Intervista al fotografo Franco Donaggio

Intervista al fotografo Franco Donaggio

fotografo Franco Donaggio

La fotografia secondo Franco Donaggio

D. Quando e come ha scoperto la fotografia?

R. Ho iniziato ad avvicinarmi alla fotografia a 14 anni, curiosando con l’Hasselblad di mio padre. Dopo qualche anno mi venne donata una reflex Canon ed iniziai un lento percorso di conoscenza, fotografando con passione crescente.

D. Qual è stato il suo percorso di crescita e apprendimento dell’arte fotografica?

R. Come dicevo, il mio percorso nella fotografia è iniziato in età giovanile, allora le scuole in Italia erano pochissime e quelle buone si trovavano all’estero. Per questo motivo sono cresciuto da autodidatta.

D. E quali le sue tappe più significative?

R. Il passaggio alla professione nel 1980 e poi la mia ‘conversione’ all’arte circa vent’anni fa.

D. Cosa rappresenta per lei la fotografia in termini emotivi?

R. La mia vita.

D. E pratici?

R. Il mio benessere o malessere mentale, a seconda dell’umore.

D. Fotografa per lavoro o per diletto?

R. Per entrambe le cose.

Maestri e grandi fotografi per Franco Donaggio

D. Ha avuto un vero e proprio “maestro”?

R. No.

D. Chi sono i “grandi” di ogni epoca che ammira di più?

R. Man Ray, Frantisek Drtikol, Weston, Duane Michaels, Jeanloup Sieff , Avedon e molti altri.

fotografo Franco Donaggio

Gli scatti di Franco Donaggio

D. Cosa le piace fotografare?

R. La mia passione.

D. Qual è il suo soggetto preferito?

R. Il mio pensiero.

D. Che tipo di luci preferisce?

R. Non preferisco una tipologia di luci in particolare, creo qualsiasi combinazione di luci che possano dare massimo rilievo estetico/emotivo alla mia idea.

D. Quale nuovo genere di fotografia vorrebbe esplorare?

R. Non solo ciò che vedo, ma anche ciò che penso.

D. Usa tecniche fotografiche speciali, come il macro?

R. Qualsiasi tecnica utile al mio lavoro. Nessuna esclusa.

Franco Donaggio e il fotoritocco

D. La sua opinione sul fotoritocco:

R. Necessario, dal momento che invento mondi personali. Prima del digitale facevo lo stesso con altre tecniche analogiche sia in ripresa che in camera oscura.

D. Quali sono, secondo lei, i limiti etici al fotoritocco?

R. Ne parlerò più avanti.

D. E’ lecito intervenire per migliorare luci e toni di una foto?

R. Non siamo mica in uno stato di polizia! Prima non si faceva in camera oscura?

D. Che software usa per il fotoritocco?

R. Photoshop.

D. Che tipo di interventi fa di solito?

R. Tutti.

fotografo Franco Donaggio

Franco Donaggio: RAW, JPG e TIF

D. In che formato scatta di solito?

R. RAW.

Informazione

D. Legge riviste di fotografia? Se sì, quali?

R. In passato ne leggevo a quintali, ora preferisco le riviste d’arte contemporanea.

D. Consulta siti web di fotografia?

R. Non spesso, ma quando serve.

D. Partecipa a workshop o seminari?

R. Di rado, come relatore.

D. Cosa pensa dei workshop?

R. Né bene né male, dipende tutto da chi insegna e cosa. Qui non si scherza, questo è un mondo pieno di ‘intrallazzoni’ che fanno workshop per sbarcare il lunario, indipendentemente dalla loro reale preparazione e curriculum. Bisogna scegliere bene.

D. Fa parte di un circolo fotografico?

R. No.

D. E di una associazione del settore?

R. In passato.

D. Va a fiere e saloni di fotografia? Se sì, a quali?

R. Sì, quando posso vado a fiere internazionali d’arte come Art Basel, Art Miami, AIPAD show New York, dove spesso espongo come artista.

D. Cosa ne pensa, li trova utili?

R. Certo, fondamentali.

fotografo Franco Donaggio

Mostre

D. Visita mostre di fotografia?

R. Sempre e ovunque posso, ammesso che ne valga la pena.

D. Ha realizzato sue mostre fotografiche? Se sì, dove e quando?

R. Realizzare mostre del mio lavoro è alla base del mio operare. Ho realizzato mostre in tutto il mondo, vi invito a consultare il mio sito web. Le prossime saranno in occasione del Photofestival di Milano: alla galleria Amy D arte spazio via Lovanio 6 Milano, intitolata I Luoghi della Mente con opening giovedì 14 marzo alle ore 18,30, e agli Orti di Leonardo in Via Aristide de Togni, 6-8 Milano, intitolata Silenzi, opening martedì 9 Aprile alle ore 18,30, siete tutti invitati.

Franco Donaggio e la nostalgia della pellicola

D. Lavora ancora in pellicola?

R. Molto di rado.

PRO – Franco Donaggio in studio

D. Dove si trova il suo studio fotografico?

R. A Milano.

Nel 1992 ha ricevuto il premio “Pubblicità Italia” per la fotografia di Still Life. Potrebbe parlarci di quell’esperienza?

Nasceva proprio in quegli anni il mio desiderio di esplorare nuove mete con la fotografia.

Allora lavoravo usando molto il grande formato; due fotocamere a banco ottico Sinar 10×12. Grazie alle risorse che provenivano dalla professione nella fotografia pubblicitaria avevo a disposizione tutta la tecnologia e l’esperienza per fare sperimentazione. Nel tempo disponibile tra le varie commesse di lavoro, iniziai la mia sperimentazione utilizzando dei fogli di carta da fotocopia; fogli sovrapposti, piegati, intagliati, con l’opportuna illuminazione riuscivo a inventare nuovi mondi, a lavorare sulla mia interiorità e a conoscere nel tempo quella parte di me che in penombra aspettava la luce.

Con un’immagine di quella ricerca, venni premiato al concorso per professionisti di Pubblicità Italia nel tema still life. Facevano parte della giuria nomi mitici della fotografia italiana, tra cui: Lanfranco Colombo, Grazia Neri, Giancarlo Iliprandi, Antonio Ria, Aldo ballo ed altri. Quel primo riconoscimento mi diede la spinta per entrare con più fiducia nel mondo della fine art photography.

fotografo Franco Donaggio

E cosa può raccontarci del “Kodak Gold Award” e del progetto da lei presentato “Metaritratti”?

Con Metaritratti iniziai la mia carriera professionale nell’arte.

Questo lavoro mi diede l’opportunità di essere rappresentato dalla ‘Joel Soroka Gallery’ di Aspen e di esporre con il mio lavoro negli eventi d’arte più importanti degli Stati Uniti: Art Miami, AIPAD Show di NewYork, Photo LA di Los Angeles ed altri.

L’ intero lavoro richiese due anni; si trattava di ritratti di amici e conoscenti manipolati direttamente in ripresa grazie ad uno specchio deformante, poi in doppia esposizione con apposite maschere ho aggiunto un fondo realizzato personalmente a carboncino o con composizioni di sagome di carta illuminate per trasparenza. Potevo poi controllare i dettagli con il polaroid bn, per poi procedere allo scatto in pellicola piana bn 10×12 cm.

Il “Kodak Gold Award” arrivò in un momento importante, perché consacrò il mio primo lavoro fine art e mi rassicurò in questo nuovo cammino con inattese opportunità anche in Italia, tra cui molte mostre ed in particolare alla galleria ‘Il Diaframma’ di Lanfranco Colombo a Milano; allora il ‘fulcro’ della fotografia italiana ed internazionale.

Cosa è per lei la fotografia?

La fotografia è uno strumento di comprensione e un modo per fare poesia con un linguaggio universale.

La mia fotografia è un potente mezzo di conoscenza interiore, la sintesi estetica di un concetto che si articola con l’architettura di numerosi scatti. Attraverso questo consueto processo mentale nel mio lavoro, riesco a formare i miei mondi, fatti di silenzi e trascendenza.

Quale è il suo concetto di inquadratura?

Prima facevo l’inquadratura con il vetro smerigliato, ora, per quanto già detto, la faccio con il monitor perché lavoro in prevalenza con il mezzo digitale.

Comunque l’armonia compositiva ovviamente è la stessa, si parla sempre di un’area rettangolare da comporre.

Crede che nella fotografia sia più importante la tecnica o il “cuore”?

Secondo me tecnica e cuore devono convivere insieme nella giusta armonia.

Nell’arte, la tecnica fine a se stessa è conoscenza senza vita, come sarebbe poco condivisibile la creatività pura senza la ‘decodifica’ oggettivante della tecnica.

Secondo lei, una fotografia deve essere “costruita” o deve avvicinarsi il più possibile alla realtà?

Secondo me un’espressione creativa, da qualsiasi media provenga, non ha bisogno di regole, e prima tra queste è proprio la fotografia. Scatto unico o no, per me vive la forza del contenuto, il ‘cosa’ deve prevalere sul ‘come’. Se oggi la fotografia è riconosciuta a certi livelli come arte in tutto il mondo è solo perché essa ha acquisito questa nuova veste di linguaggio libero e aperto.

E’ ovvio che il lavoro del reporter di cronaca implica il rispetto di un codice deontologico sulla verità del fatto senza manipolazioni (anche se abbiamo numerosi casi da mettere in discussione). L’artista fotografo opera spesso al contrario, per lui l’unica realtà esistente è quella del proprio universo personale.

Per finire vorrei porre una domanda: cos’è la realtà?

Siamo convinti di percepire tutti la cosiddetta realtà allo stesso modo?

Abbiamo lo stesso olfatto?

Percezione dei colori?

Provenienza culturale?

Vi lascio riflettere.

Intervista al fotografo Franco Donaggio

Secondo lei, è possibile vivere solo di fotografia?

Vivere di fotografia non è facile ma neppure impossibile, sicuramente in Italia è faticoso, visto il nefasto periodo storico che stiamo vivendo.

Comunque la fotografia sta attraversando dei periodi di profondo cambiamento. La figura generica del fotografo professionista com’era intesa solo trent’anni fa è destinata ad estinguersi, oggi deve essere anche ritoccatore digitale, regista, montatore, in sintesi il professionista deve essere un comunicatore e lo sarà sempre più in futuro.

Il giovane fotografo che ora si affaccia al mercato, per conquistarsi una clientela, deve essere molto preparato e determinato, solo con questi presupposti potrà sconfiggere una sovraffollata realtà di persone che rovinano la categoria, svendendo il loro lavoro a prezzi indegni, scusate se ciò che dico sembra una cronaca di guerra, ma in fondo di questo si tratta.

Nell’arte fotografica o fine art photography non cambia molto, ad eccezione che in quest’ambito la cultura non è solo necessaria ma fondamentale; non puoi riprendere un peperone e non conoscere Weston o la storia della fotografia e l’arte contemporanea.

Info

Commento alle foto allegate

  • a – Serie Metaritratti – titolo: autoritratto informale – anno 1995
  • b – Serie Stazione – titolo: stazione #2 – anno 1996
  • c – Serie Prima del Giorno – titolo: Prima del Giorno #1 – anno 2007
  • d – Serie Prima del Giorno – titolo: Prima del Giorno #13 – anno 2008
  • e – Serie Gli Spazi di Morfeo – titolo Gli Spazi di Morfeo #2 – anno 2012
  • f – Serie Gli Spazi di Morfeo – titolo Gli Spazi di Morfeo #12 – anno 2012

1 commento

  • Quando un’intervista al fotografo Inte Jag?

    Roberto Todde

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