Fotografare la Via Lattea: la post produzione

Fotografare la Via Lattea: la post produzione

In questo tutorial, che rappresenta il seguito ideale di quello generale sulle problematiche tecniche legate alla fotografia della Via Lattea e di quello specifico sulle tecniche di ripresa, ci occupiamo della parte più importante, e spesso ostica, ossia la post produzione del materiale raccolto sul campo durante la notte, in fase di ripresa.

Problematiche nella post produzione della Via Lattea

Le problematiche principali che il fotografo deve affrontare nella post produzione delle fotografia della Via Lattea sono essenzialmente tre:

  1. rumore
  2. luminosità delle stelle
  3. inquinamento luminoso (non sempre, ma sicuramente un problema tipico nel nostro paese)

Vediamole ora nel dettaglio.

Rumore

Il rumore nelle fotografie della Via Lattea, parliamo ovviamente di foto fatte da cavalletto e non da astroinseguitore, sono caratterizzate da un elevato rumore dovuto al fatto che le riprese sono eseguite sempre a valori di ISO molto alti (3200-12mila).

Questo, come spiegato nel tutorial sulla fase di ripresa, perchè la luminosità della Via Lattea è molto esigua e richiede un mix di impostazioni adeguato per catturarla, fermo restando che il diaframma non può essere aperto oltre il limite fisico della lente e che il tempo non può scendere sotto un certo valore, pena la comparsa dell’effetto movimento nelle stelle.

Mediamente le foto saranno fatte a 6400 ISO, che consideriamo il nostro parametro di riferimento in questo tutorial. Questo valore, come tutti sanno, comporta la presenza di un notevole rumore, anche se la sua comparsa dipende dalla fotocamera stessa.

Ad esempio, i 6400 ISO della Canon 5d MK4 saranno meno “rumorosi” rispetto a quelli della precedente MK3 e cosi via. Ovvio che più un corpo macchina è progetatto per lavorare ad alti ISO, minore sarà il rumore generato. Ma ci sarà sempre e sarà comunque evidente a quei valori. Ecco perchè va assolutamente ridotto.

Luminosità delle stelle

Le stelle hanno “luminosità apparente” diversa, ossia ci appaiono più o meno grandi quando sono viste dalla Terra, ma questo non ha nulla a che fare con la loro reale luminosità. Però, essendo noi osservatori terresti, dobbiamo comunque riferirci alla loro luminosità apparente.

Avremo quindi stelle molto grandi, medie, piccole e piccolissime. Nella Via Lattea abbiamo anche una sorta di “polvere luminosa”, che è quella che crea l’effetto nuvola di luce che caratterizza l’aspetto della nostra galassia vista da Terra.

Più la ripresa fotografica è “sensibile” maggiore sarà quindi il numero di stelle che riusciremo a catturare nella foto e migliore l’effetto spettacolare del nostro cielo notturno. Per questo si tende a usare parametri di scatto estremi: ad esempio diaframma f 2.8 tutto aperto, tempi fino a 15 secondi (non più lunghi per evitare l’effetto movimento delle stelle, che da punti diventano linee) e ISO a 6400.

Questo permette di catturare un elevatissimo numero di stelle, ma non è detto che poi nella foto siano ben evidenti. Ragion per cui la post produzione deve necessariamente agire per esaltarne la luminosità.

Inquinamento luminoso

Il dramma che affligge tutti i fotografi che si cimentano con la fotografia notturna, e in particolare con la fotografia del cielo. Si tratta di luce parassita che proviene dall’illuminazione urbana e si diffonde nel cielo attraverso l’umidità dell’aria e la foschia. Appare come un alone chiaro lucente, molto più luminoso del cielo, che irradia dal basso e sale verso l’alto.

A seconda delle condizioni può essere più o meno invasivo, ma in Italia sono pochissime le zone dove è minimo. Nessuna purtroppo ne è priva come può esserlo, ad esempio, il deserto. Compito della post produzione è quello di ridurlo il più possibile.

Paesaggio e primo piano

Esistono poi nella fotografia della Via Lattea due elementi definiti “accessori”, ma che sono estremamente influenti sul risultato finale e che vengono quasi sempre trascurati o ignorati dai fotografi:

  • paesaggio
  • primo piano

Il paesaggio viene considerato “accessorio” nella foto, come se la Via Lattea fosse tutto quello che conta, dimenticando però che da sola essa è solo una macchia di luce, uguale in tutte le foto. Quello che fa la foto non è la nostra galassia, ma l’inquadratura che la comprende. Inquadratura che ha bisogno di un “paesaggio”, magari anche di un “primo piano”, e sicuramente necessita di una costruzione perfettamente strutturata ed equilibrata in cui la Via Lattea si va a collocare come elemento visivo principale.

La post produzione del paesaggio presente nella foto, come è facile intuire, richiede una lavorazione separata e con specifiche diverse dal cielo. Sicuramente richiede pari abbattimento del rumore, ma richiede anche una esaltazione della luminosità, una gestione del colore, del contrasto, etc. proprio come se fosse un paesaggio diurno.

Se poi decidiamo di aggiungere un primo piano illuminato con tecnica light painting, esso richiederà una ulteriore specifica post produzione.

Cielo e terra lavorati separatamente, con un primo piano illuminato in tecnica light painting.

Cielo e terra lavorati separatamente, con un primo piano illuminato in tecnica light painting.

 

Post produzione delle fotografie della Via Lattea

Vediamo ora in pratica come procedere per i vari elementi nella fase di post produzione.

Ridurre il rumore della Via Lattea in post produzione

Il modo in cui affrontare in post produzione il rumore della nostra fotografia di Via Lattea dipende da come abbiamo effettuato la ripresa. Nello specifico tutorial abbiamo visto che esistono due possibilità:

  • immagine unica (scatto unico o serie di scatti unita in panorama)
  • serie di immagini

Ridurre il rumore della Via Lattea in post produzione: immagine unica

Se abbiamo una sola immagine della nostra Via Lattea – vuoi perchè abbiamo fatto un solo scatto, vuoi perchè abbiamo fatto una sequenza da cui ottenere una panoramica – sappiate che il trattamento del rumore è abbastanza problematico. Ci sono molti metodi, ma nessuno riuscirà a eliminare del tutto il rumore o ridurlo sensibilmente senza fare danni alla foto. Vediamo i metodi più comuni:

  • Camera RAW
  • Metodi con livello invertito
  • Dfine di NIK
  • Plugin e script terzi per Photoshop

Sono tutti validi, ciascuno con i suoi vantaggi e svantaggi, ma nessuno di essi, per quanto lo si voglia usare al meglio, riesce a eliminare del tutto il rumore. Tutti riescono certamente a ridurlo, ma questo comporta comunque una perdita di nitidezza e definizione della foto, ma soprattutto la perdita delle stelle più fini, che vengono comunque spazzate via perchè i vari metodi non riescono a distinguere il pixel-stella dal pixel-rumore.

Almeno su uno scatto singolo.

Solo il confronto tra due scatti permette ai software di capire quale sia il pixel-stella da salvare e quale quello di rumore da eliminare. Per questo le tecniche basate sulle serie di scatti sono certamente quelle vincenti.

Tra questi metodi, quello più affidabile è accoppiare una leggera riduzione di rumore con Camera RAW con l’uso del Dfine di NIK, che è un plugin per Photoshop.

La lavorazione su singolo scatto, per quanto possa essere fatta in maniera professionale e accurata, rivela sempre la presenza di un certo rumore, che non può essere eliminato del tutto per non perdere le stelle più fini.

 

Ridurre il rumore della Via Lattea in post produzione: serie di immagini

A differenza dello scatto singolo, la serie di immagini permette di agire sul rumore in post produzione molto molto efficacemente, arrivando – se la serie è fatta con le dovute accortezze – quasi all’azzeramento del rumore stesso nonostante lo scatto a 6400 ISO o anche a valori maggiori. E questo senza perdere le piccole stelle, la polvere cosmica e i piccoli dettagli, se non in maniera trascurabile.

La serie di scatti viene trattata con il metodo dello stacking, ossia la sovrapposizione delle foto come livelli di photoshop e la loro interpolazione con il metodo della media aritmetica, o valore intermedio, ossia con l’analisi, pixel su pixel di tutti i livelli, un pixel per volta, in maniera da “mediare” la luce di ciascuno di essi. In questo modo, su un buon numero di scatti, il software riesce a capire quale pixel è “stellare” e quale dovuto al rumore, eliminando questi ultimi.

Il problema della post produzione della serie di scatti è uno solo: serve la perfetta sovrapposizione della Via Lattea in ciascuno di essi. Che non è un problema da poco. Se riflettete, in due scatti successivi da cavalletto, ipotizziamo 15 sec. ciascuno, la Via Lattea si sarà mossa – poco ma comunque visibilmente spostata – mentre il terreno sarà rimasto al suo posto. Quindi, al momento di sovrapporre i due scatti in post per sottoporli a media stacking, il terreno risulterà allineato e “mediabile”, ma non la Via Lattea, che sarà disallineata.

Come fare? Dobbiamo allineare la Via Lattea. Ma facendolo portiamo fuori allineamento il terreno.

Sembra impossibile uscirne.

Ridurre il rumore con Photoshop

Una soluzione ci viene offerta da Photoshop, che ha la funzione “allineamento automatico livelli”, con varie opzioni tra cui la totale deformazione degli stessi. Ma non basta.

La verità è che terreno e cielo vanno lavorati separatamente.

Un classico esempio di lavorazione separata, con cielo e terreno prodotti da differenti e specifiche serie di scatti.

 

Quindi in un primo passaggio si procederà ad allineare la Via Lattea e il cielo in tutti i livelli, per poter poi sottoporli a media stacking. Con secondo passaggio si passerà ad allineare il terreno, per lo stesso procedimento. Alla fine i due parziali andranno fusi insieme.

Esistono vari metodi per effettuare l’allineamento del cielo, l’unico necessario dato che quello del terreno non richiede alcuna azione specifica essendo già allineato in tutte le foto.

NOTA questa situazione è l’inverso di quello che accade nelle riprese con astroinseguitore, dove la Via Lattea è ferma in tutte le foto, mentre il terreno risulta spostato in ciascuna di esse.

L’allineamento del cielo presuppone che esso venga prima isolato dal terreno, mediante ritaglio o mediante maschera applicati ovviamente identici su ciascun livello. Una volta isolato il cielo di ciascuno livello si applica “allineamento automatico livelli”.

Se non è sufficiente – cosa assai frequente soprattutto con ottiche molto ampie – si passa a perfezionare l’allineamento in manuale, livello su livello, con la funzione “altera”. Una volta finito si procede a impacchettare i livelli in uno smart object e poi richiedere la fusione con calcolo in “media aritmetica”: il rumore si riduce enormemente, fino a sparire se la serie è adeguatamente lunga e l’allineamento perfetto.

NOTA gli scatti vanno preparati per questo procedimento sviluppando i RAW in Camera RAW con l’applicazione solo di una minima riduzione rumore e non con la riduzione completa, altrimenti si rischia di mandare all’allineamento delle immagini che hanno già perso nitidezza e stelle fini.

Ridurre il rumore con software dedicati

Esistono però dei software (gratuiti e a pagamento) che riescono a fare il lavoro di allineamento e media stacking in maniera automatica. Quasi automatica, per la verità, perchè vanno comunque impostati con cura e soprattutto richiedono che l’utente indichi al programma la porzione di foto da considerare cielo e quella da considerare terreno.

Con questi software, ammesso di aver fatto una adeguata serie di scatti (e non uno singolo scatto) e di aver correttamente impostato sia l’area da considerare cielo che tutti i paramenti di lavorazione, è possibile ottenere delle immagini finali praticamente prive di rumore (nonostante vengano da serie fatte a 6400 o più ISO) ma anche complete di ogni minimo dettaglio stellare.

I più noti sono:

  • DeepSkyStacker
  • Sequator

Ma una volta ottenuta la foto priva di rumore non pensate che la vostra post produzione sia finita. Anzi…

Lavorazione del parziale dopo la riduzione del rumore

Una volta ottenuta, con uno dei procedimenti che abbiamo citato, la nostra immagine priva di rumore siamo solo a metà dell’opera. Mancano infatti ancora:

  • esaltazione delle stelle
  • lavorazione del terreno
  • aggiunta dell’eventuale primo piano in light painting

Avendo una immagine priva di rumore, a questo punto possiamo applicare di nuovo Camera RAW per gestire tutti i paramenti della foto, quindi vividezza, temperatura colore, tono, vibranza o chiarezza. Sia in maniera globale, che localizzata.

Una volta ottenuto quello che vogliamo, dobbiamo passare ad esaltare la luce delle stelle. Ci sono vari metodi, dal pennello di Camera RAW con +luce alla spugna di Photoshop che schiarisce le luci, etc. Ma sono metodi “grezzi”, dai dubbi effetti e che se applicati male risultano molto pacchiani visivamente.

Molto meglio agire localmente con le maschere di luminosità progressive applicate solo alla fascia del cielo.

Post produzione del terreno e del primo piano

Ora mancano solo la lavorazione finale del terreno e l’eventuale aggiunta del primo piano illuminato in light painting, se lo abbiamo previsto il fase di scatto.

Sia che abbiamo usato il semplice media stacking per avere un terreno privo di rumore, sia che usiamo quello processato dai software specifici, il terreno andrà separato dal cielo e lavorato in maniera indipendente perchè ha bisogno di interventi diversi dal cielo.

In questa fase si cerca anche di intervenire sulla fascia di inquinamento luminoso che si trova tra terreno e cielo, nella parte bassa di quest’ultimo. Per contro, questa fascia luminosissima e quindi praticamente priva di stelle, rappresenta la zona di connessione ideale tra cielo e terreno lavorato a parte.

Una volta ricollegati i due pezzi, manca solo da aggiungere, se lo abbiamo previsto, un eventuale primo piano illuminato con tecnica light painting. E la nostra perfetta fotografia della Via Lattea è pronta.

La fascia di inquinamento luminoso è ben evidente in questa foto, ma viene convenientemente usata come area di collegamento tra cielo e terreno, lavorati in post separatamente. Inoltre, la luce dell’inquinamento luminoso serve a rendere evidente il lago in basso.