HDR per la fotografia di paesaggio diurna

Benvenuti in questo tutorial dedicato alle tecniche HDR per la fotografia di paesaggio, che sono diverse da quelle usate per la fotografia notturna.

Non vi ammorbo con la teoria dell’HDR, e se volete approfondirla vi rimando al tutorial specifico.

Entro invece subito nel vivo di questo, affrontando lo scenario in cui andiamo a fotografare: il paesaggio diurno, ossia dall’aurora al crepuscolo.

HDR per la fotografia di paesaggio diurna

HDR nella fotografia di paesaggio

Sapete bene che il paesaggio diurno presenta meno problematiche – rispetto alla fotografia notturna – in termini di ampiezza di gamma.

Ci riferiamo alla differenza di esposizione tra zone di luce e di ombra estreme.

Nelle scene notturne abbiamo le luci artificiali che generano aree luminose, piccole e molto intense, creando forte contrasto rispetto a un contorno scuro o del tutto buio. Questo estremo contrasto richiede una ampiezza di gamma notevole.

La fotografia di paesaggio diurno è invece meno “dura” (ossia meno contrastata e meno ricca di contrasti).

Ma soprattutto – generalmente – ha una sola sorgente di luce molto forte, che è il sole.

Come primo passo distinguiamo le due situazioni che possiamo incontrare nella fotografia di paesaggio diurna:

  • con sole nella scena
  • senza sole

Analizziamo poi la classica foto di paesaggio per definirne le aree. In linea di massima abbiamo:

  • cielo
  • terra

Di norma il cielo è sempre più chiaro della terra.

A volte possiamo avere una fascia intermedia tra queste due, che potrebbe essere un lago, il mare, un campo fiorito, etc.

Essa ha solitamente una luminosità minore del cielo, e maggiore della terra.

Lo scatto medio di una scena (peraltro abbastanza semplice come gamma dinamica). Si nota come il terreno sia quasi del tutto illegibile, e la zona di cielo a destra leggermente troppo chiara.

Scenario medio

Abbiamo così definito il nostro scenario medio.

Possiamo quindi dire che:

la grande maggioranza delle foto di paesaggio è suddivisa in due o tre fasce, generalmente orizzontali, con una luminosità che diminuisce andando dall’alto verso il basso.

Stiamo, ovviamente, generalizzando per spiegare meglio il concetto.

Ora, lo scopo di un bravo fotografo di paesaggio è quello di rendere leggibile e visivamente accattivante tutto quello che è nella sua scena, ossia tutte le fasce di cui abbiamo parlato.

Questo può essere problematico se la differenza di esposizione tra esse diventa troppo grande e supera la gamma dinamica della fotocamera.

Di solito il primo passo che si fa in post produzione è quello di usare le regolazioni di Camera RAW (o similari). Con esse si va a recuperare ombre e/o luci per ottenere appunto una buona leggibilità di tutte le fasce.

Questo presuppone ovviamente di aver fatto uno scatto medio, ossia con una esposizione intermedia tra quella giusta per il cielo e quella giusta per il terreno. Altrimenti il recupero dell’altro estremo diventa difficile.

Ricordate sempre che aprire troppo le ombre molto scure genera forte rumore, mentre recuperare troppo luci molto bruciate crea aloni colorati o macchie grigie. Quindi recupero si, ma entro certi limiti e soprattutto solo su immagini medie, “quindi recuperabili”.

Il nostro scatto medio recuperato al massimo in Camera RAW con chiusura luci e apertura ombre. Si notano in particolare uno “slavamento” della montagna e una brutta chiusura delle luci del cielo a destra sul crinale.

Per questa ragione i precisi fanno di più: eseguono un bracketing per avere una multiesposizione che offra lo scatto medio, ma anche quello scuro (giusto per il cielo) e quello chiaro (giusto per il terreno).

Di quanto esporli è una questione semplice, perché basta leggere bene l’esposizione al momento dello scatto. In ogni caso, generalmente +1 e –1 stop rispetto all’esposizione media (oppure anche 1,5 stop) basta e avanza.

Questo perché nel caso il recupero con Camera RAW di luci e ombre non sia possibile, o porti a danneggiare parti della scena, è necessario passare alla fase 2: HDR!

Sole nella scena

Quello che abbiamo esaminato fino a ora è lo scenario più facile nella fotografia di paesaggio diurna, ossia una scena senza la presenza del sole. Quindi parliamo di:

  • crepuscolo
  • aurora
  • giorno ma con sole alle spalle o laterale
  • giornata nuvolosa o coperta

Ma se la vostra inquadratura comprende il sole, allora tutto diventa più complicato.

Nel caso stiate fotografando:

  • alba
  • tramonto
  • giorno sereno puntando verso il sole

vi trovate ad avere aggiunto – nella vostra immagine – una difficoltà ulteriore da gestire in PP: un punto luminoso che ha una esposizione di molti stop superiore a qualsiasi area chiara della stessa scena.

La situazione più facile di “sole nella scena”: cielo terso e pulito. A sinistra il RAW, a destra il massimo possibile del recupero in Camera RAW.

In questi casi non è possibile usare il recupero “luci”, perché finisce per generare orrende chiazze colorate attorno al sole e macchie grigie sopra di esso. Il danno del ridurre “luci” in Camera RAW è peggiore nel caso di tramonto o alba.

La vostra situazione peggiora ulteriormente se, invece di un sole tondo e pulito su cielo terso, nella scena avete nuvole retro-illuminate dal sole. Li siete nei guai.

La situazione peggiore con sole: nuvole. A sinistra il RAW e a destra il massimo del recupero possibile. Qui, senza HDR è difficile avere una buona scena. Osservate la chiazza di colore attorno al sole dovuto al lavoro di “luci” di Camera RAW.

Questa è infatti la situazione più complessa da gestire.

Perché mentre un sole tondo e pulito su cielo sereno si riesce comunque a ridurre, e in ogni caso è accettabile anche se resta ampio e molto luminoso, con la presenza di nuvole crea una o più aree di fortissima luminosità che sono davvero difficili da gestire come recupero in PP.

Soluzioni HDR per la fotografia di paesaggio

La soluzione ideale è il ricorso alle procedure HDR per la fotografia di paesaggio.

Ne esistono tante, sia manuali che automatiche o semi automatiche. E si basano tutte su una multiesposizione. Ma non tutte sono parimenti efficienti.

Esempio di una multiesposizione per una foto di paesaggio diurna (crepuscolo). Gli scatti sono distanziati di 1 stop tra loro.

Vediamole:

  • software dedicati (come Photomatix)
  • funzioni HDR interne di software di PP (PS, LR e Camera RAW)
  • tecniche manuali

I software dedicati sono, a mio avviso, poco affidabili e spesso generano immagini del tutto innaturali. Oltre a richiedere una spesa per l’acquisto.

Per quanto riguarda le applicazioni HDR interne dei programmi Adobe, possiamo dire che sono abbastanza affidabili, in particolare quella di Camera RAW. Ma il risultato finale dipende molto dall’intervento del fotografo sulle regolazioni e sulla scelta dei parametri.

HDR ottenuto con l’applicazione interna di Camera RAW.

Le tecniche manuali sono più articolate e complesse, devono essere ben comprese nella loro teoria e richiedono un po’ di pratica.

Ma sono quelle che offrono i risultati migliori e vi evitano di generare mostri.

Inoltre sono controllate totalmente e passo passo dal fotografo.

Potete confrontare le due foto, sopra e sotto, per notare come il pur eccellente procedimento gestito dalla funzione HDR di Camera RAW (sopra) sia meno efficente – soprattutto nella zona del terreno – rispetto all’HDR manuale in PP zonale (sotto).

HDR con tecnica di PP zonale.

Tecniche HDR manuali

Tra le tante tecniche di HDR manuale, per la fotografia di paesaggio se ne consiglia una in particolare, detta:

  • PP zonale

Ma esiste anche una “soluzione” alternativa da essa derivata, chiamata:

  • sviluppo differenziale

Le vediamo qui nei loro principi e vi rimando agli specifici tutorial per la descrizione completa.

HDR con sviluppo differenziale

Su tratta della più blanda delle tecniche HDR per la fotografia di paesaggio, ma ha il vantaggio di basarsi su un singolo file RAW.

Quindi, più che una vera tecnica HDR, la si può considerare una sorta di soluzione di emergenza per rimediare quando vi siete scordati di fare la multiesposizione.

Si, perché quando avete a che fare con una scena che pensate possa richiedere HDR dovete sempre scattare una multiesposizione, anche più ampia del necessario. Tanto gli scatti digitali non costano :)

Il principio di questa tecnica è semplice e si basa, come dice il nome, sullo sviluppare il nostro singolo file RAW in maniera diversa per le varie aree della scena.

Si può aprire il RAW con esposizioni diverse, oltre che con impostazioni differenti, simulando di fatto una multiesposizione in PP. Ovviamente non è la stessa cosa che farla sul campo. Non illudetevi.

Si tratta di una soluzione certamente praticabile, ma con grosse limitazioni soprattutto in termini di ampiezza della sovra-sotto esposizione.

Con questo procedimento avremo diverse versioni della stessa foto, ciascuna adeguata per una specifica sua area.

La fusione tra queste immagini, come per la successiva tecnica, avviene manualmente con maschere in PS.

PP zonale

Questa è la tecnica più raffinata ma anche la più efficiente per fare HDR manuale. Ed è anche quella più “artigianale” e creativa, che vi rende davvero protagonisti. E quindi Fotografi.

Si basa su una vera multiesposizione, da fare sul campo. I suoi RAW vengono sviluppati in maniera uguale, ma anche differenziata se serve.

Questo permette di avere una serie di immagini, ciascuna perfetta per una specifica area della foto.

Da esse, attraverso una fusione manuale con maschere in PS, si arriva a ottenere la foto perfetta.