Come impostare il diaframma

Bentrovati in questo tutorial dedicato a come impostare il diaframma (meglio detto “apertura del diaframma”) adeguato per la fotografia che vogliamo scattare. Ricordo che questa guida fa parte di un gruppo di tre sulle impostazioni di base, che sono:

Questa mini raccolta fa parte della serie “primi scatti”, che è rivolta a coloro i quali si stanno avvicinando al mondo della fotografia. Ma anche a chi già scatta e vuole capire meglio la parte teorica.

Come impostare il diaframma

Come impostare il diaframma

Come sapete, la corretta esposizione di una foto si raggiunge modificando due parametri:

  • tempo di scatto
  • apertura del diaframma

In realtà, diversamente da quella analogica, la moderna fotografia digitale consente di variare anche un terzo fattore. Parliamo degli ISO, che misurano la “sensibilità” del sensore.

Ma nello specifico tutorial di questo tris dedicato a “come impostare gli ISO” abbiamo scoperto che il fattore “sensibilità” è problematico per le sue conseguenze, ed è l’asso da calare sul tavolo solo quando serve davvero.

Restiamo quindi al concetto che, per avere l’esposizione corretta, possiamo variare solo apertura del diaframma e tempo di scatto.

Cos’è il diaframma

Prima di capire come impostare il diaframma, andiamo a vedere di cosa ci stiamo occupando.

Meccanicamente parlando, il diaframma è una sorta di saracinesca circolare che si trova all’interno degli obiettivi fotografici. Esso serve a regolare la quantità di luce che lo attraversa.

La sua funzione è quindi quella di permettere al fotografo di ridurre l’intensità della luce che dall’esterno, passando attraverso il sistema di lenti dell’obiettivo, raggiunge poi il sensore.

Il diaframma può passare dal “tutto aperto”, ossia senza alcuna azione di riduzione della luce, al “tutto chiuso”.

Tutto chiuso ovviamente non vuol dire buio, ma solo che si ottiene la massima riduzione possibile della luce.

La regolazione dell’apertura del diaframma viene comandata dall’esterno, dalla mano del fotografo. Ma col tempo sono variati i meccanismi di questa regolazione.

Distinguiamo tra gli obiettivi puramente meccanici (detti anche “manuali”) e quelli “elettronici”.

Negli obiettivi meccanici, ossia:

  • vecchie serie di qualsiasi marca (come ad esempio i Nikon AIS)
  • moderne produzioni “manuali” di aziende come Samyang, Laowa, etc.

la regolazione per impostare il diaframma avviene manualmente, e in maniera diretta, tramite una ghiera esterna.

La sua rotazione nelle due direzioni provoca il movimento delle lamelle del diaframma verso le due posizioni di aperto e chiuso.

Negli obiettivi elettronici, invece, il movimento del diaframma è gestito da un motore, che viene comandato a sua volta dall’elettronica della fotocamera.

Questo sistema, introdotto da decenni con le prime fotocamere elettroniche a pellicola, ha permesso una importante innovazione nella gestione stessa del diaframma.

Impostare il diaframma simulato

Negli obiettivi meccanici quando andiamo a impostare il diaframma esso viene fisicamente chiuso con la rotazione della ghiera.

Questo provoca una riduzione della luminosità reale e l’immagine vista nel mirino diventa scura. Sempre più scura man mano che si chiude il diaframma. Ciò rende difficile la messa a fuoco, e la stessa inquadratura.

Per cui è necessario inquadrare e mettere a fuoco a tutta apertura, per poi chiudere il diaframma al valore desiderato, esporre e scattare. Macchinoso e scomodo.

Negli obiettivi elettronici, invece, il diaframma resta sempre aperto. Tocca alla fotocamera simulare, con una elaborazione digitale, la sua chiusura e valutare l’esposizione in base ai valori impostati.

Solo al momento dello scatto il diaframma viene fisicamente chiuso al valore impostato, e giusto per il tempo in cui l’otturatore si apre.

Questo permette di avere sempre nell’oculare una visione alla massima luminosità consentita dall’obiettivo, ossia a tutta apertura. Ciò anche se abbiamo impostato ad esempio f22 o f32.

Come impostare il diaframma

Valori di apertura del diaframma

Torniamo ora alla nostra ghiera meccanica dei diaframmi, quella di un obiettivo meccanico. Se la muoviamo per impostare il diaframma ci accorgiamo che non ruota in maniera continua, come quella della messa a fuoco, ma va a scatti.

Passa infatti attraverso una serie di valori predefiniti. Essi sono uguali per tutti gli obiettivi e rappresentano gli

intervalli unitari di variazione di luce

ossia esprimono in maniera universale la quantità di luce che arriva sul sensore.

Questi scatti sono quelli che in gergo si chiamano gli “stop” di diaframma.

L’unita di misura dell’apertura del diaframma si chiama “f”; per cui dire – ad esempio – “sono a f4” significa intendere che ho il “diaframma aperto sul valore 4 della scala”. Quindi sta entrando una quantità ben precisa di luce.

Ciò è fondamentale per l’esposizione, come vedremo più avanti.

Come scala generica dei valori di apertura del diaframma abbiamo quindi f:

  • 1.4
  • 2.8
  • 4
  • 5.6
  • 8
  • 11
  • 16
  • 22
  • 32

Ma tenete sempre presente che il valore f indica la quantità reale di luce che passa e non l’ampiezza dell’apertura del diaframma.

A nessuno interessa infatti sapere quanto è ampia l’apertura fisica che il diaframma di quello specifico obiettivo offre alla luce, ma a tutti interessa sapere quanta luce sta lasciando passare.

Il valore di f è riferito all’apertura del diaframma, ma indica la quantità di luce che esso fa passare.

Ricordate che tra ciascuno di questi valori c’è uno stop di differenza.

Se ci troviamo a f4 e passiamo a f8 abbiamo “chiuso il diaframma di 2 stop”. Passando da f11 a f8 abbiamo invece “aperto il diaframma di 1 stop”.

La ghiera dei diaframmi.

Apertura e luminosità degli obiettivi

Abbiamo detto che questa è la scala generica. Ma perché?

Semplicemente perché, se è vero che gli intervalli sono sempre gli stessi per tutti gli obiettivi, è anche vero che non tutti gli obiettivi hanno la scala che inizia da f1.4. E non tutti arrivano a chiudere il diaframma fino a f32.

Scopriamo il motivo. E per farlo fissiamo prima un concetto.

Il diaframma è, come detto, una saracinesca che permette di ridurre la quantità di luce che passa attraverso l’obiettivo. Ridurre significa diminuire rispetto a un massimo.

Questo vuol dire che il diaframma passa da tutto aperto a tutto chiuso, che significa lasciare solo un minimo foro per far comunque passare la luce (e non vuol dire chiudere tutto e fare buio).

Ma quando il diaframma è tutto aperto, la quantità reale di luce che passa dipende dalla struttura ottica dell’obiettivo. Ci sono infatti obiettivi molto “luminosi”, ossia in grado di catturare tanta luce (per dirla in maniera super semplice), e obiettivi meno “luminosi”.

I primi costano tanto e hanno una lente frontale molto grande. Man mano che si va verso obiettivi meno luminosi la lente frontale diventa più piccola e il prezzo cala.

Questo vi fa capire che la quantità di luce che può raggiungere il sensore – espressa dal parametro f e dai valori della scala che abbiamo visto – dipende innanzitutto dalla luminosità propria dell’obiettivo, ed è quindi una sua caratteristica costruttiva. Poi può essere ridotta usando il diaframma.

Il valore massimo di luce, espresso dal valore minimo di f, è un fattore che dipende totalmente ed esclusivamente dalla progettazione ottica dell’obiettivo.

Il valore minimo di luce, con la chiusura massima del diaframma, è invece un fattore esclusivamente costruttivo. Ma generalmente si colloca tra f22 e f32.

Luminosità dell’obiettivo

Da questo si capisce come gli obiettivi abbiano un valore proprio – dipendente dallo schema ottico di progettazione – che è quello della massima luminosità che sono in grado di offrire.

Parliamo quindi del valore f minimo, quello che abbiamo a tutta apertura del diaframma.

Questo valore è indicato nelle caratteristiche dell’obiettivo e nella stessa sigla.

Abbiamo, ad esempio, un:

  • 16mm/f2.8
  • 35mm/f1.4
  • 70-200mm/f4

Il valore f nella sigla dell’obiettivo indica l’estremo basso della sua scala di apertura del diaframma, ergo il valore massimo di luce che può raggiungere il sensore quando siamo a tutta apertura.

Come impostare il diaframma
La sigla di questo obiettivo indica il valore massimo di luminosità. Qui espresso come 1:1.4 invece che f 1.4

Frazioni di diaframma

La scala graduata degli obiettivi meccanici ruota a scatti, passando attraverso i vari valori standard che abbiamo visto sopra. Ma sappiamo che tra due valori c’è uno stop intero, che significa una variazione notevole di luce.

Gli obiettivi meccanici più sofisticati hanno la ghiera con i mezzi scatti, ossia possono fermarsi su un valore intermedio tra due principali. Questo permette di variare il diaframma di ½ stop per volta, con un indubbio beneficio in termini di finezza di regolazione dell’esposizione.

Il sistema degli obiettivi elettronici, nei quali il diaframma è simulato dall’elettronica della fotocamera, ha permesso un ulteriore salto in avanti. Come per i tempi di scatto, infatti, usando questi obiettivi è possibile variare l’apertura del diaframma di mezzi valori, ma anche di terzi.

Le frazioni di diaframma si selezionano nelle impostazioni menù della fotocamera. Generalmente le fotocamere permettono di regolare in blocco i due parametri di esposizione, tempi e diaframmi.

Quindi la nostra scala dei diaframmi sul display raddoppia o triplica i valori che possiamo scegliere.

A che servono le frazioni di apertura del diaframma?

La risposta è semplice: come per le frazioni dei tempi di scatto servono ad aumentare la finezza della regolazione dell’esposizione.

Ma sono davvero utili?

Per esperienza posso dire che sono utili, ma meglio i mezzi diaframmi, che oggettivamente rendono la regolazione più fine e quindi più precisa rispetto ai valori interi.

I terzi di diaframma per me sono troppi e troppo fini, rallentano il processo di regolazione e non offrono – per contro – un passaggio significativo tra uno e l’altro.

Su cosa influisce l’apertura del diaframma

Come abbiamo visto per i tempi di scatto, anche la variazione del diaframma – oltre che a regolare l’esposizione – porta altre conseguenze pratiche sulla foto che otterremo.

In primis il diaframma agisce su un fattore di enorme importanza per la fotografia: la profondità di campo.

Ma esiste anche un secondo fattore, legato alla resa qualitativa della lente stessa in base al diaframma impostato. Questa resa non è lineare ma segue una curva.

Esaminiamo in dettaglio questi due aspetti.

Diaframma e profondità di campo

Tutti conosciamo la profondità di campo e la sua importanza in fotografia, soprattutto in alcuni generi particolari, come il ritratto, il paesaggio o la macro.

Non tutti sanno però che la profondità di campo è fortemente influenzata dalla chiusura del diaframma.

  • chiudendo aumenta
  • aprendo diminuisce

Raggiunge quindi il suo minimo a tutta apertura e il suo massimo a tutta chiusura.

Ecco quindi che per foto nelle quali è necessario avere uno sfondo sfocato e indistinto, cito tra tutti il ritratto, si preferisce avere la minima profondità di campo possibile. Di conseguenza è necessario lavorare a diaframma completamente aperto.

Per contro, in macro fotografia o nel paesaggio, dove vogliamo avere a fuoco tanto il primo piano quanto lo sfondo, è necessaria la massima profondità di campo ottenibile. Quindi chiuderemo completamente il diaframma.

In queste due situazioni specifiche l’impostazione del valore del diaframma diventa imperativo rispetto al tempo.

Esistono poi situazioni generiche nelle quali non abbiamo particolari esigenze di una profondità di campo specifica.

Diaframma e prestazioni ottiche dell’obiettivo

Abbiamo parlato di chiudere tutto o aprire tutto il diaframma. Ma non abbiamo considerato un fattore molto importante: le prestazioni ottiche.

La qualità dell’immagine offerta da un qualsiasi obiettivo, per dirla con parole semplici, non è indipendente dalla chiusura del diaframma. Ma varia con suo variare.

Senza scendere troppo nel tecnico, diciamo che in linea di massima gli obiettivi rendono al meglio in una gamma di aperture tra f5.6 e f11.

A tutta apertura e a tutta chiusura tendono a mostrare una caduta della loro qualità ottica.

Molto dipende poi dal sistema di lenti, dalla focale dell’obiettivo, dalla sua qualità costruttiva e da tanti altri parametri, ma questa è comunque una tendenza generale.

Quindi, se da un lato è vero che per certe applicazioni specifiche abbiamo bisogno di aprire o chiudere tutto il diaframma, dall’altro è anche vero che questo porta l’obiettivo a lavorare in un campo che non gli è congeniale.

E dove tenderà a mostrare i suoi difetti.

La curva di qualità ottica di un obiettivo rispetto ai valori di diaframma.

Esistono infatti lenti speciali, progettate specificamente per lavorare a tutta apertura o chiusura. Esse sono in grado di minimizzare i difetti ottici in quelle situazioni. Ma ovviamente essendo lenti speciali hanno anche dei costi rilevanti.

Ad esempio, abbiamo le ottiche macro, che sono studiate otticamente per non avere cadute di qualità quando le usiamo a tutta chiusura di diaframma. Perché è noto che la macrofotografia richiede sempre la massima profondità di campo possibile.

Per contro abbiamo ottiche tele e mediotele da ritratto che sono in grado di lavorare splendidamente a tutta apertura.

Conclusioni

Ricapitolando ricordiamo che, quando andiamo a impostare il diaframma, la sua apertura:

  • regola la quantità di luce che, passando attraverso l’obiettivo, raggiunge il sensore
  • viene variata, assieme al tempo di scatto, per determinare la corretta esposizione della foto
  • varia secondo valori prefissati che rappresentano singoli intervalli unitari di 1 stop nell’incremento o diminuzione della luce

L’unità di misura della luminosità è f. Si tratta di una unità di misura simbolica e indica la quantità di luce che passa nell’obiettivo.

Il valore minimo di f, ossia la massima quantità di luce che può raggiungere il sensore, è indicato sulla sigla dell’obiettivo perchè è determinato solo dal suo schema ottico.

La massima riduzione di luce operata dal diaframma, ossia la quantità di luce che raggiunge il sensore alla massima chiusura delle lamelle, è un valore che dipende dalla scelta costruttiva. Generalmente è f22 o f32.

Nell’impostare il diaframma dobbiamo ricordare che:

  • aprirlo diminuisce la profondità di campo, chiuderlo la aumenta
  • farlo lavorare a tutta apertura o tutta chiusura aumenta i suoi difetti ottici
  • l’intervallo di valori in cui gli obiettivi generici danno otticamente il meglio è tra f5.6 e f11

Per impostare il diaframma tenete a mente queste piccole regole base:

  • se non avete specifiche esigenze di una particolare regolazione, mantenete il diaframma tra f5.6 e f11
  • per avere ampia profondità di campo chiudete il diaframma, per ridurla al minimo e sfocare lo sfondo apritelo