HDR con maschere di luminosità, fase tecnica

HDR con maschere di luminosità, fase tecnica

(aggiornato il 30 ottobre 2018)

Questo tutorial spiega nel dettaglio una tecnica per avere HDR nelle immagini notturne urbane utilizzando in primis le maschere di luminosità, applicate a una serie di immagini realizzate appositamente per questo fine. Scherzosamente la chiamo “tecnica Lattanzi”, ma più che una tecnica è un ragionamento: per regola nei miei tutorial, come nei corsi, evito di illudere gli altri fotografi suggerendo l’esistenza di tecniche miracolose, soluzioni buone per ogni occasione, segreti del mestiere.

No, non esistono.

Esistono solo ragionamenti.

Ragionamenti in cui si parte da una analisi della realtà, si decide a quale risultato vogliamo arrivare e si applicano dei procedimenti tecnici per ottenere questo scopo. Ogni foto è diversa e non esiste un pulsante magico, un plugin risolutivo, un software miracoloso che trasforma uno scatto qualsiasi in una foto superba. No. Esistiamo noi, con la nostra testa, la nostra esperienza e la nostra capacità di “vedere”.

Premessa: cos’è HDR

HDR è un acronimo inglese che sintetizza High Dynamic Range, traducibile in italiano come Ampia gamma dinamica. Non entro nello specifico di questo argomento teorico, ma lo riassumo dicendo che le tecniche HDR sono procedimenti usati per ampliare appunto la gamma dinamica, ossia avere (parlando terra terra) ben esposti sia le luci tendenti al bianco che le ombre tendenti al nero, nella stessa foto.

Partiamo quindi dal presupposto che sappiate tutto su HDR e passiamo direttamente alla tecnica proposta in questo tutorial. Essa si basa su una multi esposizione, come è solito in questi casi.

 

 

Teoria

Esaminiamo prima il presupposto teorico di questa tecnica HDR, specifica per foto notturne dette “urbane”, ossia di città, paesi, sezioni di aree urbane o paesaggio che però le include in maniera evidente e ampia. Non vale quindi per il comune paesaggio “naturale” notturno.

La foto notturna urbana generalmente è caratterizzata da ampie aree buie e da numerose luci puntiformi, che illuminano in maniera molto forte e locale. La differenza con la foto diurna è palese. La foto di giorno è caratterizzata da una sola sorgente luminosa, ossia il sole, e da una minore differenza tra aree illuminate e aree in ombra, dovuta alla diffusione di luce del cielo. Con il cielo coperto questa differenza si riduce ulteriormente.

Il problema di gamma dinamica in una foto notturna urbana è quindi quello di avere molti contrasti locali e spesso di forte intensità. Situazione impossibile da gestire con un singolo scatto in termini di gamma dinamica.

Dividiamo ora le foto notturne in due grandi categorie: con e senza cielo.

Questo perché il cielo notturno è solo una “parete” nera, a meno che non ci siano nuvole rese luminose dalla luce delle città oppure il fotografo ci inserisca uno startrail. Vero che in quel cielo ci sono le stelle e magari anche la Via Lattea, ma per vederle ben esposte i paramenti di scatto renderebbero bruciato il paesaggio urbano al di sotto. Questo a meno che non si facciano fotomontaggi, ma all’occhio umano sarebbero del tutto irreali.

Di solito – quindi – si sconsiglia di inserire troppo cielo totalmente buio in una inquadratura urbana notturna: al massimo va bene lasciato come una fascia di cornice in alto. In questo caso l’HDR lo lascia buio o al massimo leggermente luminoso. Se il cielo non è presente nella foto, il problema non si pone.

Prima l’inquadratura perfetta

Questa premessa vi fa già capire che la foto notturna urbana va costruita alla perfezione, in termini di inquadratura e composizione, così come nella scelta del soggetto. Molti confidano nell’effetto speciale dell’HDR per avere una foto spettacolare senza curarsi dell’inquadratura e del soggetto. Ma sbagliano. Quella sarà solo una foto banale di città resa colorata da un effetto speciale.

Scegliete quindi con molta cura il soggetto, sia esso un borgo o una porzione di città, una panoramica piuttosto che un ritaglio da tele. Trovate le linee, le simmetrie, i punti di attenzione visiva, gli elementi importanti. Create una composizione, perfezionate l’inquadratura, fate scatti di prova fino ad avere l’immagine che vi soddisfa.

Valutate anche tutto quello che è in movimento nella scena, come le auto lungo le strade ma anche altri eventuali elementi, come fontane o ruote panoramiche ad esempio. Solo a quel punto potete iniziare a lavorare per l’HDR.

Ovviamente avrete capito che la foto che usiamo in questo tutorial non è una immagine studiata e composta, ma solo uno scatto test fatto nelle peggiori condizioni possibili di luce, proprio per affrontare una situazione limite.

I passaggi tecnici: lo scatto

La prima cosa da fare, una volta costruita la vostra inquadratura, è quella di esporre seguendo le indicazioni della macchina, come se doveste fare un solo scatto che comprende sia luci che ombre. Diciamo uno “scatto medio”.

Per scatto medio si intende quello che fareste se doveste fare solo uno scatto e basta, e usare quello come foto.

Sul display vedrete quindi che le luci puntiformi, come i lampioni, le insegne, le zone molto illuminate risulteranno sovraesposte o bruciate, mentre quelle al buio saranno sottoesposte o nere. Tutto normale. Va bene così.

Ora analizzate la foto. Vi accorgerete che avete aree scure e aree chiare, luci bruciate e punti del tutto neri. Ma il resto sarà ben esposto, chiaro o scuro che sia, come dovrebbe essere. Quelle sono le zone da conservare, mentre le altre sono quelle da correggere. E le correggeremo prendendo parti ben esposte dagli altri scatti della serie (stacking) che stiamo per fare. Come le prenderemo separandole dal resto della foto?

Usando le maschere di luminosità!

Ma andiamo per gradi. Prima di tutto… dobbiamo fare le foto.

Realizziamo quindi la nostra serie di scatti (necessari per lo stacking). Partite dai paramenti di esposizione che avete usato per fare lo scatto medio e salite di 2 stop. Potete salire anche di 3, tanto non vi costa nulla, ma generalmente 2 bastano. Ora fate gli scatti a:

  • + 2
  • + 1 e ½
  • + 1
  • + ½
  • 0 (ossia i valori del vostro “scatto medio”)

poi però proseguite a scendere con l’esposizione di mezzo stop in mezzo stop, fino ad arrivare allo scatto in cui vedete le luci più forti della scena diventare ben esposte. Chi ha sulla fotocamera il rilevamento di sovraesposizione può usare quello; chi non lo ha, si fidi del suo occhio.

 

 

Ma quali parametri usare per la sequenza?

Fermo restando che tra i vari scatti non potete variare:

  • ne gli ISO, perché avreste differenze di grana tra le foto
  • ne il diaframma perché avreste differenze di profondità di campo e deformazione

l’unica cosa che potete variare sono i tempi. Quindi ISO bassi, diaframma adeguato ma ideale f5,6 o f8 se possibile, e tempo ovviamente non superiore a 30 secondi.

Questo vuol dire che lo scatto medio va al massimo con un tempo di 8 secondi, così che il più luminoso della serie sarà a 30 secondi. Da qui iniziate a scendere verso il basso con tempi sempre più brevi, mezzo stop dopo mezzo stop.

Vi spiego però cosa dovete ottenere, così sapete perche state facendo questi scatti e soprattutto sapete quali sono i motivi.

Spiegazione del principio teorico

Lo scatto medio, ossia la foto con impostazioni “medie” (quella che fareste dovendo fare un solo e unico scatto) avrà le luci forti bruciate e le zone di ombre profonda del tutto nere. Li si perdono dettagli, ovviamente. Per questa ragione (oltre all scatto medio) si fa:

  • uno scatto molto più scuro, nel quale tutte le zone di luce più forte risutano ben esposte (si espone per le luci massime)
  • uno scatto molto più chiaro, nel quale tutte le zone più scure sono ben esposte (si espone per le ombre profonde)

Abbiamo quindi il medio e i due scatti estremi. Ma quasi sempre la differenza di esposizione (e quindi di situazione luci-ombre nella foto) è troppo grande tra questi tre scatti, per cui si fanno anche vari scatti intermedi in maniera avere un passaggio più graduale tra i due estremi. Tutto qui.

 

 

Esempio. Lo scatto più chiaro (per le ombre) si trova a +2 rispetto al medio, e quello più scuro (per le luci) si trova a -4 rispetto al medio. Ecco che non abbiamo gradualità, ne tra chiaro e medio, ma soprattutto tra medio e scuro, che distano appunto 4 stop. Faremo quindi altri scatti intermedi intervallati di 1 stop, o anche di 1/2 stop se vogliamo una gradualità molto fine.

Per esperienza 1 stop di gradualità di solito basta. Ma nulla vieta di sperimentare facendo salti di 1/2 stop.

Quello che vale sempre la pena di verificare è se lo scatto più chiaro vi da tutte le zone di ombra profonda esposte bene e se lo scatto più scuro vi da le luci più forti ben esposte. Questa è una verifica che vale la pena di fare sempre prima di eseguire la serie di scatti.

Usare il bracketing

Personalmente per la serie di scatti utilizzo il bracketing, che sulla Canon ofre la modalità a 7 scatti. Perfetta per andare da -4 a +2 rispetto allo scatto medio, a intervalli di 1 stop.

Inoltre, usare il bracketing ha un vantaggio enorme, soprattutto se state scattando con dei tele: non dovete toccare la fotocamera, quindi non rischiate di creare spostamenti tra gli scatti.

Da 100 mm in su evitate di toccare la fotocamera per cambiare i parametri. Usate il WiFi, il Bluetooth o appunto il bracketing.

 

I passaggi tecnici: la post produzione

Una volta tornati a casa, scaricate le foto, mettetele in una cartella, rinominatele e apritele con Camera RAW.

I passaggi per lo sviluppo sono:

  • correzione obiettivo
  • riduzione rumore adeguata agli ISO
  • temperatura di colore (io uso “automatico” e poi correggo a mano)
  • una leggera riduzione delle “luci”, parliamo di 10/15, massimo 20 punti

Sviluppate quindi tutti i RAW in TIF (o JPG se volete risparmiare spazio).

Ora importate tutti i file in PS come livelli e salvate subito la nascente foto HDR, per sicurezza.

NOTA – I livelli – importante – devono essere disposti con il più luminoso in basso e il più scuro in alto, a scalare secondo l’esposizione. Questo è fondamentale. Se sono stati scattati dallo scuro al chiaro non avrete problemi, sarà automatico. Se avete scattato dal chiaro allo scuro, selezionate tuttii i livelli e con Livelli>Ordina invertire l’ordine.

 

 

Ora disattivate (simbolo occhiolino) tutti i livelli tranne il basso, ossia il più luminoso, e analizzatelo. Questo passaggio fa la differenza tra il vero fotografo e il semplice “esecutore di applicazioni”: saper analizzare una fotografia.

Sulla foto più esposta della serie andate a vedere la situazione luci: quali aree sono ben esposte, quali troppo chiare, quali bruciate. Non ci dovrebbero essere zone nere o troppo scure. Ma certamente ci saranno ombre, anche profonde. Che però sono reali, e come tali restano.

Ora riattivate tutti i livelli (per iniziare il nostro procedimento HDR) tranne il livello più alto, ossia il più scuro. Quello lasciatelo disattivato.

 

 

Il cuore del processo è semplice: su ciascuna foto, scendendo dall’alto verso il basso dobbiamo “coprire” le zone sovraesposte e quelle bruciate mettendoci sopra le corrispondenti zone ben esposte della fotografia subito sopra, che è 1/2 STOP o 1 STOP più scura (a seconda dell’intervallo usato in fase di scatto).

Questo procedimento infatti è del tipo a “recupero di luci”. Si può gestire anche in maniera inversa, ossia a “recupero di ombre”.

Tutto qui. Facile e chiaro.

E come facciamo? Con le maschere di luminosità!

Io uso il pannellino gratuito TK, facile ed essenziale, ma potete usare qualsiasi altro strumento similare.

 

 

Passaggi della mascheratura HDR

Il procedimento  (da ripetere su ogni livello partendo dall’alto) è molto semplice.

Alla partenza avrete tutti i livelli attivati (simbolo dell’occhiolino visibile) tranne il più alto, quello più scuro. Andate quindi sul livello subito sotto e create la maschera di luminosità “luci”. Di solito qui va bene la 3.

 

 

Come principio di scelta dovete verificare visivamente che la maschera appena creata – la quale si presenta come una immagine bianco/nero della foto stessa – sia bianca o grigio chiara nelle zone della foto che risultano sovraesposte o bruciate. Mentre sia nera o grigio scura nelle zone della foto che sono ben esposte.

 

 

Già in questa fase, però, potete lavorare la maschera con i “livelli di luminosità” di PS (quelli che si attivano con CRTL + L), magari per chiudere i neri.  Questo intervento ovviamente si può fare anche dopo aver applicato le maschere a ciascuno livello: basta cliccare sulla maschera di quel livello e agire su di essa.

A questo punto applicate la maschera sul livello sopra a quello dove state lavorando, ossia quello più in alto, che è disattivato.

 

 

NOTA – La maschera creata con TK vi appare come icona nella finestra “canali” di PS, oltre che sullo schermo come immagine bianco/nero. Per applicarla al livello, cliccate sull’icona della maschera nella finestra “canali” tenendo premuto il tasto CTRL. Questo attiverà una selezione sulla foto. Ora attivate il livello dove volete applicare la maschera (simbolo occhiolino visibile) e selezionate quel livello come livello di lavoro cliccandoci sopra. A questo punto andate sulla barra sotto la finestra “livelli” e fate click sull’iconcina della maschera.

Questo fa in modo che del livello più scuro (quello sopra) rimangano visibili solo le aree che nella maschera sono chiare, ossia le aree che nella foto sotto di esso (quella più chiara) sono sovraesposte o bruciate. Non vedrete però l’immagine cambiare e diventare più equilibrata. Perchè ? Perchè la maschera è applicata su un livello non attivo (senza occhiolino) e quindi non visibile.

Ma non dovete attivare il livello. Anzi. ora dovete disattivare anche quello sotto, ossia disattivare il livello su cui avete creato la maschera (applicata poi al livello sopra).

 

 

Andate sul livello ancora sotto, quindi siamo al terzo dall’alto, e ripetete il procedimento di prima.

 

 

Ripetete questo procedimento per tutti i livelli, fino al penultimo in basso, al quale applicherete la maschera creata sul livello più basso di tutti, in pratica il più luminoso. Ovviamente salvate la foto ogni 2 o 3 passaggi, per sicurezza.

NOTA – Dopo aver applicato la maschera a un livello, dato che su esso dovete poi creare la maschera successiva, è importante che disattiviate la maschera che avete appena applicato.  Andate sulla maschera appena applicata, cliccate con il tasto destro del mouse e selezionate “disattiva maschera”: l’icona della maschera verrà coperta da una croca rossa che segnala la disattivazione. Solo ora potete cliccare sulla foto e usare il TL panel per cancellare prima le maschere e generare poi la maschera successiva.

Arrivati al livello più basso, ossia il più chiaro, avete finito con questa parte del lavoro: la fusione con maschere di luminosità.

 

 

Ora potete attivare tutti i livelli e vedere finalmente il risultato finale di questa parte del lavoro.

 

 

Ma non avete finito, perché ora viene il bello, ossia la parte artigianale che fa di voi dei veri fotografi.

Osservando la foto finale che si ottiene da questo processo di fusione a maschere vi accorgerete che l’immagine non ha più zone bruciate e zone nere, anzi, tutto sembra esposto in maniera identica, ma proprio per questo appare terribilmente piatta.

Il rischio “piattume” infatti è il grosso nemico dell’HDR in generale, ma con questa tecnica lo potete controllare al massimo livello di flessibilità e in maniera davvero semplice perché visiva in tempo reale. Per “piatta” si intende una foto che è andata ben oltre l’equilibratura tra luci e ombre, anche in funzione HDR, ed è diventata una specie di disegno ad acquerelli.

Lavorare le maschere

La maschera, ricordo, è una immagine bianco/nero. Se col pennello o la selezione lazo (sfumata) rendete nera una zona, questo non permetterà più che la foto cui è applicata sia visibile in quel punto. Basta quindi ritoccare la maschera di un livello, tingendo di nero le zone dove fa danno alla foto complessiva, per risolvere i problemi locali senza eliminare il livello dove invece porta beneficio alla foto.

Inoltre, potete applicare i livelli di luminosità (il famoso CTRL+L) a ogni singola maschera. E il bello è che con questa tecnica, quando applicate una modifica alla maschera di un livello, vedete l’effetto sull’immagine in tempo reale. Potete, ad esempio, aumentare il contrasto della maschera, con effetti sorprendenti.

Altro intervento che potete fare sulla maschera di ciascun livello è modificare la sfumatura della maschera stessa, alleggerendone l’effetto. Se non vi piace un passaggio avete sempre CTRL+Z oppure andate sulla STORIA di PS e tornate indietro. Ricordate piuttosto di salvare spesso la foto.

Altra lavorazione molto interessante e utile da fare sulle maschere è quella di dare qualche pixel di sfumatura alla maschera stessa.

 

 

Si applica sulle maschere dei 2 o 3 livelli più bassi (più luminosi), e si da un valore tra 2 e 5 pixel. Non oltre. Il risultato lo vedete a vista e potete graduarlo alla perfezione a occhio. Questo restituisce un minimo di “contorno” alle aree chiare della foto.

La parte superiore è prima della sfumatura di 3 pixel sulle maschere delle 3 foto in basso. La parte sotto della foto è dopo la sfumatura.

 

 

Fase creativa

Una volta che avete compiuto tutti i passaggi tecnici, quindi:

  • applicato le maschere a tutti i livelli tranne quello più in basso, ossia il più luminoso usato come base
  • esaminato ed eventualmente ritoccato localmente le maschere dei livelli che creavano problemi in qualche punto della foto
  • eventualmente modificato una o più maschere in termini di contrasto e luminosità (solo se necessario)
  • eventualmente applicato la sfumatura alle maschere dei livelli più bassi

esaminate nel dettaglio la vostra foto per vedere se vi soddisfa davvero in ogni singolo elemento. Ingranditela al 100% e scorretela in ogni direzione. Se ci sono dubbi, intervenite ancora sulle maschere per risolverli. Quando siete finalmente certi che non vi siano “magagne” sulla foto, siete pronti per la parte divertente.

 

La vostra immagine alla fine della lavorazione base, prima dell’intervento creativo

Ora potete infatti passare alla fase “creativa”, quella dove divenite davvero degli “artigiani” della post produzione. State infatti per: applicare interventi creativi sulle singole immagini dei livelli usando Camera RAW.

Di che si tratta?

Semplice! Andiamo a modificare uno o più parametri (si fa aprendo Camera RAW dai filtri di PS) su tutte le immagini dei livelli.

A che serve? Ora lo scoprirete!

Tutorial  – HDR con maschere di luminosità, fase creativa