Fotografia notturna – HDR con maschere di luminanza

Fotografia notturna – HDR con maschere di luminanza

(aggiornato il 24 agosto 2018)

Questo tutorial spiega nel dettaglio una tecnica per avere HDR nelle immagini notturne urbane utilizzando in primis le maschere di luminanza, applicate a una serie di immagini realizzate appositamente per questo fine. Scherzosamente la chiamo “tecnica Lattanzi”, ma più che una tecnica è un ragionamento: per regola nei miei tutorial, come nei corsi, evito di illudere gli altri fotografi suggerendo l’esistenza di tecniche miracolose, soluzioni buone per ogni occasione, segreti del mestiere.

No, non esistono.

Esistono solo ragionamenti.

Ragionamenti in cui si parte da una analisi della realtà, si decide a quale risultato vogliamo arrivare e si applicano dei procedimenti tecnici per ottenere questo scopo. Ogni foto è diversa e non esiste un pulsante magico, un plugin risolutivo, un software miracoloso che trasforma uno scatto qualsiasi in una foto superba. No. Esistiamo noi, con la nostra testa, la nostra esperienza e la nostra capacità di “vedere”.

Premessa: cos’è HDR

HDR è un acronimo inglese che sintetizza High Dynamic Range, traducibile in italiano come Ampia gamma dinamica. Non entro nello specifico di questo argomento teorico, ma lo riassumo dicendo che le tecniche HDR sono procedimenti usati per ampliare appunto la gamma dinamica, ossia avere (parlando terra terra) ben esposti sia le luci tendenti al bianco che le ombre tendenti al nero, nella stessa foto.

Partiamo quindi dal presupposto che sappiate tutto su HDR e passiamo direttamente alla tecnica proposta in questo tutorial. Essa si basa su una multi esposizione, come è solito in questi casi.

 

Teoria

Esaminiamo prima il presupposto teorico di questa tecnica HDR, specifica per foto notturne dette “urbane”, ossia di città, paesi, sezioni di aree urbane o paesaggio che però le include in maniera evidente e ampia. Non vale quindi per il comune paesaggio “naturale” notturno.

La foto notturna urbana generalmente è caratterizzata da ampie aree buie e da numerose luci puntiformi, che illuminano in maniera molto forte e locale. La differenza con la foto diurna è palese. La foto di giorno è caratterizzata da una sola sorgente luminosa, ossia il sole, e da una minore differenza tra aree illuminate e aree in ombra, dovuta alla diffusione di luce del cielo. Con il cielo coperto questa differenza si riduce ulteriormente.

Il problema di gamma dinamica in una foto notturna urbana è quindi quello di avere molti contrasti locali e spesso di forte intensità. Situazione impossibile da gestire con un singolo scatto in termini di gamma dinamica.

Dividiamo ora le foto notturne in due grandi categorie: con e senza cielo.

Questo perché il cielo notturno è solo una “parete” nera, a meno che non ci siano nuvole rese luminose dalla luce delle città oppure il fotografo ci inserisca uno startrail. Vero che in quel cielo ci sono le stelle e magari anche la Via Lattea, ma per vederle ben esposte i paramenti di scatto renderebbero bruciato il paesaggio urbano al di sotto. Questo a meno che non si facciano fotomontaggi, ma all’occhio umano sarebbero del tutto irreali.

Di solito – quindi – si sconsiglia di inserire troppo cielo totalmente buio in una inquadratura urbana notturna: al massimo va bene lasciato come una fascia di cornice in alto. In questo caso l’HDR lo lascia buio o al massimo leggermente luminoso. Se il cielo non è presente nella foto, il problema non si pone.

Prima l’inquadratura perfetta

Questa premessa vi fa già capire che la foto notturna urbana va costruita alla perfezione, in termini di inquadratura e composizione, così come nella scelta del soggetto. Molti confidano nell’effetto speciale dell’HDR per avere una foto spettacolare senza curarsi dell’inquadratura e del soggetto. Ma sbagliano. Quella sarà solo una foto banale di città resa colorata da un effetto speciale.

Scegliete quindi con molta cura il soggetto, sia esso un borgo o una porzione di città, una panoramica piuttosto che un ritaglio da tele. Trovate le linee, le simmetrie, i punti di attenzione visiva, gli elementi importanti. Create una composizione, perfezionate l’inquadratura, fate scatti di prova fino ad avere l’immagine che vi soddisfa.

Valutate anche tutto quello che è in movimento nella scena, come le auto lungo le strade ma anche altri eventuali elementi, come fontane o ruote panoramiche ad esempio. Solo a quel punto potete iniziare a lavorare per l’HDR.

Ovviamente avrete capito che la foto che usiamo in questo tutorial non è una immagine studiata e composta, ma solo uno scatto test fatto nelle peggiori condizioni possibili di luce, proprio per affrontare una situazione limite.

I passaggi tecnici: lo scatto

La prima cosa da fare, una volta costruita la vostra inquadratura, è quella di esporre seguendo le indicazioni della macchina, come se doveste fare un solo scatto che comprende sia luci che ombre. Diciamo uno “scatto medio”. Sul display vedrete quindi che le luci puntiformi, come i lampioni, le insegne, le zone molto illuminate risulteranno sovraesposte o bruciate, mentre quelle al buio saranno sottoesposte o nere. Tutto normale. Va bene così.

Ora analizzate la foto. Vi accorgerete che avete aree scure e aree chiare, luci bruciate e punti del tutto neri. Ma il resto sarà ben esposto, chiaro o scuro che sia, come dovrebbe essere. Quelle sono le zone da conservare, mentre le altre sono quelle da correggere. E le correggeremo prendendo parti ben esposte dagli altri scatti della serie (stacking) che stiamo per fare. Come le prenderemo separandole dal resto della foto? Usando le maschere di luminanza!

Realizziamo ora la nostra serie di scatti (stacking). Partire dai paramenti di esposizione che avete usato per fare lo scatto medio e salite di 2 stop. Potete salire anche di 3, tanto non vi costa nulla, ma generalmente 2 bastano. Ora fate gli scatti a:

  • + 2
  • + 1 e ½
  • + 1
  • + ½
  • 0 (ossia i valori del vostro “scatto medio”)

poi però proseguite a scendere con l’esposizione di mezzo stop in mezzo stop, fino ad arrivare allo scatto in cui vedete le luci più forti della scena diventare ben esposte. Chi ha sulla fotocamera il rilevamento di sovraesposizione può usare quello; chi non lo ha, si fidi del suo occhio.

 

Ma quali parametri usare per la sequenza?

Fermo restando che tra i vari scatti non potete variare ne gli ISO, perché avreste differenze di grana tra le foto, ne il diaframma perché avreste differenze di profondità di campo e deformazione, l’unica cosa che potete variare sono i tempi. Quindi ISO bassi, diaframma adeguato ma ideale f5,6 o f8 se possibile, e tempo ovviamente non superiore a 30 secondi.

Questo vuol dire che lo scatto medio va al massimo con un tempo di 8 secondi, così che il più luminoso della serie sarà a 30 secondi. Da qui iniziate a scendere verso il basso con tempi sempre più brevi, mezzo stop dopo mezzo stop.

 

I passaggi tecnici: la post produzione

Una volta tornati a casa, scaricate le foto, mettetele in una cartella, rinominatele e apritele con Camera RAW.

I passaggi per lo sviluppo sono:

  • correzione obiettivo
  • riduzione rumore adeguata agli ISO
  • temperatura di colore (io uso “automatico” e poi correggo a mano)
  • una leggera riduzione delle “luci”, parliamo di 10/15, massimo 20 punti

Sviluppate quindi tutti i RAW in TIF (o JPG se volete risparmiare spazio) e caricate poi tutti i file in PS come livelli. Salvate la foto per sicurezza.

NOTA – I livelli – importante – devono essere disposti con il più luminoso in basso e il più scuro in alto, a scalare secondo l’esposizione. Questo è fondamentale.

 

 

Ora disattivate (simbolo occhio) tutti i livelli tranne il basso, ossia il più luminoso, e analizzatelo. Questo fa la differenza tra il vero fotografo e l’esecutore di applicazioni: saper analizzare una fotografia. Sulla foto più esposta della serie andate a vedere la situazione luci: quali aree sono ben esposte, quali troppo chiare, quali bruciate. Non ci dovrebbero essere zone nere o troppo scure. Ma certamente ci saranno ombre, anche profonde. Che però sono reali, e come tali restano.

Il cuore del processo è semplice: su ciascuna foto, partendo dal basso, dobbiamo “coprire” le zone sovraesposte e quelle bruciate mettendoci sopra le corrispondenti zone ben esposte della fotografia subito sopra, che è mezzo STOP più scura. Tutto qui. Facile e chiaro.

E come facciamo? Con le maschere di luminanza! Io uso il pannellino gratuito TK, facile ed essenziale, ma potete usare qualsiasi altro strumento similare.

 

Passaggi della mascheratura

Il procedimento  (da ripetere su ogni livello partendo dal basso) è molto semplice, ma richiede la vostra attenzione fotografica. Qui dovete essere veri fotografi, capaci di “vedere”. Qui vi differenziate dagli “smanettoni” e da quelli che giocano con le cose automatiche, come scattare in manuale o in automatico.

Andate quindi sul livello più basso, ossia la foto più chiara, che è anche l’unico livello attualmente attivo e visibile, e create la maschera di luminanza “luci”. Di solito qui va bene la 2, o anche la 3, a seconda della foto.

 

 

Come principio di scelta dovete verificare visivamente che la maschera appena creata – la quale si presenta come una immagine bianco/nero della foto stessa – sia bianca o grigio chiara nelle zone della foto che risultano sovraesposte o bruciate. Mentre sia nera o grigio scura nelle zone della foto che sono ben esposte.

Già in questa fase, però, potete lavorare la maschera con i “livelli di luminosità” di PS (quelli che si attivano con CRTL + L), magari per chiudere i neri.  Questo intervento ovviamente si può fare anche dopo aver applicato le maschere a ciascuno livello: basta cliccare sulla maschera di quel livello e agire su di essa.

 

 

A questo punto attivate (rendete visibile con il simbolo occhio) il livello che si trova subito sopra al più basso (quello che stavate usando e per il quale avete creato la maschera). Sul livello che avete appena reso visibile applicate la maschera creata.

NOTA – La maschera creata con TK vi appare come icona nella finestra “canali” di PS, oltre che sullo schermo come immagine bianco/nero. Per applicarla al livello, cliccate sull’icona della maschera nella finestra “canali” tenendo premuto il tasto CTRL. Questo attiverà una selezione sulla foto. Ora attivate il livello dove volete applicare la maschera (simbolo occhiolino visibile) e selezionate quel livello come livello di lavoro cliccandoci sopra. A questo punto andate sulla barra sotto la finestra “livelli” e fate click sull’iconcina della maschera.

Questo fa in modo che del livello mezzo STOP più scuro siano visibili solo le aree che nella maschera sono chiare, ossia le aree che nella foto sotto di esso (quella più chiara di tutte) sono sovraesposte o bruciate. Vedrete infatti l’immagine cambiare e diventare più equilibrata.

Questo procedimento infatti è del tipo a “recupero di luci”. Si può gestire anche in maniera inversa, ossia a “recupero di ombre”.

Ripetete questo procedimento per tutti i livelli, fino a quello più in alto, ossia il più scuro, al quale applicherete la maschera creata sul livello sotto. Salvate la foto a ogni passaggio.

NOTA – Di solito, quando arrivate al livello che contiene lo scatto medio, in questo caso, sarebbe il quinto dal basso (+2, +1 e ½, +1, + ½, 0 … ) la maschera di luminanza adatta non è più la 2, o la 3, ma anche la 4, perché da questo livello in poi dovete mascherare solo le luci molto forti.

Arrivati al livello più alto, ossia il più scuro, avete finito. O meglio, quasi. Perché ora viene il bello, ossia la parte artigianale che fa di voi dei veri fotografi.

NOTA – Dopo aver applicato la maschera a un livello, dato che su esso dovete poi creare la maschera successiva, è importante che disattiviate la maschera che avete appena applicato.  Andate sulla maschera appena applicata, cliccate con il tasto destro del mouse e selezionate “disattiva maschera”: l’icona della maschera verrà coperta da una croca rossa che segnala la disattivazione. Solo ora potete cliccare sulla foto e usare il TL panel per cancellare prima le maschere e generare poi la maschera successiva.

 

In questo caso non è stato neppure necessario arrivare fino al livello più scuro. Perchè già a questo punto l’equilibrio era raggiunto.

Iniziate infatti a disattivare i vari livelli, osservando ogni volta come cambia la foto finale, quella che appare sullo schermo. Vi accorgerete di due cose:

  1. non tutti i livelli sono necessari per una immagine perfetta
  2. alcuni livelli vanno bene in una zona ma rendono altre troppo scure o piatte

Il rischio “piattume” infatti è il grosso nemico dell’HDR in generale, ma con questa tecnica lo potete controllare al massimo livello di flessibilità e in maniera davvero semplice perché visiva in tempo reale. Per “piatta” si intende una foto che è andata ben oltre l’equilibratura tra luci e ombre, anche in funzione HDR, ed è diventata una specie di disegno ad acquerelli. Equilibrare è una cosa, spianare è altro. Se vi piace fate pure, però.

 

 

Se vi accorgete che alcuni livelli sono inutili o appiattiscono troppo la foto, disattivateli e contrassegnateli con un colore per distinguerli dagli altri. Non tutti i livelli infatti vengono usati. Se invece vi accorgete che un livello va bene in una zona non dovete far altro che lavorare la maschera.

Lavorare le maschere

La maschera, ricordo, è una immagine bianco/nero. Se col pennello o la selezione lazo (sfumata) rendete nera una zona, questo non permetterà più che la foto cui è applicata sia visibile in quel punto. Basta quindi ritoccare la maschera di un livello, tingendo di nero le zone dove fa danno alla foto complessiva, per risolvere i problemi locali senza eliminare il livello dove invece porta beneficio alla foto.

 

 

Inoltre, potete applicare i livelli di luminosità (il famoso CTRL+L) a ogni singola maschera. E il bello è che con questa tecnica, quando applicate una modifica alla maschera di un livello, vedete l’effetto sull’immagine in tempo reale. Potete, ad esempio, aumentare il contrasto della maschera, con effetti sorprendenti. Altro intervento che potete fare sulla maschera di ciascun livello è modificare la sfumatura della maschera stessa, alleggerendone l’effetto. Se non vi piace un passaggio avete sempre CTRL+Z oppure andate sulla STORIA di PS e tornate indietro. Ricordate piuttosto di salvare spesso la foto.

 

Su questa maschera si è reso nero tutto tranne l’insegna, per far si che questa parte coprisse quella del livello inferiore, troppo chiara.

Fase creativa

Una volta che avete compiuto tutti i passaggi tecnici, quindi:

  • applicato le maschere a tutti i livelli tranne quello più in basso, ossia il più luminoso usato come base
  • esaminato i livelli per disattivare quelli inutili o addirittura dannosi
  • ritoccato localmente le maschere dei livelli che creavano problemi in qualche punto della foto
  • eventualmente modificato una o più maschere in termini di contrasto e luminosità (solo se necessario)

esaminate nel dettaglio la vostra foto per vedere se vi soddisfa davvero in ogni singolo elemento. Ingranditela al 100% e scorretela in ogni direzione. Se ci sono dubbi, intervenite ancora sulle maschere per risolverli. Quando siete finalmente certi che non vi siano “magagne” sulla foto, siete pronti per la parte divertente.

 

La vostra immagine alla fine della lavorazione base, prima dell’intervento creativo

 

Ora potete infatti passare alla fase “creativa”, quella dove divenite davvero degli “artigiani” della post produzione. State infatti per: applicare interventi creativi sulle singole immagini dei livelli usando Camera RAW.

Di che si tratta?

Semplice! Andiamo a modificare uno o più parametri (si fa aprendo Camera RAW dai filtri di PS) su tutte le immagini dei livelli.

A che serve? Ora lo scoprirete!

Ma prima di procedere salvate la vostra immagine con il lavoro fatto fin qui usando un nome specifico, ad esempio io uso nomefile-layers-base.tif

In questo modo conservate il TIF multilivello originale che può sempre servire. Procedete poi lavorando su una ulteriore copia dell’immagine dove applicherete invece i passaggi creativi. In questo caso, sempre come esempio, io uso nomefile-layers-lavorata.tif

Iniziate ora la fase creativa

Si tratta di aprire in Camera RAW (in PS si fa con CRTL+SHIFT+A) tutte le foto di ciascuno dei livelli della vostra immagine (aprite le foto, non le maschere, fate attenzione) per applicare una modifica di un parametro.

Si possono anche applicare modifiche a più parametri, ma si deve fare per passaggi successivi, mai insieme, perchè dovete sempre verificare quali modifiche apporta all’immagine finale la modifica di ciascun parametro. Se ne modificate più di uno insieme non sapete poi quale di essi ha fatto “qualcosa” all’immagine.

NOTA – La modifica si applica identica a tutti i livelli, ma non a quello più basso, il più luminoso che usiamo come base. Quello va lasciato intatto.

La modifica più interessante e che consiglio sempre di applicare è quella di portare la chiarezza della foto a +100.

Fatelo quindi su tutte le foto di tutti i livelli, tranne il più basso (quello base più luminoso). Noterete un bel cambiamento nell’immagine finale.

Ora aprite in Camera RAW il livello base, il più basso e più luminoso che aveta escluso dalla modifica precedente, e aumentate la chiarezza a +40. Verificate il risultato finale sulla vostra immagine. Se non vi soddisfa, riaprite il livello base in Camera RAW e aumentate di nuovo la chiarezza di qualche decina di punti.

Sarete sorpresi dal cambiamento della vostra immagine!

NOTA – Naturalmente potete modificare altri parametri, ma fatelo sempre con lo stesso metodo: prima uguale su tutte le foto di tutti i livelli tranne il base, poi sul base separatamente e solo se lo ritenete necessario.

Due parametri sono interessanti:

  • contrasto (aumentandolo di un valore tra +40 e +60)
  • saturazione (portandola a +50 o +100)

Separate sempre la modifica (con valori uguali) su tutte le foto di tutti i livelli tranne il base e la modifica con valori diversi sulla foto del livello base.

 

  1. L’immagine dopo la lavorazione per maschere e prima dell’intervento creativo.
  2. Chiarezza +100 su tutti i livelli tranne il base
  3. Chiarezza +40 sul livello base
  4. Contrasto +50 su tutti i livelli tranne il base
  5. Contrasto +40 sul livello base
  6. Saturazione +100 su tutti i livelli tranne il base

Una volta finito l’intervento creativo, che determina lo stile della vostra foto, salvate l’immagine TIF multilivello e poi salvatela di nuovo con un nome diverso per poterla poi rendere a livello unico. Io uso nomefile-layers-lavorata.tif per la multilivello e nomefile-flat.tif per quella a livello unico, che è in sostanza l’immagine definitiva.

Ci troveremo quindi con tre file tif:

  • nomefile-layers-base.tif (la multilivello prima dell’intervento creativo)
  • nomefile-layers-lavorata.tif (la multilivello dopo l’intervento creativo)
  • nomefile-flat.tif (immagine finale)

Sull’immagine finale potete ancora applicare modifiche e regolazioni in Camera RAW, ma anche, se necessario una riduzione rumore in Dfine di Nik, ad esempio. Salvate, esportate in JPG, mettete il vostro logo e postate!

Concludo ribadendo che questa non è Bibbia, non è una tecnica da applicare alla lettera, bensì un percorso mentale, un ragionamento che fissa il punto di partenza e di arrivo, e suggerisce passaggi per arrivarci.

Foto esplicative

 

 

 

Riepilogo

Chiudiamo con un breve riepilogo dei punti essenziali di questo metodo.

Il metodo si basa su una serie di scatti successivi con esposizioni diverse. Fissando ISO e diaframma, si varia il tempo. Si espone per il migliore equilibrio tra luci e ombre, e questo tempo di scatto si considera quello “zero”, ossia lo scatto medio. Poi si fanno almeno 4 scatti sovraesposti di + 1/2 stop ciascuno rispetto al medio (anche 5 o 6 volendo sperimentare) e almeno 6 scatti sottoesposti, sempre di – 1/2 stop ciascuno.

Si sviluppano i RAW regolando solo correzione obiettivo, rumore e abbassando le luci. si caricano a livelli in PS mettendo il livello più chiaro in basso e gli altri sopra a scalare fino al più scuro in cima. Questo metodo infatti è a “recupero di luci”, ossia sostituisce le aree bruciate del livello sotto con quelle 1/2 stop più scure del livello sopra, e così via. Si può anche lavorare a “recupero di ombre” invertendo posizione dei livelli e procedimento.

Una volta applicata la specifica maschera a ciascun livello (tranne quello più in basso, ossia il più chiaro, che resta intatto), potete disattivare/attivare i singoli livelli per vedere come influiscono sull’immagine finale, che è quella che vedete. Potete quindi lasciare disattivati alcuni livelli, se vi accorgete che non concorrono o peggiorano il finale. Spesso se ne usano solo alcuni, raramente tutti.

Una volta scelti i livelli necessari, potete modificare le singole maschere, sia con la funzione livelli di luminosità di PS (CRTL + L) sia con il pennello a colore nero.

Una volta finito e ottenuta la foto che vi soddisfa salvate il file come TIF a livelli per sicurezza e procedete con la parte creativa di questo lavoro.

Essa consiste nell’applicare variazioni di parametri (mediante Camera RAW) a tutte le foto di tutti i livelli tranne il livello base e poi al livello base in un secondo passaggio. I parametri che danno maggiori soddisfazioni creative sono certamente la chiarezza, ma anche contrasto e saturazione.

Una volta finita la fase creativa unite i livelli e salvate la foto come TIF a livello unico con un nome diverso dall’altra. Io uso nomefile-flat. A questo punto aprite Camera RAW e rifinite la foto.