Fotografare la Via Lattea: tecniche di ripresa

Fotografare la Via Lattea: tecniche di ripresa

In un apposito tutorial abbiamo affrontato le basi teoriche per fotografare la Via Lattea. In questo ci occupiamo invece del primo aspetto pratico, ossia la ripresa. Detto in parole povere… di come “fargli la foto” :) Poi, in uno specifico tutorial affrontiamo la seconda parte, la post produzione degli scatti fatti.

Si, parliamo di scatti al plurale perchè è assai difficile pensare di poter fotografare la Via Lattea in maniera soddisfacente facendo un solo semplice scatto. Quale che sia la tecnica usata, di solito si fanno sempre serie di scatti.

Problematiche tecniche nel fotografare la Via Lattea

Iniziamo affrontando quelle che sono le problematiche tecniche e fisiche (ottica) che si incontrano nel fotografare la Via Lattea. Principalmente sono 2:

  • luminosità
  • dimensioni

Iniziamo esaminando le problemmatiche di scatto legate alla luminosità.

La Via Lattea è composta da stelle. Alcune grandi, altre medie e una infinità piccola e piccolissima. Ovviamente quando parliamo di grandi, medie e piccole ci riferiamo alla grandezza apparente visiva dalla Terra e non alla loro reale dimensione. In sostanza, la Via Lattea ci appare come una specie di nebbia luminosa interrotta da zone scure, su cui spiccano tante stelle di varie “dimensioni”.

Questa sorta di “nebbia” è composta dalla infinità di stelle “piccole” e da altri oggetti astronomici che non approfondiamo per evitare confusioni. Ora, se le stelle grandi e medie sono abbastanza luminose, lo stesso non può dirsi per quelle piccole, piccolissime e per questa sorta di “nebbia cosmica”.

La scarsa luminosità, come tutti i fotografi sanno, costringe a impostare la fotocamera in maniera particolare, ossia

  • tempi lunghi
  • diaframmi aperti

e… alti ISO qualora le prime due regolazioni non bastassero.

Vi anticipo subito che non bastano :)

Vediamo ora i singoli parametri.

Diaframma

L’ideale è la massima apertura, ma questo ovviamente deve essere compatibile con la capacità dell’ottica che usate di avere buone prestazioni a tutta apertura. Se la distorsione ai bordi o la nitidezza sono critiche e al di sotto dello standard medio accettabile, e siete costretti a chiudere di uno stop il diaframma per avere una resa discreta, direi che quella lente non è adatta a fotografare la Via Lattea.

Qui entra anche in gioco la luminosità dell’ottica, che deve essere almeno una f 2.8 (a tutta apertura). Una che apre solo fino a f 4, sarà destinata a soffrire e farvi soffrire. Quelle che vanno al di sotto di f 2.8, come ad esempio le ottiche superluminose f 1,4, sono utili, ma non strettamente necessarie, a meno che non vogliate fare riprese speciali di cui parleremo più avanti. Quindi, se avete una ottica che a tutta apertura arriva a f 2.8, siete pronti per scattare.

Tempo di scatto

Tutti sappiamo che per avere più luce, a parità di diaframma (o arrivati alla massima apertura possibile) possiamo usare tempi più lenti. Ma anche qui la Via Lattea pone dei limiti: le stelle infatti si “muovono” nel cielo, e non sono ferme come le montagne. In realtà, come spiegato nel tutorial teorico, è la terra a ruotare sul suo asse generando l’effetto ottico del “movimento” delle stelle nel cielo.

Ma per noi comunque è un movimento. Questo fa si che un tempo lungo porti le stelle a disegnare dei trattini, invece che restare dei punti, con un effetto visivo sulla foto molto sgradevole. Il problema si accentua inoltre ai bordi degli obiettivi super grandangolari.

Ci sono varie regolette empiriche sul calcolo del tempo massimo utilizzabile in relazione alla focale. Ma considerate che il massimo tempo che potrete usare è 15 sec. Arrivare a 20 sec. è un rischio. Naturalmente 15 secondi è accettabile sui supergrandangolari, diciamo fino al 16mm. Man mano che la focale aumenta il tempo deve però essere più rapido per evitare che i puntini diventino scie. Con un 200mm anche 6 secondi sono troppi.

ISO

Gli ISO a questo punto diventano la nostra ancora di salvezza per gestire in modo accettabile la pochissima luce delle stelle. Diciamo subito che 6400 ISO è il nostro valore di riferimento. Non che 3200 o addirittura 1600 rendano cieca la nostra fotocamera, ma sicuramente perderemo le stelle più piccole e in parte la “nebbia”. Personalmente ho sperimentato con successo anche scatti a 12.800 ISO e persino a 25mila ISO, ma ovviamente serve poi una tecnica di post produzione molto raffinata ed elaborata per abbattere il rumore.

Riassumendo possiamo fissare uno standard di parametri con cui iniziare la nostra esperienza di fotografia della Via Lattea:

  • ISO 6400
  • F 2.8
  • 15 secondi

Sempre considerando uno scatto con una lente di focale da 16mm in giù.

Ottiche per fotografare la Via Lattea

Andando ad affrontare la scelta delle ottiche da usare per fotografare la Via Lattea ci imbattiamo nel secondo problema tecnico della ripresa di questo oggetto celeste: le sue dimensioni.

L’aspetto e la posizione nel cielo della Via Lattea vista da terra dipendono da tre fattori:

  • località di osservazione
  • giorno dell’anno
  • ora del giorno

La località, o meglio la sua Latitudine, influenzano la collocazione apparente della Via lattea nel cielo a parità di giorno e ora. Anche nella stessa Italia, due osservatori, posti uno sulle Alpi e uno a Otranto, nello stesso istante vedranno la Via Lattea in una posizione e con una inclinazione leggermente diverse. Questo tutorial si riferisce a una latitudine media attorno al 43esimo parallelo, ossia centro Italia.

Il giorno dell’anno, dato il movimento della Terra che provoca le stagioni, influenza la posizione della Via Lattea nel cielo. Ma lo stesso fa l’ora della notte in cui la osserviamo, dato che, sempre a causa della (apparente) rotazione del cielo, essa sembra sorgere e tramontare come la Luna o il Sole.

Parlando in termini pratici, la Via Lattea ci appare come una fascia luminosa in rotazione attorno alla terra assieme al resto della volta celeste. Inizia vicino alla Stella Polare, nella costellazione di Cassiopea, e scende verso l’orizzonte. Se fosse sempre notte, nelle 24 ore di una giornata la vedremo compiere un intero giro per tornare poi “quasi” nello stesso punto. Ma c’è il giorno, che la fa sparire alla vista per parecchie ore della giornata per riapparire solo all’arrivo del buio.

Ma quel “quasi” fa si che alla stessa ora del giorno successivo non sia esattamente dove era 24 ore prima, ma leggermente più avanti. E così via durante l’anno. Fino all’anno successivo, quando a quella stessa ora si troverà esattamente dove era 365 giorni prima. Ovviamente gli astronomi inorridiranno di questa “spiegazione”, ma qui stiamo cercando di rendere chiaro e digeribile a tutti il lato meramente pratico relativo a come varia l’aspetto della Via Lattea durante l’anno, arrotondando e semplificando tutto.

Quando fotografare la Via Lattea

Generalmente in Italia i mesi in cui è possibile fotografare la Via Lattea vanno da aprile a novembre. Da aprile a giugno essa appare all’orizzonte, verso est, con il famoso arco. Poi tende a salire verso lo zenith, ossia la verticale, tra luglio e settembre. Per poi iniziare la controrotazione che la porta a scendere dalla Polare verso l’orizzonte a nord. La sua posizione anticipa ogni giorno:

ad aprile sorgerà all’orizzonte molto tardi, prima dell’alba, ma già a giugno la troveremo ad arco a metà della notte.

Esistono comunque una infinità di software e app che vi permettono di vedere con i vostri occhi i suoi movimenti e di predire con certezza dove sarà in un certo giorno a una data ora. Usateli, ma poi imparate a farne a meno.

Qualcuno, ricordando che all’inizio di questa parentesi astronomica avevamo parlato del problema delle dimensioni, si chiederà dove siano finite. Eccole. L’estensione visiva della Via Lattea nel cielo è enorme e copre una ampiezza di arco notevole.

Distinguiamo tra due situazioni fotografiche:

  • arco
  • fascia

L’arco, come dice il nome, è quella situazione fotografica in cui la Via Lattea bassa sull’orizzonte a est disegna un vero e proprio arco. In Italia la si può fotografare agevolmente da aprile a metà giugno. Fino a metà luglio è ancora fattibile appena dopo il crespuscolo, ma con grande difficoltà di inquadratura.

 

La fascia, è invece la situazione fotografica in cui la Via Lattea sale dall’orizzonte verso l’altro come una fascia luminosa. Diciamo che da giugno a novembre si presta a questa inqudratura (sempre in Italia).

Il problema dell’arco, lo scatto più ambito da tutti, è che la sua estensione è notevole in termini di larghezza angolare. Quindi serve una lente con grandissima ampiezza di campo. L’arco basso sull’orizzonte è molto suggestivo, ma siccome viviamo in un paese ad altissimo tasso di inquinamento luminoso, sappiamo che l’orizzonte nelle zone pianeggianti e di mare è molto invaso da foschia e luminosità parassita; questo rende molto difficile poter fare l’arco basso.

Nelle zone di montagna abbiamo meno foschia e meno inquinamento luminoso, ma ci sono le montagne a chiudere l’orizzonte. Dobbiamo quindi aspettare che l’arco salga. Ma salendo si allarga, diventando sempre più ampio e alto verso lo zenith.

Per poterlo inquadrare tutto (e ovviamente inserire nell’inquadratura una parte di paesaggio) abbiamo bisogno di supergrandangolari o fisheye. Parliamo di:

  • 14mm (che è appena sufficiente con arco ancora basso)
  • 12mm (più ampio, ma anch’ecco destinato a diventare insufficiente appena l’arco sale)
  • fisheye (fisheye rettangolari, non sferici) come il 12 mm Samyang (eccellente come rapporto qualità/prezzo)

Il fisheye in definitiva è l’unico in grado di coprire l’intero arco quando è ben sopra l’orizzonte, nella posizione migliore.

La ripresa: scatto singolo o serie di scatti

Come scattare la nostra foto della Via Lattea? Molti parlano di serie di scatti (usati per lo “stacking”) o di panoramiche. Facciamo quindi un po’ di chiarezza.

Scatto singolo

Si può fare, certamente, ma avrete uno scatto a 6400 ISO, con un rumore enorme che in qualche modo va eliminato. Ci sono vari procedimenti e applicativi per abbattere il rumore (mai eliminare, è sempre una riduzione) ma sapete anche bene che qualsiasi riduzione del rumore su un singolo scatto comporta la perdità di qualcosa, come definizione, nitidezza, etc.

Ma soprattutto è impossibile, in uno singolo scatto, distinguere il pixel di rumore dalla stella minuscola. Quindi l’abbattimento del rumore porterà inevitabilmente via anche un gran numero di stelle fini impoverendo la resa finale della nostra via lattea.

Serie di scatti per lo stacking

Il metodo migliore in assoluto, a patto di conoscere bene poi la fase di post produzione. Si fa una serie continua di scatti con la fotocamera ben fissa sul cavalletto, come se si volesse realizzare uno startrail. Gli scatti infatti vengono poi lavorati per abbattere radicalmente il rumore, ottenendo così una Via Lattea praticamente pulita ma che conserva anche le stelline più fini.

Panoramica

Si tratta sempre di una serie di scatti, ma mentre nel caso della serie per lo stacking la fotocamera è fissa, in questo caso ruota di x gradi a ogni scatto per poter coprire – con la sequenza – l’intero arco della Via Lattea. Il procedimento di scatto e montaggio è lo stesso usato nelle normali foto panoramiche di paesaggio.

Vediamo infine i vantaggi e gli svantaggi dei vari metodi di ripresa.

Scatto singolo

vantaggi: è veloce sia in fase di ripresa che di PP, che richiede solo l’abbattimento del rumore

svantaggi: per poter riprendere l’intero arco servono ottiche molto ampie, il rumore resta comunque evidente e la sua riduzione rende scadente la foto, perchè riduce la nitidezza e si perdono le stelle più fini

Serie di scatti per lo stacking

vantaggi: se ben PP permette la quasi totale eliminazione del rumore, non perde alcun dettaglio della foto, non elimina le stelle più fini

svantaggi: essendo comune una inquadratura fissa come per lo “scatto singolo”, per poter riprendere l’intero arco richiede ottiche molto ampie, il tempo di ripresa è molto lungo

Panoramica

vantaggi: permette di riprendere l’intero arco con lenti non eccessivamente ampie

svantaggi: il tempo di ripresa è molto lungo, richiede enorme precisione di esecuzione perchè il montaggio panorama è sempre a rischio di errori di sovrapposizione, pur essendo realizzato con una serie di scatti il risultato finale è uno scatto unico e come tale soggetto al rumore e alle relative problematiche di abbattimento come se fosse uno scatto singolo

Il significato visivo di cosa vuol dire perdere o conservare le stelle più fini…

Metodo migliore per fotografare la Via Lattea

Personalmente il metodo migliore che mi sento di suggerire per fotografare l’arco della Via Lattea è la serie di scatti per stacking utilizzando una lente supergrandangolare o fisheye (rettangolare, non sferico).

Fotografare la fascia

Se vogliamo fotografare la fascia, ossia una porzione della Via Lattea e non l’intero arco, il discorso diventa invece più semplice. Non abbiamo infatti più bisogno di ampiezza di campo estrema, e possiamo usare ogni tipo di grandangolo, ma anche medi tele e persino tele. Tutto dipende dal soggetto che associamo alla Via Lattea perchè – non dimenticate mai – senza una inquadratura perfetta e un soggetto convincente la Via Lattea è solo un effetto speciale, una macchia luminosa.

 

Chiaro che maggiore sarà l’ampiezza dell’obiettivo, maggiore sarà la porzione di Via Lattea che riusciremo a includere nella foto, ma con questo soggetto non vale il principio che “più ne metti meglio è”. Ci sono sezioni della nostra galassia più fotogeniche di altre, che risultano invece banali. Meglio quindi chiudere l’inquadratura ed esaltare una porzione particolarmente spettacolare piuttosto che aprirla e creare una indistinta scia bianca in un cielo scuro.