Scuola di fotografia: gli elementi dell’inquadratura

Scuola di fotografia: gli elementi dell’inquadratura

Benvenuti in questo tutorial della serie “scuola di fotografia”, dedicata specificamente a chi si sta avvicinando al mondo della fotografia, ma ideale anche per chi già scatta e vuole capire meglio i concetti di base.

In questo tutorial ci occupiamo ancora dell’inquadratura. Dico “ancora” perché lo abbiamo già fatto in uno precedente dedicato a “come costruire l’inquadratura” e che vi consiglio di leggere prima di affrontare questo. E lo facciamo di nuovo in altri tutorial dedicati alle posizioni nell’inquadratura, ai casi da manuale e agli errori più comuni… da evitare.

L’argomento “inquadratura”, infatti, è di fondamentale importanza e di grande impegno in termini di comprensione, e per questo è stato diviso in vari tutorial logicamente collegati tra loro come se fossero i passaggi di un percorso.

Abbiamo detto nel precedente tutorial che l’inquadratura è da considerare come una impalcatura sulla quale si vanno ad assemblare gli elementi della foto. Pensate allo scheletro in cemento armato di un edificio su cui si posa poi tutto il resto.

Abbiamo inoltre introdotto la “griglia” dell’inquadratura, ossia la gabbia che regola le posizioni dei vari elementi nel rettangolo che noi chiamiamo “fotografia”.

 

 

In questo tutorial andiamo a scoprire il “linguaggio visivo”, una vera e propria grammatica che, al pari di quella che regola l’uso dell’italiano, agisce sul cervello tramite la vista.

Gli elementi dell’inquadratura

Nel primo tutorial abbiamo capito come decidere quali elementi vanno inseriti dentro la foto e quali vanno esclusi. Ora dobbiamo capire come gestire

  • dimensione
  • posizione

dei vari elementi scelti per entrare nella nostra foto, e dobbiamo farlo in maniera che “parlino” a chi vede la foto secondo le regole del linguaggio visivo e riescano quindi a trasmettergli il nostro messaggio e le nostre emozioni.

Peso e posizione degli elementi

Come prima cosa fissiamo due concetti relativi ai vari elementi della fotografia, che poi andremo a conoscere da vicino singolarmente. I due concetti, peraltro molto semplici, sono:

  • peso (ossia dimensione)
  • posizione

Il “peso fotografico” di un elemento dell’immagine è semplicemente la sua dimensione relativa riferita all’intera foto. Che significa?

Che se un elemento occupa il 10% della fotografia diciamo che “pesa il 10%”. Se occupa la metà della foto, allora “pesa il 50%”. Sembra una cosa stupida, ma capirete più avanti a cosa serve.

La posizione è semplicemente la posizione dell’oggetto rispetto alla nostra griglia dell’inquadratura.

Tutto qui. Molto semplice, ma tutto molto molto importante.

Soggetto, sfondo e co-soggetto

Affrontiamo ora il primo dei due, il “peso”, e lo facciamo dando un nome ai famosi “elementi” dell’inquadratura di una fotografia:

  • soggetto
  • co-soggetto
  • sfondo

Sono questi gli elementi concettuali dell’immagine e i due fondamentali sono il soggetto e lo sfondo. Esiste la possibilità che vi sia un co-soggetto, ossia un secondo elemento importante, che caratterizza fortemente l’immagine ma non è così importante da essere soggetto. Può esserci o no.

Di sicuro in ciascuna foto abbiamo un soggetto e uno sfondo. In alcuni casi possono diventare tutt’uno. Mi spiego.

 

 

Il gatto, l’albero, la casa, la piazza, la fidanzata sono soggetti. Cosa hai fotografato? L’albero. Ecco, l’albero è ovviamente il soggetto della foto.

Ma quest’albero sarà necessariamente in qualche posto: in un prato, in un parco, un giardino, un bosco. Quindi tutt’attorno avrà qualcosa. Questo “qualcosa” è quello che noi chiamiamo lo sfondo. Ossia il contesto, il “fondale” su cui l’albero si viene a trovare nella foto. Facile capire che se giriamo attorno all’albero facendo varie foto lo sfondo cambia ogni volta, ma l’albero resta lo stesso.

Se fotografiamo la fidanzata al mare, l’insieme di spiaggia-mare-cielo dietro di lei sarà lo sfondo.

Soggetto materiale e soggetto astratto

Ma se il soggetto della foto è il tramonto, ad esempio, cosa accade?

Il tramonto è un concetto astratto, non è un oggetto fisico come l’albero. Il tramonto nella nostra testa non ha una immagine netta, ma piuttosto è una “situazione”: un sole rosso all’orizzonte. Che è però identico all’alba. Ma nel tramonto il sole può anche non esserci: abbiamo nuvole rosse e raggi, o magari solo nuvole rosse all’orizzonte.

Ma se il soggetto è astratto, quindi non è un oggetto definito, dove sta lo sfondo? Semplicemente è tutt’uno con il soggetto. Il tramonto è la foto stessa: soggetto (astratto) e sfondo insieme.

È quella famosa grammatica del linguaggio visivo che comunica alla nostra testa il concetto di tramonto, pur essendo il tramonto un concetto astratto. E come lo fa? Attraverso dei co-soggetti che, mescolati assieme, ci fanno pensare al tramonto. Il sole rosso-arancio, la posizione bassa all’orizzonte, le nuvole rosso-arancio illuminate dal basso… sono tutti elementi che nella nostra testa richiamano il concetto di tramonto. O alba.

Il sole è un co-soggetto. Non è protagonista della foto, ma è fondamentale per creare il concetto di tramonto. Idem le nuvole, altro co-soggetto. Etc. Infatti, la nostra non è una foto del sole, ne di una nuvola, ma di un paesaggio con elementi tali da farci pensare al tramonto. Quindi sole e nuvole sono dei protagonisti importanti della scena (altrimenti non penseremo al tramonto), ma non sono i protagonisti della foto, quindi non sono il soggetto.

 

 

Qui ovviamente entra il gioco il concetto di “peso” detto prima.

Peso fotografico=superficie della foto occupata.

Se nella nostra foto di tramonto il sole occupa il 10, 20, anche 30% della foto è chiaro che è un co-soggetto. Lo stesso vale per ciascuna singola nuvola. Sono tutti co-soggetti che servono a far nascere nella nostra mente il concetto di tramonto.

Ma se il sole occupasse il 50% della foto, o più… che pensereste? La mente inizierebbe a pensare a un “sole al tramonto”, piuttosto che un “tramonto”. Se il sole occupasse il 70% della foto questo concetto sarebbe ovvio: sole al tramonto. O addirittura soltanto “sole”. Il concetto di tramonto svanisce al crescere delle dimensioni del sole. Lo stesso vale per le nuvole: da insieme di nuvole che ci dice “tramonto”, si arriva alla foto di “nuvola”.

 

 

Pensate ora a una foto di un bosco con un fungo. Diamo tre ipotesi con diverse dimensioni, ergo “pesi fotografici”, del fungo.

  • fungo 5% = bosco con fungo (bosco soggetto e fungo co-soggetto)
  • fungo 30% = fungo nel bosco (fungo soggetto e bosco co-soggetto)
  • fungo 70% = macro di fungo (fungo soggetto, bosco sfondo)

Tutto qui.

 

 

L’importanza del co-soggetto

Il co-soggetto è un concetto ignorato praticamente da tutti, in particolare nei corsi di fotografia, ma è invece essenziale per trasmettere i concetti visivi.

Vedere un fungo nel bosco (primo dei tre esempi) ci da un sacco di informazioni mentali su quel bosco, ci evoca ricordi, ci suscita emozioni. Eppure quel fungo è grande solo il 5% della foto.

Pensate ora a una foto che ritrae una distesa di sabbia. La mente fatica a capire cosa sia e non riesce ad andare oltre il concetto di “sabbia”.

Ma se in quella foto si trova una conchiglia, con un peso del 10%, anche 5% (è importante sia chiaramente visibile e distinguibile che si tratta di una conchiglia), ecco che nella nostra mente si associano subito i due elementi nel concetto di “spiaggia”. Quel 5% su un totale di sabbia genera il pensiero di spiaggia-mare.

Se invece vi fosse piccolissima una palma all’orizzonte, con un peso davvero minimo, ecco che il pensiero associa sabbia+palma=deserto. Eppure quella palma è solo un dettaglio minimo.

Se dalla sabbia dovesse spuntare un orologio, anche qui di peso minimo, il nostro pensiero correrebbe subito a qualcosa di drammatico: qualcuno morto nel deserto. E così via. Ma parliamo sempre di una foto composta dal 95% di sola sabbia. È quel 5% di co-soggetto che fa la differenza.

Questo ci fa capire quanto siano importanti i dettagli nelle foto, tanto come co-soggetti inseriti volontariamente per creare significati, quanto (soprattutto) come “elementi di disturbo” dimenticati dentro l’inquadratura.

 

 

Gli elementi di disturbo

I cosiddetti “elementi di disturbo” altro non sono che dei co-soggetti fuorvianti, dannosi. Dei dettagli dimenticati dentro la foto che distolgono il pensiero dell’osservatore dal focalizzare il concetto che vogliamo comunicare, o addirittura lo portano fuori strada. Sono piccoli, ma fanno tanto danno.

Possono essere solo di “disturbo visuale”, ossia piccoli elementi sui quali lo sguardo dell’osservatore perde tempo. Oppure di “disturbo concettuale”, ossia fanno pensare a un concetto diverso da quello che volevamo comunicare. Generalmente sono dei primo tipo, ma quelli del secondo fanno un sacco di danni.

Colleghiamo ora i concetti di soggetto, co-soggetto e sfondo al concetto di “peso fotografico”.

Evidenziare gli elementi della fotografia

Esistono vari modi per far capire all’osservatore che un elemento è il soggetto di una foto. Essi sono:

  • fuoco
  • luce
  • posizione
  • peso

Il soggetto infatti deve essere:

  • correttamente a fuoco e ben nitido
  • illuminato in maniera corretta
  • collocato in una posizione importante (rispetto alla griglia dell’inquadratura)
  • ma soprattutto avere un peso (dimensione) degno di un soggetto

NOTA – queste sono regole generali che ovviamente possono essere modificate ma solo secondo precise idee creative

Come per il soggetto, anche per far identificare all’osservatore il co-soggetto (o i co-soggetti, se sono più di uno) ci sono regole adeguate. E sono sempre riferite a fuoco, luce, posizione e peso.

Il co-soggetto deve infatti essere:

  • illuminato correttamente o leggermente sottoesposto, ma abbastanza da essere ben visibile
  • a fuoco o sfocato, ma comunque distinguibile e identificabile
  • collocato in una posizione di rilievo della griglia, ma non centrale
  • avere un peso che lo renda chiaramente visibile e identificabile nella foto

Insomma, deve essere trattato come un soggetto di serie B, per capirci.

Lo sfondo, infine, non ha particolari esigenze, salvo quella di essere perfettamente al servizio del soggetto e mai rubargli attenzione o leggibilità. Può essere identificabile, ma solo se serve identificarlo, altrimenti anche sfocato o del tutto fuori fuoco (come nei ritratti).

Ecco quindi che diventa chiaro quanto influisca il peso fotografico di un elemento della fotografia sul messaggio che essa trasmette. Quanto detto in questo tutorial serve a farvi capire il secondo dei tre passaggi essenziali che portano all’inquadratura perfetta.

  1. scegliere quali elementi vanno dentro la foto e quali vanno lasciati fuori
  2. decidere quanto debbano essere “grandi” questi elementi e come si rapportano tra loro in relazione a quello che la foto vuole dire all’osservatore
  3. posizionare gli elementi scelti e dimensionati dentro il rettangolo, collocandoli adeguatamente nella griglia dell’inquadratura

Il punto 1 è stato affrontato nel tutorial “costruire l’inquadratura”. Il punto 2 è oggetto di questo tutorial. Il punto 3 viene affrontato nel tutorial “posizionare gli elementi nell’inquadratura”.