Intervista al fotografo Marco Moscadelli

Intervista al fotografo Marco Moscadelli

Marco Moscadelli, fotografo

La fotografia secondo Marco Moscadelli

D. Quando e come ha scoperto la fotografia?

R. Avevo 10 anni e mio zio dal rientro dal Giappone mi regalò una strana macchina fotografica che non avevo mai visto! Si riusciva guardando nel mirino a vedere quello che l’obiettivo inquadrava: strepitoso! Era una reflex.

D. Ci racconti il suo primo approccio a quest’arte

R. Ora che mi era capitata in mano questa “cosa”, dovevo capire come funzionava. Per fortuna c’erano le istruzioni anche in Italiano; che zio intelligente. Capito in linea di massima il suo funzionamento, si doveva provare! C’era persino un rullino di pellicola in dotazione. Apri, carica e scatta.

D. Ricorda la sua prima foto?

R. Ricordo le mie prime foto. A 10 anni vi confesso, non avevo una grande libertà di movimento. Non potevo viaggiare, di utilizzare una modella non se ne parlava (forse avevo una vaga idea di che cosa fosse una donna) ma dovevo provare questa scatoletta magica. Avevo a disposizione un balcone ed una casa. Sicuramente queste limitazioni mi hanno portato ad avvicinarmi allo still-life. Ho iniziato infatti a fotografare oggetti che trovavo in casa … e qualche insetto sul balcone!

D. Quale è stato il suo percorso di crescita e apprendimento dell’arte fotografica?

R. L’edicola!

Mi piaceva fotografare e volevo approfondire. Non capivo perché se illuminavo i miei soggetti con le abat-jour dei comodini dei miei, mi veniva tutto giallo! Trovai quindi in edicola un’enciclopedia a fascicoli sulla fotografia. Fantastico. Non aspettavo altro che uscisse il numero successivo per poter apprendere cose nuove. Quell’enciclopedia completa l’ho ancora in bella mostra nella mia libreria.

D. E quali le sue tappe più significative?

R. La prima tappa importante è stato conoscere il fotografo dove portavo a sviluppare le foto. Fortuna ha voluto che avesse uno studio fotografico. Mi sono quindi proposto come assistente (gratis!!! Stiamo parlando di un Genovese a Genova!) e da li ho iniziato a capire che cosa fosse una vera macchina fotografica, un banco ottico, dei bank, insomma … l’attrezzatura fotografica per un vero fotografo. Naturalmente di anni ne erano già passati ed avevo un motorino con cui mi potevo finalmente muovere.

D. Cosa rappresenta per lei la fotografia in termini emotivi?

R. Bella domanda! Se devo parlare come osservatore, la paragonerei a qualsiasi forma d’arte che e’ in grado di far scaturire un’emozione soggettiva. Se devo parlare da operatore, poco. Purtroppo oggi la creatività – parlo dello still-life – non esiste praticamente più. Gli spazi per essere creativi sono strettissimi. La creatività e’ delle agenzie pubblicitarie. Oggi e’ tutto pre-ordinato a tavolino, noi possiamo solo eseguire il lavoro che è già ben rappresentato con i lay-out. Lo spazio per la creatività è relegato di più con i clienti diretti che non hanno alle spalle un’agenzia e che quindi sono disponibili a farsi guidare per le loro scelte di comunicazione. Quando nelle interviste arrivo a questo punto, ricordo sempre che la vera creatività l’ho espressa quando questo mestiere non era un mestiere ma un hobby. Quando sei libero da budget, da costrizioni logiche di visibilità del prodotto, quando non sei pagato per quello che fai e non devi quindi rendere conto a nessuno.

Mi sono ripreso un po’ di questa creatività e libertà, scattando foto “artistiche” (che non hanno a che vedere con il mio lavoro). Per chi ne avesse voglia: http://www.fotografo-fotografo.it/artistiche.html

Nulla di trascendentale, solo il sapore della libertà.

D. E pratici?

R. Il cibo. O meglio … i soldi per vivere!

D. Fotografa per lavoro o per diletto?

R. Oggi per lavoro e poco per diletto.

Maestri e grandi fotografi per Marco Moscadelli

D. C’è stato un incontro con qualcuno che si rivelato importante per la sua crescita?

R. Come dicevo prima: l’edicolante! Scherzi a parte, in particolare nessuno. La crescita avviene internamente, con le esperienze di tutti i giorni non legate necessariamente alla fotografia. E’ la vita che ci fa crescere.

D. Ha avuto un vero e proprio “maestro”?

R. “Self-Made Men”, come direbbero gli americani. Quando mi trasferii a Milano per inseguire questo sogno, avevo 26 anni e non avevo tempo ne soldi per fare una trafila lunga ed andare a fare l’assistente magari ancora gratis (erano altri tempi … oggi quasi tutti vogliono capire prima quanto li paghi!). Il mio primo maestro è comunque stato Giampiero Paladini, poco conosciuto fotografo di Genova da cui ho fatto i primi passi, “l’altro” vero maestro e’ stato Alberto Olivieri, art director dell’agenzia pubblicitaria dove ho lavorato per 5 anni (per mantenermi a Milano) e dove ho imparato la comunicazione. Allora non facevo il fotografo. Avevo solo l’obiettivo di riuscire a farlo!

D. Per lo stile, ha fatto riferimento a quale grande fotografo mondiale?

R. Purtroppo devo ripetermi: no. Anche perché non siamo fotografi di fashion. Lo still-life deve mostrare alla fine il prodotto e si devono rispettare determinate esigenze del cliente e delle agenzie. Credo che i riferimenti ai “grandi” siano più per i fotografi che lavorano nella moda.

D. Chi sono i “grandi” di ogni epoca che ammira di più?

R. A mio giudizio non esiste un grande. Esiste qualcuno che con le sue immagini ti emoziona. Potrebbe essere anche il tuo vicino di casa. Sarebbe da aprire un capitolo su cosa sia l’arte. Meglio non avventurarci però in discussioni prolisse che spesso non trovano una via di uscita. Credo, come dicevo prima, nelle emozioni soggettive. Oggi siamo portati a seguire il nostro capo-branco ed è lui che spesso sceglie per noi (ne siamo consapevoli?). L’emozione deve nascere dentro di noi e non pilotata dall’esterno. Il grande è colui che è in grado di scatenarti un’emozione profonda. Che sia con un quadro, un graffito, una poesia o una fotografia.

Scatti

D. Cosa le piace fotografare?

R. Direi tutto! Tutto ciò che non ho mai fotografato però, aggiunge una piccola sfida alla tua vita di fotografo.

D. Qual’è il suo soggetto preferito?

R. Quello che dovrò ancora fotografare

D. E il genere?

R. Still-life

D. Ci racconti il suo concetto di inquadratura

R. L’inquadratura è un concetto? Scopro cose nuove!

D. Che tipo di luci preferisce?

R. Il Caravaggio può dare un’idea della luce che preferisco. Ma si può adattare ad uno still-life? E se si … quante volte si potrà usare?

D. Quale nuovo genere di fotografia vorrebbe esplorare?

R. Sto esplorando la “fotografia in movimento”. Cerco per quanto possibile, di fare la direzione della fotografia dietro una macchina da presa. Non è semplice dopo una vita dedicata alla fotografia tradizionale, ma visto che la cassettiera dei miei sogni ha più cassetti e che il primo (la fotografia) è stato aperto e quindi realizzato, cerco di passare al secondo che è ancora chiuso. Non a chiave, vedo un piccolo spiraglio, ma quello spiraglio fa sognare e se non sognamo (scusate la citazione filo Marzulliana) è difficile raggiungere gli obiettivi.

D. Usa tecniche fotografiche speciali, come il macro?

R. L’unica tecnica da me utilizzata è il fotoritocco. La macro non la definirei una tecnica ma una branca specialistica della fotografia.

D. Usa il bianco/nero con il digitale? Se si, ci parli di questa tecnica e di come la interpreta.

R. Praticamente mai. La utilizzo solo quando produco mie immagini o quando qualche amico mi chiede di fargli qualche foto al matrimonio! Finalmente si sono sposati quasi tutti!!!

Marco Moscadelli e il fotoritocco

D. La sua opinione sul fotoritocco

R. Oggi il fotoritocco è indispensabile e ci aiuta nel nostro lavoro. Quando lavoravo su pellicola si potevano anche trascorrere 3 – 4 ore per fotografare una singola bottiglia di vino, per esempio. Avete presente gli ori di certe etichette? La sfida era far brillare l’oro senza che tutto ciò che utilizzavi per farlo si riflettesse nel vetro. Che pazienza. Oggi i tempi sul set si sono notevolmente ridotti e si sono trasferiti sulla post-produzione.

D. Quali sono, secondo lei, i limiti etici al fotoritocco?

R. Per quanto riguarda il lavoro di chi produce immagini di still-life, non e’ possibile stravolgere troppo il prodotto e quindi i limiti etici credo non si superino mai. Diverso e’ il fotoritocco di modelli e personaggi.

D. E’ lecito intervenire per migliorare luci e toni di una foto?

R. Oltre che lecito e’ indispensabile.

D. E per rimuovere elementi di disturbo?

R. Certamente si. Al momento dello scatto a volte si preferisce lasciare un elemento di disturbo nell’inquadratura pur vedendolo. Faccio un esempio pratico e magari anche un po’ stupido, ma serve per comprendere meglio: pensiamo ad una presa elettrica o ad un bocchettone dell’aria condizionata in un ufficio che ci disturba. Un tempo o si cambiava inquadratura rischiando di dover rinunciare a qualche cosa, o si comprendeva nello scatto questo elemento che veniva poi pubblicato con la stampa della foto. Oggi si scatta e si elimina in post-produizione.

D. E aggiungere elementi, cieli oppure oggetti?

R. Per quanto mi riguarda direi di si. E’ il mercato stesso che lo richiede. Riuscireste a vendere una foto con un bel cielo bianco?

Marco Moscadelli: RAW, JPG e TIF

D. In che formato scatta di solito?

R. RAW

D. Se scatta in RAW, che software usa per aprirle i file?

R. Photoshop

D. Ha mai provato con LightRoom? Se si, cosa ne pensa?

R. Si, ma trovo che l’interfaccia di Photoshop mi sia piu’ familiare.

Informazione

D.Legge riviste di fotografia? Se si, quali?

R. Nikon-Pro

D. Consulta siti web di fotografia?

R. Si

D. Ne consulta alcuni in maniera abituale, considerandoli un punto di riferimento?

R. No

D. Partecipa a workshop o seminari?

R. Qualche volta si, a seminari.

D. Cosa pensa dei worshop?

R. Credo che servano di piu’ ai fotoamatori.

D. Fa parte di un circolo fotografico?

R. No

D. E di una associazione del settore?

R. Si, Tau-Visual

D. Va a fiere e saloni di fotografia? Se si, a quali?

R. Qualche volta, ma non ultimamente

D. Cosa ne pensa, li trova utili?

R. Poco

Mostre

D. Visita mostre di fotografia?

R. Si

D. Quali sono quelle che ha apprezzato di più in assoluto?

R. Non ci sono mostre che ho apprezzato di piu’ in assoluto. Quello che osservo e’ che spesso i fotografi esposti sono sempre gli stessi. Direi che in Italia da questo punto di vista siamo alla preistoria. Nessuno che ha il coraggio di fare mostre di sconosciuti. Come mai? Perche’ quello che conta e’ il rientro economico e quindi si entra in un circolo vizioso dove chi fa cassetta e’ quasi sempre il “solito” di turno.

D. Qual è stata l’ultima visitata?

R. L’ultima che mi ha emozionato? La East side Gallery a Berlino … ma e’ di fotografia? Avete idea di cosa parlo? Emozioni da una mostra fotografica e’ parecchio che non ne ricevo.

D. La mostra che vorrebbe vedere?

R. La mostra di qualche sconosciuto.

D. Ha realizzato sue mostre fotografiche? Se si, dove e quando?

R. Briciole. Ho esposto in qualche galleria (mai pagando), attenzione!

Le attrezzature di Marco Moscadelli

D. Attualmente, quali fotocamere usa?

R. Nikon D 700

D. E quali obiettivi?

R. Nikon 24-120 – Nikon 12-24 – Nikkormat Micro 105

D. L’obiettivo che usa più spesso?

R. Nikon 24-120

D. Quali flash?

R. Generatori Bowens

D. Quali cavalletti e teste?

R. Manfrotto – Gitzo – Colonna Fatif e Inka

D. Quali altri attrezzature o accessori usa?

R. Bank aereo Hensel, Bank Wafer, altri bank, griglie a nido d’ape… diciamo che ho un’attrezzatura piu che completa.

D. Utilizza filtri? Se si, quali?

R. No, quasi mai; solo il polarizzatore.

D. Quale è stata la sua prima macchina?

R. Olympus OM 1n

D. Come si è evoluta nel tempo la sua attrezzatura?

R. Hasselblad -> Banco ottico Sinar P -> ritorno al 35 mm con Nikon D700

D. Ha mai fatto un cambio integrale di marca? Se si, perchè?

R. No

D. Dove acquista di solito le attrezzature? Fa spese online?

R. Dal mio fornitore storico

Nostalgia della pellicola

D. Lavora ancora in pellicola?

R. No

PRO – In studio

D. Come è fatto il suo studio fotografico?

R. Sala posa con soppalco, non grandissimo (circa 32 mq la sala posa + 12 mq di soppalco)

D. Quali sono le attrezzature specifiche da studio?

R. Tutto quanto descritto prima

D. Che genere di fotografia vi realizza?

R. Prevalentemente Still-life, ma anche ritratti e food.

Info

Portfolio

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