Come scegliere gli obiettivi per il perfetto corredo fotografico

Come scegliere gli obiettivi per il perfetto corredo fotografico

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Iniziamo subito ad affrontare questo argomento smentendo il titolo: non esiste il “corredo fotografico perfetto”. O meglio, non esiste in assoluto. Ma esiste invece il corredo “giusto” per un certo fotografo in un determinato periodo storico della sua evoluzione. Questo si.

Ecco quindi un tutorial che non vi dice cosa comprare, appunto perchè tutto dipende da voi e da cosa fate, ma che vi fornisce una serie di spunti di riflessione per capire da soli come comporre il vostro corredo fotografico “giusto”. E soprattutto come evolverlo nel tempo in modo che sia sempre adeguato alle vostre esigenze e mai superfluo. Perchè in fotografia superfluo vuol dire spreco di soldi.

corredo fotografico perfetto

Il corredo fotografico giusto

Per “giusto” intendiamo in generale il corredo fotografico in grado di soddisfare pienamente (senza essere in alcun modo superfluo) le esigenze di:

  • ripresa
  • creatività
  • qualità

di uno specifico fotografo, ossia voi, in un determinato momento della vostra evoluzione “fotografica”.

Il corredo che è giusto adesso potrebbe, anzi dovrebbe, diventare infatti inadeguato dopo qualche anno, venire quindi aggiornato… e così via. Perchè ovviamente vi sarete evoluti, avrete un maggiore desiderio di qualità, vi sarete indirizzati verso altri generi di fotografia, etc.

Il mercato ovviamente fa il suo lavoro, ossia cerca di vendere.

Questo è nel suo interesse… ma non nel vostro!

Riviste, media, social, aziende faranno di tutto per farvi credere che senza l’obiettivo x non potete fotografare, ma voi non dovete cedere alle lusinghe della pubblicità, bensi valutare oggettivamente se è vero o meno che quella lente vi è davvero fondamentale per poter fotografare. Per questo dovete avere gli strumenti per capire cosa vi serve davvero e cosa invece è solo desiderio frutto dell’influenza esterna.

Ecco quindi alcuni spunti di riflessione che vi permetteranno di avere gli strumenti per capire di quali lenti avete realmente bisogno e di quali potete tranquillamente fare a meno, alla faccia della pubblicità. Quei soldi risparmiati saranno spesi molto meglio in viaggi fotografici.

Il corredo fotografico base

Partiamo dal concetto di corredo fotografico di base, ossia quella dotazione minima di lenti che vi permette di fare praticamente un po’ tutto, ad esclusione ovviamente di applicazioni specifiche che richiedono obiettivi speciali.

Scelta degli obiettivi per focale

Dividiamo gli obiettivi in 3 grandi categorie:

  • normale
  • grandangolari
  • tele

Il “normale” come sapete è il classico 50mm.

I grandangolari sono le focali inferiori al “normale”, e generalmente abbiamo:

  • 35mm
  • 28mm
  • 24mm
  • 20mm

I tele sono invece le focali superiori al “normale” e in linea di massima le popolari sono:

  • 85mm
  • 100/105mm
  • 135mm
  • 180mm
  • 200mm

Abbiamo poi i

  • super-tele, con focali da 300mm in su
  • super-grandangolari, con focali dai 18mm in giù.

Un corredo fotografico di base dovrebbe avere un grandangolo, un tele e un normale. Ma quale di tutti quelli elencati?

Considerando che tra un 35mm e un 20mm la differenza di campo è enorme, cosi come tra un 85mm e un 200mm… sembrebbe che dobbiamo avere almeno 2 tele e 2 grandangolari. Ma la tecnologia ci viene in soccorso proponendoci gli zoom, obiettivi in grado di modificare la focale in maniera continua.

Ecco quindi gli zoom grandangolari, come ad esempio i 20/35mm, i 18/35mm, i 15/30mm, etc. che abbracciano in una sola lente tutta la gamma delle focali grandagolari, spingendosi anche fino a quelle tipiche dei super-grandagolari. Dall’altro lato abbiamo gli zoom tele, come il 70/200mm o il 70/300mm ad esempio, che abbracciano invece l’intera gamma delle focali tele, sconfinando a volte anche in quelle dei super-tele.

Ecco quindi che uno zoom grandangolare, uno zoom tele ed eventualmente un “normale” 50mm sono più che sufficienti per coprire tutte le esigenze della maggior parte dei fotografi.

Super-tele

Gli obiettivi super-tele, quindi parliamo di 300mm, 400mm, 500mm, 600mm, 800mm e oltre, sono utilizzati quasi esclusivamente per fotografia sportiva o naturalistica. Sono estremamente costosi, pesanti, molto difficili da gestire da usare per via della minima profondità di campo. Riservati a fotografi specializzati in questi due settori.

Super-grandangolari

Parliamo delle focali sotto il 20mm, quindi 18mm, 16mm, 14mm fino al 12mm Laowa. Offrono una ampiezza di campo straordinaria; questo li rende da un lato molto creativi soprattutto nella fotografia di paesaggio, ma dall’altro assai difficili da gestire, perchè enfatizzano tutti iproblemi compositivi dei grandangolari. Il rischio di fare foto completamente “vuote” è altissimo. Sono raccomandati a fotografi avanzati o esperti, in grado di sfruttarne le capacità creative senza restare vittime dei loro difetti. Un buon approccio è il 14mm Samyang, con un eccellente rapporto qualità prezzo.

Esistono poi, sempre restando in tema di focale, alcune tipologie di obiettivi speciali:

PC a correzione di prospettiva

detti anche tilt-shift, sono dotati di movimenti di solo decentramento, oppure di decentramento + basculaggio. Servono essenzialmente per fotografia di architettura (il decentramento) o per gestire la profondità di campo portandola al massimo o al minimo (il basculaggio) in modo da ottenere foto totalmente nitide o – all’opposto – foto nitide solo in una ristretta area con l’effetto lilliput. Sono costosissimi, delicati, difficili da usare e ristretti solo per questi usi speciali. Per chi volesse provare esiste il Samyang 24 mm F/3.5 ED AS UMC Tilt-Shift che è un buon compromesso qualità-prezzo per approcciare il mondo degli obiettivi PC.

Fisheye

sono lenti speciali che offrono una ampiezza di campo enorme, dato che parliamo di focali tra il 16mm e l’8mm, ma per contro creano una curvatura estrema dell’immagine man mano che ci si sposta verso i bordi. Potete approfondirli ampiamente su questo tutorial. Sono obiettivi non eccessivamente costosi, molto creativi ma estremamente difficili da usare correttamente. Se usati bene danno risultati molto interessanti, ma il loro utilizzo è limitato solo a pochissime situazioni e va conosciuto molto molto bene. Riservati a fotografi esperti. Sono assolutamente da evitare per fotografare architettura. Per iniziare può andare molto bene il Samyang 12 mm F2.8 ultra Wide fisheye.

Macro

sono obiettivi studiati in maniera speciale per realizzare foto ad alto rapporto di ingrandimento. Esistono generalmente in tre focali 50/60mm, 100/105mm, 180/200mm a seconda del produttore. Il loro uso è limitato alla fotografia di insetti, fiori, etc. Sono difficili da usare, sia per la messa a fuoco e la gestione della profondità di campo, sia per l’illuminazione del soggetto. Esistono in commercio alcuni zoom con capacità macro, magari non su tutte le focali della gamma. Ma come sappiamo, più cose ci sono in un obiettivo… minore è la loro qualità.

NOTA – Naturalmente il discorso vale per fotocamere a pieno formato (full frame), nelle quali la focale della lente resta invariata. Per corpi macchina APS – dove esiste un ritaglio (crop) di 1,5/1,6 con relativa “moltiplicazione” della focale e riduzione proporzionale del campo visivo – il discorso va rapportato alla focale reale che risulta su quella macchina. Esistono infatti obiettivi specifici per macchine APS. Nelle micro 4/3 in ritaglio è addirittura di 2x.

Scelta degli obiettivi per luminosità

Quando parliamo di luminosità degli obiettivi entriamo in un terreno scivoloso e pieno di tranelli, anche se non infido al livello della “qualità degli obiettivi”, argomento ingannevole che vedremo alla fine di questo tutorial.

Perchè dico che la luminosità è un argomento ingannevole? Perchè noi la valutiamo e consideriamo come un fattore assoluto, dimenticando che deve invece sempre essere rapportata alle nostre reali esigenze. Come scegliere l’auto in relazione alla sua tenuta in pista quando poi la usiamo per andare al lavoro in città…

Il problema della luminosità delle lenti era reale e concreto quando si lavorava in pellicola. Lo standard erano diapositive da 50 ISO – come la Velvia, regina delle pellicole professionali – o al massimo 100 ISO. Chiaro quindi che uno stop in più di luce sulla lente significava la differenza tra fare o meno una foto.

Ma oggi, nell’era digitale, con fotocamere che lavorano “normalmente” a 1600 o addirittura 3200  ISO senza alcun problema, ecco che la questione luminosità della lente è divenuta assai meno pressante. Almeno per la fotografia generalistica, quella su cavalletto, etc.

Sicuramente questa esigenza esiste ancora per:

  • chi lavora a mano libera in scarse condizioni di luce
  • fotografia di soggetti in movimento con bassa luce, teatro o musicisti ad esempio,
  • street photography in notturna
  • fotografia del cielo notturno

Ma sono casi limite e non è detto che non possano essere affrontati anche con lenti meno luminose. Per tutti gli altri, invece di spendere una fortuna su un obiettivo f 1,4… sappiate che è molto più economico e altrettanto funzionale alzare gli ISO di uno o due stop.

Certamente la lente molto luminosa (parliamo di f 2.8 o meglio ancora f 1.4) ha il vantaggio dell’apertura estrema del diaframma con conseguente aumento dell’effetto sfocato dietro al soggetto, utile nei ritratti a tutta apertura. Ma dovete valutare bene se spendere una simile somma compensi il prodotto finale. Una buona opzione per entrare in questo mondo possono essere le lenti super luminose, ma a fuoco manuale, della Samyang 35mm f 1.4, con ottimo rapporto qualità prezzo.

Per un uso “normale”, quindi amatori, amatori avanzati e anche semi professionisti, un f4 è perfettamente gestibile su un corpo macchina di ultima o penultima generazione. Un f 2,8 rappresenta già un plus di altissimo livello.

Scelta degli obiettivi per qualità

Quando parliamo di qualità degli obiettivi entriamo, come anticipato, in un campo minato, un terreno davvero scivoloso perchè pieno di inganni pubblicitari. Se volete riflettere sulla qualità delle lenti per prima cosa dovete evitare di farne un dogma, una questione di fede. Tornate alla fisica e alle leggi dell’ottica.

Chiedevi cosa dovete fare delle vostre foto. Dividiamo l’uso delle foto in tre grandi aree:

  • stampa su libri e riviste (stampa tipografica)
  • stampa su carta (stampa fotografica)
  • pubblicazione su social e internet

Tenete presente che la stampa tipografica (quindi su libri e riviste) richiede una densità di 300 DPI, quella su carta fotografica 150 DPI e la pubblicazione sui social solo 72 DPI.

Che signifca? I DPI (dots per inch, ossia punti per pollice) ci dicono quanti “pixel di fotografia” servono per riempire correttamente (senza sgranare, per capirci) un “pollice” di carta o schermo. Un pollice è una misura inglese convertibile in circa 2,5 cm. Se dico 300 DPI vuol dire che mi servono 300 pixel di fotografia per riempire senza sgranature 2,5 cm di carta.

Quindi, se ho una foto che misura 3000 pixel di larghezza, andandola a stampare su un libro (quindi con densità 300 DPI) il massimo che posso farci è un lato 25 cm.

  • 3000 pixel / 300 DPI = 10
  • 10 * 2,5 cm = 25 cm

Ma se la stessa foto la vado a stampare nel laboratorio sotto casa, che stampa a 150 DPI, quei 3000 pixel mi coprono ben 50 cm e non più solo 25 cm.

  • 3000 pixel / 150 DPI = 20
  • 20 * 2,5 cm = 50 cm

Se poi la visualizzo su uno schermo pc o tablet, o smartphone, che lavora a 72 DPI, ecco che quella foto mi permette di coprire correttamente ben 100 cm e oltre.

  • 3000 pixel / 72 DPI = 41,6
  • 41,6 * 2,5 cm = 104 cm

Considerate ora che una onestissima fotocamera da 12 megapixel sforna foto da 4000 x 3000 pixel. Sono immagini che potete stampare a:

  • 33 cm su un libro o una rivista
  • 66 cm sulla stampa da incorniciare
  • 125 cm sul video…

E parliamo di 12 megapixel, ossia ormai quasi di uno smartphone. Se andiamo su una 20/24 megapixel raddoppiamo le dimensioni. Questo vuol dire che eventuali difetti di qualità ottica della lente spariscono nel momento in cui tutti quei pixel vengono compressi per scendere alle dimensioni della foto da stampare o visualizzare.

Lo stesso vale ovviamente per il rumore, la cui “visibilità” si riduce man mano che la foto viene rimpicciolita.

Ecco quindi che se le vostre foto devono andare a illustrare libri e riviste il problema qualità delle lenti è pressante e importante. Se le dovete solo stampare per incorniciare, il concetto di qualità assai diventa meno importante, a meno che non stampiate oltre il formato 60×40. Ma se le vostre foto finiscono solo sui social, qualsiasi concetto di qualità delle lenti diventa del tutto teorico e ininfluente.

Questo, detto in parole povere, vuol dire che se fate quasi esclusivamente foto per social e internet non ha alcun senso comprare obiettivi di altissima qualità ottica, perchè la differenza rispetto ai normali sarà del tutto invisibile.

Qualità degli obiettivi

Dal punto di vista della qualità possiamo dividere gli obiettivi in tre grandi categorie:

  • “fondi di bottiglia”
  • amatoriali
  • professionali

Tra i professionali abbiamo poi quelli di uso normale e quelli di qualità altissima.

I “fondi di bottiglia” sono gli obiettivi super economici, sia di case famose sia di produttori alternativi. Hanno costi bassissimi, luminosità molto ridotta e sono realizzati con materiali economici, quindi risultano fragili e otticamente scadenti. Possono andare bene come entry level, ma se potete saltate direttamente questo passaggio e puntate un po’ più in alto.

Gli obiettivi “amatoriali” sono quelli più diffusi e ampi come gamma di scelta. Ed è qui che dovrebbe cercare chi non ha particolari esigenze. Materiali, costruzione e luminosità dipendono dai costruttori e dai modelli; idem la qualità ottica, anche se oggi esistono obiettivi “amatoriali” con incisione e nitidezza che non hanno nulla da invidiare ai cugini di classe superiore, vedi ad esempio 16/35mm f4 e 70/200mm f4 Canon.

I “professionali” infine hanno come plus (rispetto agli “amatoriali”) la robustezza e i materiali costruttivi, la tenuta agli agenti atmosferici e la luminosità. La qualità è sempre molto alta, ma non è detto che sia sempre superiore ai cugini “poveri” della categoria “amatoriale”.

Obiettivi stabilizzati

La stabilizzazione degli obiettivi è un po’ un mito dei tempi moderni, venduta dai produttori come la soluzione a ogni problema di mosso. Si certo lo stabilizzatore aiuta, ma non risolve tutto. E non sempre serve. Se è vero che permette di recuperare alcuni stop, non è detto che questo sia sempre vero. Se la luce vi permette di scattare a 1 secondo, non è che con lo stabilizzatore potete pensare di andare a mano libera, anche se fosse vero – come giura il produttore – che recupera 4 stop (!).

Esistono sempre dei tempi limite che è molto difficile superare, anche con lo stabilizzatore. Questo vale soprattutto sui tele, che tendono maggiormente ad evidenziare il micromosso da vibrazioni della mano. Ecco quindi che lo stabilizzatore è utile, certamente, ma non è un must da inseguire a tutti i costi e da avere per forza “altrimenti mi viene sempre il micromosso”.

Obiettivi manuali senza elettronica

Vero che ormai siamo abituati all’elettronica ovunque, ma chiediamoci se e dove serve davvero. Ci sembra fondamentale che l’obiettivo dialoghi con la fotocamera e registi nei dati exif i suoi dati di scatto. Ma li abbiamo mai usati? Ci servono davvero?

Questo – e lo dico come ultima riflessione – perchè oggi il mercato propone ottimi obiettivi, penso a Samyang o Laowa, che sono totalmente manuali, quindi niente elettronica di bordo e niente autofocus, ma hanno prezzi eccellenti o ottima qualità ottica. Perchè snobbarli? Quanto conta avere l’autofocus nella fotografia di paesaggio o nella notturna? Pensateci.