Fotografare la Via Lattea: gli errori più comuni

Fotografare la Via Lattea: gli errori più comuni

In questo tutorial ci occupiamo degli errori più comuni che si commettono nel fotografare la Via Lattea, e soprattutto nel post produrla. Anche se, va detto, alcuni errori di PP sono figli di errori commessi in fase di ripresa. Errori volontari, ma spesso involontari fatti da parte di fotografi non preparati sullo specifico argomento.

Ovviamente in questo tutorial parliamo di fotografie di Via Lattea fatte da cavalletto e non da astroinseguitore, perchè li siamo nel campo dell’astrofotografia, con regole e problematiche ben diverse dalla fotografia di paesaggio notturno.

Come prima cosa vi rimando a due tutorial specifici che è bene leggere prima di approfondire:

Servono soprattutto per capire meglio gli argomenti che stiamo per affrontare. Primo fra tutti quello del “rumore” digitale.

Sintetizzo e riassumo gli argomenti che trovate ben approfonditi nei due tutorial: la Via Lattea è poco luminosa e per giunta in “movimento” rispetto al fotografo, per cui l’unico modo per fotografarla da cavalletto (ossia senza inseguirla con un astroinseguitore come fanno gli astronomi) è quello di usare ISO a valori altissimi, da 3200 in su, più spesso 6400. Questo comporta la generazione di un fortissimo rumore digitale nella foto; ovviamente la cosa peggiora su fotocamere poco adatte a lavorare ad alti ISO.

Spesso poi la situazione del cielo è peggiorata, ossia resa “impastata”, dalla presenza di umidità che riflette le luci delle città creando quel bagliore diffuso – di colore giallo/rosso – noto come “inquinamento luminoso”.

Il fotografo si trova quindi a dover post produrre un RAW con problemi di altissimo rumore e ridotta evidenza delle stelle, vuoi perchè poco luminose, vuoi perchè “annegate” nel chiarore del cielo.

 

 

Così si presenta un RAW ben scattato, ma senza alcuna PP.

Dati di scatto: focale 70mm, ISO 6400, f 2,8, 4 sec.

Di seguito vediamo due dettagli della foto ingranditi al 100% che mostrano la presenza di moltissimo rumore digitale. ma anche di forte luminosità diffusa, nota come inquinamento luminoso.

 

 

A volte, poi, nel tentativo di ridurre il bagliore dell’inquinamento luminoso e/o di prevenire la formazione di rumore digitale, il fotografo tende a sottoesporre (quasi sempre lo fa riducendo gli ISO nella convinzione di avere meno rumore nella foto finale). Questa scelta, pensata come migliorativa, finisce invece sempre per peggiorare le cose come risultato finale e rendere più ardua la post produzione.

Gli errori nella postproduzione della Via Lattea

Scaricata la scheda sul suo computer, il fotografo si trova davanti una foto con altissimo rumore digitale, quindi piena di pixel colorati, e con una Via Lattea poco o appena visibile, per giunta su un cielo luminoso e spesso rossiccio, soprattutto nella fascia bassa sull’orizzonte.

La tentazione istintiva (ipotizzando di usare il Camera RAW di LR e PS) è:

  • ridurre il rumore, sia di luminanza che di colore, fino a farlo sparire
  • abbassare le luci per ridurre la luminosità del cielo
  • magari alzare la chiarezza per aumentare il contrasto chiaro/scuro

Il fotografo si renderà subito conto che il risultato finale non è il massimo. Perchè:

  1. La riduzione massiccia di rumore da Camera RAW ha di fatto impastato la foto facendo sparire le stelle più fini assieme al rumore, quindi eliminando l’effetto nuvola proprio della nostra galassia.
  2. La riduzione delle luci ha sicuramente ridotto l’inquinamento luminoso, ma anche le luci delle stelle e della Via Lattea.
  3. L’aumento della chiarezza ha fatto emergere le poche stelle rimaste ma anche il rumore residuo.

A questo punto alcuni tentano di alzare i bianchi o addirittura l’esposizione, ottenendo però solo aumento indiscriminato del rumore e addirittura comparsa del “tessuto” (un disturbo luminoso a forma di reticolato colorato) nelle aree scure.

Qui sotto vediamo la foto precedente con aumento dell’esposizione di +1 stop.

 

 

Si nota certamente un emergere delle stelle più fini, ma anche un terribile aumento del già fortissimo rumore presente nel RAW senza sovraesposizione. Questo ci fa capire che:

una singola foto notturna non si sovraespone mai in PP

Nel caso di foto appartenenti a una sequenza destinata a essere lavorata in stacking, il discorso è ovviamente diverso.

A seguire i due dettagli della foto ingranditi al 100%. Potete notare come la nuvole di stelle più fini si confonda praticamente con la luminosità del cielo e il rumore.

 

Rumore

Il concetto di rumore nelle foto notturne, e in particolare quelle della Via Lattea, viene spesso ignorato o sottovalutato da molti, quasi sempre perchè la foto viene postata sui social e quindi, essendo piccola (così sperano tanti), “nasconde il rumore”. Vi sbagliate: il rumore si vede anche nei francobolli.

Il rumore, essendo inevitabile per via delle condizioni di ripresa, va gestito e ridotto. In linea di massima è preferibile imparare una tecnica di ripresa basata su scatti multipli, che permette di abbatterlo e ridurlo quasi a zero, piuttosto che il solito singolo scatto. E lo stesso vale per il terreno.

Ridurlo interamente in un solo colpo con Camera RAW è fattibile, ma molto dannoso per la qualità dell’immagine. Meglio applicare solo in maniera leggera la riduzione nativa sul RAW (quella di Camera RAW per capirci) e poi approfondire con applicativi come Dfine o tecniche evolute (quelle per il singolo scatto, non per lo stacking, ovviamente).

Inutile ricordare che su una foto notturna qualsiasi aumento di luci, bianchi, esposizione e chiarezza, cosi come riduzione di ombre e neri porta sempre un’aumento del rumore, che è già di per se elevato. Una foto notturna sottoesposta non può essere recuperata in PP in termini di esposizione.

Qui sotto vediamo la nostra foto (in dimensioni originali, in ritaglio al 100% e in dettagli affiancati) con una riduzione di rumore da Camera RAW di zero, 50 e 100 sul rumore di luminanza e con riduzione del rumore colore fissa a 25.

 

 

Soprattutto nella terza foto, quella qui sopra, con ingrandimento al 100% si nota come la riduzione di rumore distrugga tuttii dettagli.

Pennelli e plugin

In alternativa, o in aggiunta ad alcuni di questi passaggi, molti utilizzano pennelli per applicare variazioni di parametri solo sulla Via Lattea. Altri usano dei plugin che si applicano allo stesso modo, ossia localmente con pennelli o selezioni di zona.

Questo riesce solo a creare un effetto surreale per cui abbiamo cieli anonimi quasi privi di stelle, oppure luminosissimi, con una zona scurissima e piena zeppa di stelle della Via Lattea. Effetto orrendo esteticamente e del tutto innaturale.

 

 

La post produzione delle stelle e del cielo deve sempre interessare tutto il cielo. Quindi, se si scurisce il cielo, va scurito tutto in maniera uniforme. Se si esaltano le stelle, vanno esaltate su tutto il cielo. Ergo, qualsiasi modifica a cielo e stelle deve interessare in maniera uniforme – o anche differenziale, ma molto molto sfumata – tutto il cielo. No assoluto alle aree con confini netti.

Le due immagini che seguono sono la visione completa e l’ingrandimento al 100% della nostra solita foto, ma sottoposta a una “aggressione” con Camera RAW per far emergere le stelle della Via Lattea. Un pennello ha aumentato luci, chiarezza e contrasto, riducendo poi foschia e neri per chiudere le aree scure del cielo.

 

 

Ecco l’ingrandimento al 100%. Evidentissimo il clamoroso aumento del rumore.

 

 

Se invece eseguiamo correttamente una media regolazione del rumore, leggerissimi ritocchi su chiarezza e luci, otteniamo una immagine abbastanza gestibile, ma pur sempre piena di rumore.

 

 

Eccola ingrandita al 100%.

 

 

Colori aggiunti

Esiste una corrente di pensiero, diffusa soprattutto tra i meno esperti e tra i più “commercianti” (quelli che vendono workshop per ottenere foto miracolose), che sostiene la necessità di ottenere in foto una Via Lattea come viene vista dal telescopio Hubble.

Essi dimenticano, o non dicono, che le foto di Hubble (e di gran parte dei telescopi terrestri da ricerca) sono elaborazioni al computer di serie di immagini prese in varie regioni dello spettro elettromagnetico e non “foto” da fotocamera come le intendiamo noi.

Inoltre noi siamo sulla Terra e non nello spazio, per cui la nostra fotografia, per essere appunto “fotografia” e non fotomontaggio o CGI, deve raffigurare la Via Lattea come la vede un osservatore dal nostro pianeta. E non come la vede un array di sensori in orbita.

Che la nostra galassia abbia aree colorate è fuori dubbio, lo dice la scienza. Che queste aree siano o meno visibili dalla Terra, e quanto esse siano evidenti, è un discorso ben diverso. Si, i colori ci sono, ma sono tenui ed emergono leggeri nelle foto realizzate con tecniche di ripresa accurate e PP adegate. Se non li vedete, vuol dire che in quella foto che avete fatto non sono visibili, vuoi per la ripresa vuoi per la PP. Non è obbligatorio che si vedano, la Via Lattea è bella anche se le condizioni di ripresa non ne permettevano una visione perfetta.

Alcuni arrivano ad aggiungere colori manualmente, con pennelli o selezioni in PS, alla Via Lattea, oppure usando preset e plugin. Addirittura alcuni, nei loro corsi, spiegano come e dove aggiungere colore. Ecco, se vi piace fatelo, ma sappiate che è un falso.

 

 

Sicuramente è sbrigativo, rapido, spettacolare; vi farà prendere tanti like sui social, ma è un falso. Non esiste infatti alcun criterio scientifico nell’aggiunta di colore, ne può essere alla nostra portata una regola per determinare dove e quale colore aggiungere. Qualsiasi cosa aggiungiate sarà certamente e inevitabilmente falsa.

L’unica strada percorribile, semmai, è apprendere una tecnica di ripresa+PP “natural look”, ossia in grado di fare emergere nel massimo dettaglio possibile la galassia, e con essa il massimo del colore naturale presente e visibile in quel momento.

Terreno

Ultimo, ma non per questo meno importante o evidente, è il terreno. Tutti si concentrano sulle stelle in cielo dimenticando il terreno. Viene trascurato, sia in fase di ripresa che di PP, e poi attaccato o maltrattato nella fase finale, perchè li tutti si accorgono che esiste.

Gli errori più frequenti per quello che riguarda il terreno sono due.

 

Terreno effetto “notte fonda”

Il terreno è ampio ma totalmente scuro, spesso ridotto a una massa oscura che si staglia sul cielo: un profilo nero con tanto nero sotto. A volte nel nero si intuiscono a malapena degli elementi: rocce, fiori, acqua. Sappiate che così non serve a nulla: ruba solo interesse alla foto.

Se decidete che il terreno deve essere presente e quindi contiene elementi visivi, essi devono essere chiaramente visibili. Quando dico “presente” intendo che occupa almeno un terzo della foto, fascia dei terzi in basso. Altrimenti meglio ridurlo a un sottile profilo nella parte bassa dell’immagine, e a questo punto può essere nero pece.

Spesso il terreno scuro (o sottoesposto) viene reso visibile alzando parametri in Camera RAW o in PP, come luci, bianchi, chiarezza, esposizione. Questo però provoca solo un aumento clamoroso del rumore.

 

Terreno effetto giorno

Il terreno è luminoso come se fosse giorno, cosa ovviamente impossibile essendo una foto notturna. Questo “effetto”, orrendo e innaturale, deriva dalla moda di scattare all’ora blu e poi “appiccicare” la parte ritagliata del terreno sulla foto notturna della Via Lattea, magari peggiorando le cose con modifiche alla temperatura di colore del terreno stesso.

Oppure nasce quando si fanno foto separate al terreno e poi vengono incollate senza un criterio fotografico sul cielo. In entrambi i casi il risultato è terrificante.

Il terreno va lavorato in maniera adeguata, sia che venga dalla stessa foto, sia che provenga da scatti separati fatti con impostazioni diverse dopo aver fotografato il cielo.