I limiti etici sono molto semplicemente quelli di non falsare o ricostruire una realtà che non esiste. Con la post-produzione si può stravolgere praticamente tutto e, salvo alcuni casi prettamente commerciali che lo impongono, per il resto non trovo eticamente giustificabile lo stravolgimento di un qualsiasi soggetto fotografico.

D. E’ lecito intervenire per migliorare luci e toni di una foto?
R. Si, entro questi termini si anche se ovviamente l’obbiettivo è quello di rendere lo scatto già in partenza più vicino possibile a ciò che ricerchiamo e che speriamo di raffigurare.

D. Che software usa per la post-produzione?
R. Uso solo ed esclusivamente LightRoom.

D. Che tipo di interventi fa di solito?
R. Interventi più o meno standard quali bilanciamento, esposizione, contrasto, ombre, luci, biano/neri e definizione dei dettagli.

Giulio Tiberi: RAW, JPG e TIF

D. In che formato scatta di solito?
R. Solitamente in RAW salvo particolari casi in cui desidero vedere immediatamente i risultati magari sul mio iPad e quindi ricorro al RAW+JPG.

D. Se scatta in RAW, che software usa per gestire i file?
R. Appunto LightRoom.

D. Ha mai provato con LightRoom? Se sì, cosa ne pensa?
R. Come già esplicitato utilizzo LightRoom e ritengo che tale software abbia tutto ciò che serve di supporto alla mia fotografia.

Informazione

D. Legge riviste di fotografia?
R. No, almeno finora non mi è quasi mai capitato.

D. Consulta siti web di fotografia?
R. Raramente e occasionalmente, più che altro siti prettamente inerenti alla fotografia che prediligo ovvero quella sportiva.

D. Ne consulta alcuni in maniera abituale, considerandoli un punto di riferimento?
R. No, per il momento no.

D. Partecipa a workshop o seminari?
R. Ho partecipato come assistente a diversi workshop seminari, pochi in qualità di vero e proprio partecipante. Ho svolto inizialmente un paio di corsi di fotografia base e di post-produzione.

D. E fa parte di una associazione del settore?
R. No, al momento no.

D. Va a fiere e saloni di fotografia?
R. Si, in ordine di tempo l’ultima fiera a cui sono stato è il Photoshow edizione 2013 a Milano.

D. Cosa ne pensa, li trova utili?
R. Si, anche se non sempre trovo sia facilissimo sfruttarne tutte le potenzialità.

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Le attrezzature di Giulio Tiberi

D. Attualmente, quali fotocamere usa?
R. Ho iniziato con la Nikon D700 (e occasionalmente la D800) prima di acquistare la mia attuale D3200.

D. E quali obiettivi?
R. Sempre e solo Nikon. Ho utilizzato con la D700 obbiettivi professionali quali il 24-70 2,8 e il 70-200 2,8 mentre con la D3200 ho in dotazione i vari 18-55 / 18-70 e 18-105 che però non utilizzo ormai più visto il recente acquisto di un performante e perfettamente idoneo soprattutto al mio lavoro nel basket 24-120 F4.

D. L’obiettivo che usa più spesso?
R. Sicuramente quest’ultimo: il 24-120 F4 Nikon.

D. Quali flash?
R. Finora ho utilizzato con la mia macchina solo uno Yongnuo 560 II che ritengo una ottima soluzione se si ricerca un ideale rapporto qualità-prezzo. Mi sento di consigliarlo.

D. Qual è stata la sua prima macchina?
R. Ho usufruito inizialmente della Nikon D700 del mio maestro, poi a maggio mi sono comprato una Nikon D3200 che ritengo molto più che una entry level.

D. Come si è evoluta nel tempo la sua attrezzatura?
R. Sulla base della sola attrezzatura personale ho avuto una sola macchina mentre l’evoluzione delle ottiche è stata: 18-55 ? 18-105 ? 18-70 ? 24-120 F4.

D. Ha mai fatto un cambio integrale di marca? Se sì, perché?
R. No mai, ho iniziato con Nikon e credo che non cambierò mai perché mi trovo molto bene.

D. Dove acquista di solito le attrezzature? Fa spese online?
R. Un po’ dove capita: negozi fisici e online.

Giulio Tiberi e la nostalgia della pellicola

D. Lavora ancora in pellicola?
R. No e sinceramente vista la mia recente nascita come fotografo non l’ho mai fatto.

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Info di contatto

Commento alle foto allegate

  • Le foto relative ai match dell’Acea Virtus Roma sono di proprietà di ScoutingCenter.
  • Si ringrazia il mio amico Luca Spampinati per la foto di LeMille Eventi.

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